venerdì, Luglio 30

Uno sguardo impietoso su come eravamo (e come siamo) Il Forte di Belvedere a Firenze riapre con due grandi Mostre fotografiche dagli Alinari a Massimo Vitali, le cui immagini di spiagge deserte o affollate, veri grovigli umani, ci fanno da specchio anche oggi. Così il Maestro descrive la propria arte: “Cerco solo di restituire pezzi di storia e di vita”

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Cerco di restituire  pezzi di storia  e di vita, e cerco di fornire elementi molto precisi e apparentemente inutili. A me piace la storia dell’uomo normale. Odio le belle fotografie”.  Così commenta il proprio lavoro Massimo Vitali, uno dei grandi maestri della fotografia, italiano di Como, anglosassone  per esperienza, le cui immagini – sotto il titolo Pienovuoto – condividono la  scena espositiva  nella palazzina del Forte di Belvedere a  Firenze, con le celebri fotografie dei Fratelli Alinari e di  altri 75 fotografi di fama internazionale, dal titolo: Italiae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea”.  A queste due grandi Mostre contenute nella stessa Palazzina del  Forte, è  dunque affidato il compito di  celebrare la ripresa dell’attività espositiva, dopo  il lungo periodo di chiusura per Covid,  in uno dei luoghi   più prestigiosi  e suggestivi di Firenze. Ciò avviene nell’ambito  del progetto Ieri, oggi, domani. Italia autoritratto allo specchio’, promosso dal Comune di Firenze, dal MUS.E e dal Museo del Novecento, con il supporto di  vari enti e la direzione artistica di Sergio Risaliti.  

Ma al di là del percorso espositivo stabilito dagli organizzatori, c’è un percorso emotivo che  sin dalle prime ore di apertura, il pubblico dei visitatori è portato a seguire. E quest’aspetto sembra condurre e  inevitabilmente a sostare, sorpresi e ammirati, davanti alle immagini di grandi dimensioni del Vitali:  sia quelle che mostrano incredibili assembramenti  di gente,  accavallata  fino all’ inverosimile  su varie spiagge italiche,  in un groviglio umano  che di umano ha sempre meno, che  quelle che ritraggono i bagnanti in luoghi isolati in cui  finalmente si può godere del sole, dell’acqua, della natura, della solitudine. Inevitabili i commenti dei visitatori: “ torneremo ad accalcarci sulle nostre spiagge come questi qui?”. “ Siamo davvero noi?”  “ Ma che dici, non hai visto  che già da quasi un mese tutti erano in spiaggia senza mascherina, addossati, appiccicati l’un l’altro, in un metro di sabbia? “ . Immagini che suscitano interrogativi e   inquietudine. Perché  mostrano noi stessi come fossimo davanti ad uno specchio. Le stesse sensazioni si ritrovano nelle riflessioni dello stesso curatore della Mostra  Sergio Risaliti, il quale a proposito di Vitali, afferma: “Massimo Vitali, è in grado di mettere in scena un’Italia secondo punti di vista del tutto peculiari. La sua visione del nostro paese è quella di un teatro universale, ora preso d’assalto ora al contrario rappresentato come spazio di estese misure e solitudini, tra assembramenti e moltitudini di spiagge affollate e discoteche piene all’inverosimile. A fare da contraltare a questo repertorio ecco spazi ancora incontaminati, dove poche presenze testimoniano la forza della natura e il suo dominio fuori della civiltà dei consumi e della tecnologia.” Ma, indagando più attentamente l’opera fotografica dell’autore,  lo stesso curatore aggiunge che: “Il tempo per Vitali è non tanto relativo quanto fuori del tempo. La fotografia non certifica cosa è stato, ma quello che potrebbe essere. Ovvero  un eterno presente. La vita fissata in termini di metafisica, laddove  il reale si trasforma in una messa in scena, in una verità iconica.” Che  altro dire di questo Maestro della fotografia?  Intanto, che è nato a Como nel ’44,  e terminate le scuole superiori si trasferisce a Londra dove studia fotografia al London College of Printing. Nei primi anni Sessanta intraprende la sua carriera come fotogiornalista, collaborando con molti giornali e agenzie italiane ed europee.  E’ il periodo In cui conosce Simon Guttman, il fondatore dell’agenzia Report, un incontro fondamentale per la sua crescita professionale. All’inizio degli anni Ottanta, avendo perso convinzione su alcuni aspetti della fotografia, collabora come direttore della fotografia per cinema e televisione. Nel 1995 da’ inizio alla sua famosa serie dei panorami delle spiagge italiane. Attualmente vive e lavora tra Lucca e Berlino. C’è da aggiungere che  questa Mostra ‘Pienovuoto’  ha il merito di far conoscere al grande pubblico un Maestro della fotografia di straordinaria forza  espressiva, capace di restituire  agli scatti  fotografici  il senso di verità sottaciute o ignorate. E’ dunque attraverso simili operazioni, che il Forte di Belvedere  ritrova  la sua funzione espositiva e divulgativa,  proponendo  – com’è avvenuto in passato – artisti  noti e meno noti all’attenzione del grande pubblico.

Quanto all’altra Mostra, Italiae, a cura di Rita Scartoni e Luca Criscenti, nata da un’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha il pregio di presentare  immagini storiche, tratte dall’Archivio dei Fratelli Alinari insieme a quelle di  75 fotografi – da Gianni Berengo Gardin a Paolo Pellegrin, da Gian Paolo Barbieri, a Ferdinando Scianna, solo per citarne alcuni – che hanno ritratto il Bel Paese secondo le rispettive sensibilità. Sfilano così davanti agli occhi oltre 160 anni di immagini, tra foto d’atelier, pittorialismo, concettualismo, cronaca e ricerca artistica. Un percorso che comincia dalle fotografie dei Fratelli Alinari e da quel vasto mondo che intorno ad essi, in termini di collezioni e archivi rappresentati, si è andato formando per giungere, attraverso i grandi maestri della fotografia del Novecento, fino alle più aggiornate sperimentazioni.La mostra apre con un’opera di Walter Niedermayr e chiude con un toccante scatto di Paolo Pellegrin – spiega la curatrice Rita Scartoni Nel mezzo tanti autori, tutti amatissimi, dai maestri del Novecento  come Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, ai contemporanei Alex Majoli, Olivo Barbieri, Mario Spada, Gabriele Croppi, ad artisti emergenti come Paolo Spigariol.  In questo caleidoscopio di sguardi a fare da legante sono le immagini degli Archivi Alinari. L’Archivio si apre e dialoga con il contemporaneo anche al di fuori di rigide griglie cronologiche, giocando con i formati e il tema della riproduzione e della ‘riproducibilità’, della fotografia, per cogliere attraverso assonanze quell’insieme variegato di incanti, saperi, contraddizioni che fanno dell’Italia un paese speciale.

E’ dunque con questa molteplicità  di sguardi, paesaggi, ricchezze artistiche e sociali, che  Italiae si ri-propone ai visitatori, dopo un periodo durissimo. Questa è  l’unica sede italiana della mostra che, in duplice copia, ha già iniziato un nutrito programma di circuitazione in vari paesi e città (Minsk, San Pietroburgo, Berlino le tappe già confermate) ed extraeuropei.

Concludendo,  si possono fare almeno due considerazioni: la prima, inerente alle Mostre, è la presenza di un artista  di respiro internazionale  come  Massimo Vitali  in un contesto di ritrovata vitalità dell’Archivio Alinari,  cioè a dire della più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia. Fondata a Firenze nel 1852 da tre fratelli visionari – Leopoldo, Giuseppe e Romualdo-   dopo un periodo di grave crisi che si protraeva da anni, l’immenso patrimonio d’archivio, che consta di ben  5 milioni di foto,   rischiava la dispersione, salvato in extremis dalla Regione Toscana,  ha una nuova sede e  la Fondazione sta rilanciando  la propria attività. L’ altro aspetto di particolare importanza, è la restituzione del Forte di Belvedere  alle  funzioni culturali ed espositive che svolgeva ormai da  cinque decenni. Questa fortezza militarerealizzata fra il 1590 e il 1595 dall’architetto Bernardo Buontalenti ( che non si è limitato ad inventare….gelati), su incarico di Ferdinando 1° de’ Medici, costituisce  la più suggestiva terrazza  che si affacci sul panorama di Firenze,  ed è riconosciuta come una delle sedi più interessantia livello internazionale, dei  musei all’aperto. Nell’arco degli ultimi 50 anni,  ha ospitato esposizioni personali di artisti contemporanei:  da Henry Moore (con la storica mostra del 1972) a  Bob Rauchenberg, da Umberto Mastroianni a Giuliano Vangi (scultori)  da Michelangelo Pistoletto a Mimmo Paladino, da Dani Karavan   a Fausto Melotti, fino alle mostre più recenti di Giuseppe Penone e Antony Gormley, Jan Fabre e Eliseo Mattiacci,  dalle installazioni di Mario Merz alle mostre collettive,  passando per la grande e irripetibile Mostra sui Fratelli   Alinari  del 1977. L’ultima, nel 2020 era stata quella sui luoghi dell’arte a Firenze e sul paesaggio toscano di Massimo Sestini. Riaprire il Forte di Belvedere dopo un anno funestato dalla pandemia ci riempie di gioia – dichiara l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi -. Grazie a due nuove mostre fotografiche possiamo tornare a riprenderci uno dei luoghi più cari alla città. Mi piace pensare che proprio da quassù, dal Forte ritrovato, possiamo tornare a guardare al futuro con rinnovato ottimismo”. “Come segnale ulteriore di fiducia – aggiunge Sacchi – abbiamo mantenuto l’ingresso gratuito al Forte: un modo per poter ancora di più essere accoglienti verso cittadini e turisti dopo mesi molto difficili”. Ma il Forte, proprio il 26 e 27 giugno, è tornato ad ospitare anche importanti eventi teatrali, come  la messinscena da parte della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, de “ La Mandragola”  di Nicolò Machiavelli, un classico del Cinquecento, in una edizione che la stessa Compagnia ha avuto modo di rappresentare già nel 2010 in Giappone.  Speriamo ora che il Forte possa tornare ad ospitare, come un tempo,  anche le Rassegne di cinema all’aperto. Le Mostre fotografiche resteranno aperte fino al 10 ottobre 2021.

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