domenica, Maggio 9

Università 2.0: le telematiche vanno

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Con l’avvento di Internet, la cultura e la società sono cambiati inesorabilmente. Soprattutto nell’ultimo decennio, la cosiddetta disintermediazione ha provocato uno scollamento tra persone, media e Istituzioni: ormai, per pubblicare una notizia o per esprimere il proprio pensiero non abbiamo più bisogno dei media o di altri mezzi di comunicazione: spesso sono sostituiti dai social network che aprono una finestra sul mondo dalla quale esprimere il proprio pensiero. Anche nell’ambito dell’istruzione e delle Università si è verificato un distaccamento del genere.

Grazie alle Università telematiche non c’è più bisogno di seguire le lezioni in presenza, di andare al proprio Ateneo o di sedersi in aula. Basta una connessione e un computer e uno studente, che magari si trova a centinaia di chilometri di distanza da dove il professore impartisce la sua lezione, può tranquillamente seguire il proprio corso di laurea e studiare, senza muoversi di casa. Questo universo sta diventando una realtà e sebbene i numeri ancora non soddisfino pienamente gli impiegati nel settore, il giro di soldi e di importanza cresce giorno dopo giorno. Nel 2004, anno della loro istituzione, gli studenti immatricolati a un’Università telematica erano 1200: fino al 2011 c’è stata un’impennata nelle iscrizioni, raggiungendo quota 6600, per poi calare nettamente a 2400 nel 2013. Il totale degli studenti, comunque, nel 2013, iscritti a questo tipo di Ateneo erano 35mila in tutta Italia.

Oltre alle rette che vengono chieste agli studenti, queste Università beneficiano anche di alcuni finanziamenti pubblici. Ben 72 milioni di euro nel 2014 sono stati dati come contributo a questi Atenei. Questi soldi sono elargiti in base ai risultati conseguiti dalle Università (che comunque vengono valutate dal Ministero), all’ammontare delle tasse universitarie, alle borse di studio e alle possibilità lavorative. Per fare un esempio, solamente la Uninettuno, ha ricevuto 650mila euro nel 2014 e ben 900mila nel 2012, quando gli studenti dell’Ateneo erano 2714. Parliamo di più di 330 euro a studente, che comunque paga una retta che si aggira sui duemila euro all’anno, pagabili in due rate. Ci sono anche degli esoneri nei pagamenti per chi prende una borsa di studio o per «gli studenti con disabilità con riconoscimento di handicap», come si legge dal sito dell’Ateneo, «o con invalidità riconosciuta pari o superiore al 66%: in questi casi si ha diritto all’esonero totale dalle tasse universitarie. Detti studenti, previa presentazione di idonea documentazione, devono versare per l’anno accademico in corso la somma di euro 25,00 quale rimborso spese».

I vantaggi dell’Università telematica sono molti: si può studiare su materiale didattico digitale, senza spendere decine di euro in libri cartacei; inoltre, le lezioni possono essere seguite a qualsiasi orario, permettendo agli studenti di lavorare e apprendere allo stesso tempo; infine, queste Università permettono il sostegno di alcuni tutor, che seguono lo studente passo dopo passo. D’altro canto, però, la mancanza del contatto diretto con professori o con i colleghi universitari può inficiare direttamente sulla qualità dell’apprendimento.

Un decreto ministeriale del 2003 dell’allora Ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, istituiva ufficialmente, e con la stessa valenza di un Ateneo statale, le Università telematiche, che però dovevano essere accreditate presso il Ministero per poter rilasciare titoli accademici. L’apprendimento si basa su lezioni on-line, ma per esami e discussione delle tesi di laurea lo studente deve comunque recarsi in sede, questo per permettere la massima limpidezza e oggettività che giuridicamente equipara un Ateneo telematico con un’Università statale. Nel 2013, il Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, ha firmato la nuova versione del decreto sulla programmazione triennale delle Università, mettendo un freno agli Atenei telematici: «Fissati anche i paletti per l’apertura di nuovi atenei: no a nuove realtà telematiche o statali a meno che non siano frutto della fusione di realtà già esistenti. Mentre la possibilità di aprire atenei privati (non telematici) sarà subordinata ad un rigido controllo da parte del Ministero. Per avere il via libera bisognerà garantire, fra l’altro, l’esistenza di almeno un corso di laurea in lingua straniera e andrà garantita la sostenibilità economica del progetto formativo».

Ad oggi, sono 11 gli Atenei telematici accreditati presso il Ministero dell’Istruzione. Le Università telematiche, inoltre, organizzano borse di studio per il progetto Erasmus, che permette ai ragazzi di studiare un anno e oltre all’estero. Esistono anche alcune Università telematiche europee, soprattutto in Svizzera, che rilasciano titoli accademici approvati dalla Comunità Europea: parliamo sempre di Atenei telematici ma l’equipollenza vera e propria è stata cancellata dall’Italia. Questi titoli sono riconosciuti ma non valgono come una laurea italiana.

Per fare un quadro generale bisogna anche vedere l’aspetto tecnico. In Italia, nelle Università statali, gli studenti se le inventano di tutti i colori per evitare costi esagerati e tagliare sulle spese dei libri e del materiale didattico. Questo non fa che aumentare il numero di fotocopie illegali, che ormai costituiscono una percentuale importante dei libri di testo studiati nelle Università. Questo non fa che danneggiare l’industria del libro e degli editori. Negli Atenei telematici il materiale didattico è fornito direttamente via internet, attraverso slide e dispense.

Per sapere come uno studente vive dall’interno un’Università telematica, abbiamo contattato Stefano, che ha conseguito una laurea presso un Ateneo di questo tipo. Stefano è uno studente lavoratore che ha deciso di fare questo percorso di studi per motivi logistici e di tempo. La sua esperienza è stata positiva: “L’esperienza è del tutto positiva”, afferma lo studente, “e la retta che pagavo non era altissima, intorno ai duemila euro l’anno. Mi sono recato in un Ateneo del genere perché così potevo studiare a casa e seguire le lezioni online, direttamente dal computer di casa”. Le modalità di iscrizione sono molto facili: “Io mi iscrivevo ai corsi che dovevo fare”, continua Stefano, “e mi mandavano le slide, le dispense e le lezioni. Non riesco a ricordare aspetti negativi perché ho trovato sempre massima disponibilità sia online che via telefonica. Quando avevo qualche problema mi è stato subito risolto”.

Gli studenti vengono seguiti costantemente, ma non dai professori: “Con i professori penso sia una cosa voluta non avere rapporti diretti,”, ci spiega l’ormai ex studente, “per questo ci sono i tutor che si occupano di qualsiasi problema e sono a disposizione per tutte le delucidazioni. Soprattutto per chi è lavoratore come me era ottimo questo metodo perché la sera tornavo a casa e mi vedevo le lezioni all’orario che volevo”. Il tema esami è sempre un po’ scottante perché si pensa che nelle Università telematiche siano più semplici: “Gli esami erano difficili”, ci dice Stefano, “e avendo frequentato anche ambiti universitari statali posso dire che se lo studente non sa qualcosa viene bocciato: a me è capitato più volte. Bisogna andarci preparati perché i professori non sono cosi clementi”.

Un mondo poco conosciuto ma che è di aiuto alle migliaia di studenti che lavorano e studiano contemporaneamente: quello delle Università telematiche è un mondo senza colleghi universitari ma con la possibilità di non dedicare la vita esclusivamente alla carriera all’interno dell’Ateneo.

 

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