mercoledì, Luglio 28

Renzi, uno così metterà in scacco l’Italia? L’Italia non è in debito con Renzi; l'Italia non gli deve proprio niente, e semmai sono molti gli italiani che sono in credito con Renzi.

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Renzi sta portando il PD al peggior risultato della sua storia ma ogni volta che parla non rinuncia a voler essere il primo ministro di un governo quale che sia. Aspira a esserlo nel caso di un accordo in Parlamento tra FI e PD, e vuole esserlo anche nel caso sorga un governo dove servono i voti del PD per formarlo. Aspira al ruolo di primo ministro mascherando la sua bizzarra ambizione con quanto previsto dallo statuto PD, uno statuto che varrà per il PD ma non certo per il resto d’Italia. Ora, l’Italia non è in debito con Renzi; l’Italia non gli deve proprio niente, e semmai sono molti gli italiani che sono in credito con Renzi. Ma lui continua a voler quell’incarico. Qui siamo di fronte a un vero problema da psicoanalisi, sul quale non possiamo pronunciarci, ma quando il problema presenta ancora un pallido riflesso politico, è d’obbligo dire che l’Italia non può schierare neanche come ministro, figuriamoci come primo ministro, uno che racconta palle.

Quando non racconta palle, fa lo smargiasso: ve lo ricordate quando se ne usciva con “Uh, che paura” riferito a quelli che lo criticavano? O quando “dimenticava” il nome di un suo ministro, Fassina, come fa il classico bullo di paese? Quando non racconta palle o fa lo smargiasso, Renzi parla come uno che ha perso di vista la realtà, quando dichiara che in Lombardia “siamo a un passo dall’impresa”, o quando dice che il PD sarà il primo partito alle elezioni politiche: o è fuori dalla realtà o sta provando a fare il piazzista. E diventa pure patetico quando dice, rivolto alla sua platea, che non sarà perché vi sono antipatiche una o due persone del PD che farete passare Salvini? (A parte il ragionamento politico davvero incomprensibile: tra i votanti del PD può esistere il dubbio se votare Renzi o Salvini? Dunque il PD è proprio diventato un partito di centro-destra, se il suo segretario teme che i voti del suo partito vadano all’altro Matteo, confermando così che Renzi ha portato un partito dalla sinistra al centro-destra…). Per tranquillizzare Renzi: non ci sono uno o due persone del PD antipatiche; se uno dei due è poi lo stesso Renzi, lui non è credibile, c’entra poco l’antipatia. Dovrebbe averlo percepito quando viaggiava per l’Italia col suo treno: erano più i fischi che prendeva a ogni stazione che non i consensi. L’Italia ne ha avuto abbastanza delle sue azioni e, soprattutto, non lo promuove mai tra i politici graditi.

Sul piano politico forse è bene ricordargli che le sue riforme, quelle che andava a sbandierare a destra e a manca, sono state bocciate; che il referendum l’ha perso male e ha agito ancora peggio in almeno due modi: comunicando prima al Paese le sue dimissioni quando doveva farlo innanzitutto al Presidente delle Repubblica, dimostrando in quel momento che Renzi se ne frega delle prassi istituzionali, avendo più a cuore i suoi interessi, quindi l’altro modo, tipico della sua persona, fu di dire che chiudeva con la politica salvo poi iniziare a tramare già il giorno dopo le sue dimissioni per andare al più presto alle elezioni anticipate ed essere ancora il candidato primo ministro. Renzi si è sempre sopravvalutato, anche sul suo ruolo in Europa: solo Renzi si metteva in testa che lui poteva condizionare le scelte europee, ma poi, quando si dovevano prendere le decisioni importanti, l’Italia non c’era. Anzi, in barba a quando diceva che lui parlava alla pari con chi conta in Europa, è riuscito in una sudditanza tutta particolare quando firmò un contratto, il famigerato Triton, che obbligava solo l’Italia alla gestione dei migranti, che era quanto volevano Francia e Germania, Paesi  con i quali Renzi diceva di trattare alla pari. Renzi è poi quello che ha creato conflitti con la sua bestiale “rottamazione”, degna di un somaro più che di un purosangue della politica. E soprattutto parla quando i buoi sono già scappati: la sua campagna elettorale è stata tempestata da frasi del giorno prima ma lui le pronunciava il giorno dopo, quando era già per tutti chiaro che il problema non era più quello.

Ma un motivo in più spiega perché l’Italia non ha bisogno di Renzi, e per nessun motivo lo hanno lasciato solo gli uomini del PD che hanno una storia ancora da giocare. Renzi è seguito dai suoi yes man, quei Lotti e Rosato modesti più che mai. O dalla Picierno, vero enigma della politica.  

Infine, che Renzi sia ormai un danno viene dal suo sponsor ufficiale, Napolitano, il quale permise al toscano di scippare il governo Letta che stava procedendo regolarmente, solo perché quel Renzi aveva bisogno di essere al centro, voleva il potere ma non aveva già allora i numeri, culturali e politici, per condurlo. Napolitano ora lo ha mollato.

Allora, cosa succederà? Che Renzi impedirà un eventuale governo, in grado di dare almeno quella stabilità per andare ad approvare la legge di bilancio in Agosto, legge che se non fosse approvata farebbe scattare l’esercizio provvisorio sull’Italia? Ci sono buone ragioni per credere che Renzi farà il matto pur di avere il ruolo da primo ministro,  fregandosene di ogni conseguenza negativa sul Paese se il suo nome non troverà consensi. Ecco, uno così metterà in scacco l’Italia? Solo allora capiremmo quanto in crisi è il sistema Italia.

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