domenica, Novembre 28

Unioni gay, Strasburgo condanna l'Italia field_506ffb1d3dbe2

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Introdurre il riconoscimento legale per le unioni omosessuali e risarcire con 5 mila euro per danni morali tre coppie che avevano presentato ricorso. La sentenza della Corte di Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, definitiva fra tre mesi salvo rinvio alla Grande Camera per un riesame, condanna l’Italia perché «la protezione legale disponibile attualmente non dà sufficienti certezze». E potrebbe non finire qua, perché ci sono altri quattro ricorsi pendenti di matrimoni contratti all’estero, uno dei quali presenta anche la negazione del ricongiungimento familiare fra un cittadino italiano e il compagno neozelandese. «È un risultato molto positivo che dice che una forma istituzionalmente definita a garanzia va data», commentano i legali di due delle tre coppie, Massimo Clara, Marilisa D’Amico e Cesare Pitea. «La decisione non impone vincoli sullo strumento da individuare, ma uno strumento serve».
«Ho digiunato per spiegare che non avere una legge sulle unioni gay era un grave imbarazzo per l’Italia», dichiara il sottosegretario alle Riforme Costituzionali Ivan Scalfarotto, «la pronuncia di Strasburgo ribadisce che nell’Europa dei diritti umani e civili non c’è spazio per discriminazioni odiose». «È necessario e urgenge giungere a un testo che tenga conto dell’insieme dei diritti umani e sociali che vanno riconosciuti», aggiunge Monica Cirinnà, relatrice del provvedimento sulle unioni civili al Senato. Divisa l’opposizione, MoVimento 5 Stelle e Sinistra, Ecologia e Libertà sono favorevoli, in Forza Italia ci sono aperture da Mara Carfagna, «è arrivato il momento per l’Italia di riconoscere le unioni omoaffettive, non si può più far finta di nulla, le coppie omosessuali sono una realtà già presente». Chiusura dalle altre forze, «penso che le emergenze, per eterosessuali e omosessuali, siano immigrazione, tasse, pensioni, disoccupazione», afferma Matteo Salvini, segretario della Lega, «non sarà un burocrate europeo a decidere il futuro nostro e dei nostri figli».
«Al 21 luglio il numero di sbarchi è in sostanziale equilibrio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: 85361 persone». A rendere noti i dati è il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno nel corso di un’audizione in commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza. «Il trend forse ci consentirà di restare al di sotto della pianificazione nazionale che ci faceva temere di superare le 200 mila persone, invece saranno 170 mila circa». Un primo nodo è la redistribuzione dei migranti e richiedenti asilo a livello regionale, «siamo riusciti a riequilibrare ma non è ancora sufficiente, in Sicilia resta il 18% delle persone, altre regioni hanno fatto sforzi notevoli come la Lombardia e il Veneto. Non sempre è facile, nessuno è in grado di garantire l’ottimo». La soluzione potrà arrivare solo in un «quadro di collaborazione», altrimenti «mi costringi a decidere in solitudine». Ancora poche le adesioni al sistema Sprar, con appena 500 comuni, «bisognerebbe rendere più appetibile la partecipazione, abbassando la quota di cofinanziamento e allentando il patto di stabilità», si spera nella pubblicazione di un bando straordinario per 10 mila posti entro le ferie estive. Quindi sul comportamento dell’Europa, «avremmo auspicato che l’accordo di ieri a Bruxelles riguardasse la redistribuzione di 40 mila migranti senza tante storie. È stato imbarazzante vedere le difficoltà di alcuni Paesi perché parliamo di cifre che spartite sono poca cosa. Hanno prevalso preoccupazioni interne, esigenze di elezioni o qualcosa del genere».
Rinviato l’intervento di Rosario Crocetta, Presidente della regione Sicilia, all’Ars – Assemblea Regionale Siciliana – previsto oggi pomeriggio. L’incontro avverrà giovedì prossimo alle 12. Intanto il legale di Crocetta Vincenzo Lo Re preannuncia un’azione legale contro L’Espresso, reo di aver pubblicato un’intercettazione su Lucia Borsellino che non risulta agli atti della Procura di Palermo, chiedendo 10 milioni di danni. Il settimanale si è difeso additando la secretazione dell’intercettazione, «ma la secretazione è un decreto del Pm, lo stesso che ha smentito l’esistenza dell’intercettazione sia ambientale che telefonica», replica Lo Re. Si allontana l’ipotesi di dimissioni immediate, «non posso farlo su una motivazione inesistente, non sono disponibile a subire all’infinito il martirio». Quindi, prima si faranno «cose importanti per la Sicilia», poi «possiamo valutare con Parlamento e maggioranza un percorso per una chiusura anticipata della legislatura», è il programma di Crocetta, che vede in un mese le tempistiche adeguate. In attesa di mosse concrete, precari, forestali, disoccupati si sono radunati davanti Palazzo d’Orleans, sede della presidenza, per esprimere il disagio di fronte all’impasse che si è venuta a creare.
E l’ex assessore alla Sanità Lucia Borsellino torna sulle sue dimissioni, «per oppormi a quel coacervo di interessi che c’è dietro alla sanità era necessario un solido fronte comune che nei fatti non c’è stato. Fin dal primo giorno ho avuto ben chiaro che nei miei confronti c’era un clima di ostilità e diffidenza», mentre Crocetta, sostiene, «taceva quello che accadeva alle mie spalle e ha minimizzato l’arresto di Tutino», il medico personale di Crocetta accusato di aver pronunciato la frase incriminata sul far fuori la Borsellino. Per il futuro nessuna candidatura alla Regione, «la mia esperienza politica si chiude qui».
Problemi anche per il Governatore della Lombardia Roberto Maroni, rinviato a giudizio per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita per presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo per due ex dipendenti. A processo, che inizierà con l’udienza preliminare il 30 settembre, anche altri cinque soggetti, tra cui Expo 2015 Spa, coinvolta in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, il dg Christian Malangone, il segretario generale della Regione Andrea Gibelli, l’ex collaboratrice di Maroni al ministero dell’Interno Mara Carluccio e il capo di segreteria del governatore, Giacomo Ciriello. A Maroni è contestata una presunta raccomandazione per far ottenere a Maria Grazia Paturzo un contratto da temporary manager in Expo e un viaggio a Tokyo per il World Expo Tour, con la delegazione lombarda. In più l’accusa si aver turbato la gare per l’assegnazione di un contratto di collaborazione con l’ente di ricerca Eupolis, favorendo la Carluccio con un bando ad hoc.
«Il Pm Eugenio Fusco ha chiesto il mio rinvio a giudizio. Me lo aspettavo e sono tranquillissimo, si tratta di accuse ridicole, destituite di ogni fondamento o rilevanza, formulate da un magistrato mosso da evidente pregiudizio politico e incattivito dal clamoroso flop delle sue precedenti inchieste su Lega e Finmeccanica». «È stata un’indagine dispendiosa ed eccessivamente sovralimentata per un’ipotesi di reato così lieve, che non ha prodotto un solo euro di danno alla Regione e alle casse pubbliche», aggiunge l’avvocato di Maroni Domenico Aiello, «abbiamo evidenziato e corretto gravi errori e falsità riportati nelle varie versioni del capo di imputazione».
«Bisogna stare attenti alla demagogia, perché è il cancro di questo Paese». Pier Luigi Bersani non usa mezzi termini per commentare la promessa del Premier Matteo Renzi di tagli alle tasse e abolizione dell’imposta sulla prima casa. «Questo Paese  non spicca in Europa per il livello di spesa pubblica, che pur pessima è nella media. È l’evasione fiscale che è nettamente superiore. Non risolveremo nulla se non faremo in modo di far capire ad alcuni ceti disabituati che le tasse si pagano. E così si abbassa davvero la pressione fiscale. Io non ci starei a dare botte alla sanità e alla scuola e lasciar correre sull’evasione. Perché non è di centrosinistra, questo». In difesa di Renzi interviene Marina Sereni, vicepresidente della Camera, «dire che la riduzione delle tasse sia di destra è ridicolo, dire che la tassazione sulla prima casa non sia un nodo rilevante per tante famiglie significa non avere contatti con il Paese reale».
Iniziata al Senato la discussione sulla riforma della Rai, con l’opposizione, Lega e MoVimento 5 Stelle su tutti, che ha presentato oltre 1500 emendamenti. Se si riuscirà a chiudere oggi, domani si terrà il voto sugli emendamenti proposti. Forza Italia si dice propensa al voto contrario, ma solo se non cambieranno i rapporti fra Consiglio d’Amministrazione e Amministratore Delegato, per evitare la sottomissione dell’azienda pubblica al Governo. «Il nostro non è un atteggiamento ostruzionistico ma entra nel merito», spiega Maurizio Gasparri, soddisfatto nel vedere come l’impianto della legge vigente, da lui firmata, resti sostanzialmente «invariato».
Alla Camera si procede invece con la riorganizzazione delle commissioni parlamentari di metà legislatura. Saltano tutte le presidenze di Forza Italia, esito della fine del patto del Nazareno. Fuori dai giochi anche i pentastellati, che perdono le vicepresidenze tranne la Giustizia con Alfonso Bonafede. «Era già tutto scritto, se vuoi condurre una trattativa vera usi altri toni», lamenta il gruppo forzista dopo la riunione convocata dal capogruppo Renato Brunetta, cui hanno partecipato appena una trentina di deputati con un’altissima astensione.
Sempre a Montecitorio Flavio Tosi e i sei parlamentari ex leghisti che lo hanno seguito hanno presentato il nuovo soggetto politico, il movimento “Fare”, che mira alla creazione di una lista civica nazionale aperta agli amministratori locali. L’area di appartenenza è il centrodestra, ma per ora, nonostante le offerte, si resta nel Gruppo Misto. La disponibilità a valutare ed eventualmente condividere le riforme c’è, «nell’interesse del Paese», poi il movimento costituirà un’alternativa a Renzi, «con una posizione libera e autonoma. Ovviamente non pretendiamo di essere soli perché le cose si costruiscono insieme». Anche una frecciata alle posizioni di Matteo Salvini, «l’uscita dall’euro nel breve periodo porta voti, ma le bugie hanno le gambe corte e basta vedere quello che è accaduto in Grecia».

 

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