giovedì, Maggio 13

Unioni civili, vince comunque Renzi

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Vada a finire come vada a finire, in ogni caso vince Renzi. Matteo si è messo in una situazione che gli anglosassoni chiamano di ‘win-win’ nella questione della Legge sulle Unioni Civili attualmente in discussione al Senato. Di base, e letteralmente, significherebbe la presenza di soli vincitori in una data situazione, quindi un evento che non scontenti o danneggi nessuno dei soggetti coinvolti. Un gioco ‘vincente-vincente’ ha struttura e regole per cui non esistono vinti, ma tutti i giocatori vincono, e se applicato ad una riforma considera un esito per cui non si provochi malcontento in nessuna componente sociale coinvolta. Non è questo certo il caso, e quindi bisogna andare ad una più radicale interpretazione: c’è un soggetto, centrale, che comunque vadano le cose ne trae vantaggio. Lui, appunto, quello per cui rimanendo allo slogan del più nostrano Piero Chiambretti «comunque vada sarà un successo».

Perché sia che faccia sponda con il Movimento Cinque Stelle o che, come ormai deciso, si ‘butti’ sugli alleati di governo del Nuovo Centro Destra, in ogni caso si intesterà la vittoria. «La soluzione parlamentare andrebbe a lungo, troppo a lungo, con il rischio che gli emendamenti facciano riaprire il discorso alla Camera e poi di nuovo al Senato» ha detto lo stesso Renzi all’assemblea dei Senatori del suo partito. «La ragionevolezza vuole che intervenga direttamente il Governo: è l’unico modo per avere una legge sulle unioni civili». Se poi qualche alleato di governo non sosterrà la fiducia, che potrebbe votarsi questo stesso Giovedì, pazienza. Per quanto riguarda l’altro grande attore della vicenda, il M5S appunto, al momento e probabilmente in prospettiva si è messo in una situazione che potremmo specularmente definire ‘lose-lose’. Comunque vada sarà sconfitto. Ché se sostituito avrà in carico la ‘riduzione’ peggiorativa del provvedimento, in ben meno probabile caso contrario il Presidente del Consiglio avrà buon gioco a sostenere che i ‘ragazzi di Grillo’ siano stati ridotto a più miti consigli proprio da lui. A loro volta quindi replicano: «Renzi sta camuffando i propri problemi interni con la scusa del nostro Movimento».

Vero: Partito Democratico spaccato, rischi nei voti, e quindi ricorso al ‘nemico esterno’ come utile foglia di fico. Ma l’essersi confinati in un angolo da parte dei grillini per mancanza di linearità di comportamento lascia all’avversario tutte le carte da giocare. E troppo tardi arriva anche la decisione del Presidente del Senato di non accettare gli ‘emendamenti canguro’. «Sul maxiemendamento con fiducia possiamo approvare la legge al Senato in massimo una settimana, e due mesi alla Camera» aggiunge Renzi. Nel testo che il governo dovrebbe presentare e sul quale potrebbe mettere la fiducia, non ci sarà quindi la ‘stepchild adoption’: l’articolato base di Monica Cirinnà sarebbe corretto con gli emendamenti Lumia e con il già precedentemente raggiunto accordo interno, stralciando l’articolo 5 che riguarda l’adozione del figlio del partner.

Intanto, nella quasi indifferenza, arriva Martedì 23 Febbraio alla Camera dei Deputati la Legge sul Conflitto di interessi. La Commissione Affari costituzionali a Montecitorio aveva ‘passato’ il provvedimento lo scorso 18 Febbraio con il parere contrario di Forza Italia e M5Stelle. Troppo restrittiva per gli uni, troppo permissiva per gli altri. Questi ultimi segnalano in particolare come i soggetti interessati dal provvedimento, cioè chi ha incarichi di governo nazionale regionale, siano lasciati troppo ‘liberi’. E definiscono pericolosa la nomina dei componenti dell’Antitrust da parte del Parlamento. Mentre i parlamentari del Movimento condividevano quasi integralmente la Bozza iniziale di Francesco Sanna del PD, ritengono che le modifiche poi introdotte la rendano simile, forse addirittura peggiore, a quella varata nel 2004 dal Governo Berlusconi a firma dell’allora Ministro Franco Frattini. Insomma, nel suo complesso, una dinamica molto simile a quella del provvedimento sulle Unioni civili.

 

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