venerdì, Maggio 14

Unioni Civili: Stepchild adoption, che vuol dire? field_506ffbaa4a8d4

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Il Ddl Cirinnà sulle Unioni civili continua ad essere motivo di forte tensioni tra i parlamentari. Unioni sì, Unioni no, il balletto continua e adesso è concentrato sulla ‘stepchild adoption’, o meglio l’adozione co-parentale. Questo istituto giuridico esiste dal 1983 nel nostro ordinamento, ma naturalmente ha riguardato solo le coppie eterosessuali, fino a questo momento. La legge 184/1983 permette l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico, solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14). Fino al 2007 era ammessa solo per le coppie sposate, poi a seguito di due sentenze (Milano prima, Firenze poi)  questa facoltà è stata estesa anche ai conviventi eterosessuali, «ritenendo, in quei due casi, che fosse interesse del minore che al rapporto affettivo fattuale corrispondesse anche un rapporto giuridico, consistente in diritti ma, soprattutto,doveri».

Allora perché tanta agitazione? Stiamo parlando dell’adozione co-parentale, ossia l’adozione del figlio del proprio coniuge, oltretutto non è una novità ma è prevista nel nostro ordinamento dal 1983″, ci spiega Marco Gattuso, giudice del Tribunale di Bologna e promotore de l’appello “Unioni gay: i bambini, innanzitutto”. A prescindere dal testo in discussione in Parlamento (Ddl Cirinnà), la giurisprudenza si è già mossa in questo senso. L’adozione co-parentale è stata applicata anche alle coppie dello stesso sesso, negli ultimi anni, da parte del Tribunale dei minori di Roma, dalla Corte di Appello di Roma, la Corte di Milano ha richiamato questo orientamento condividendolo, la Corte di Torino ha disposto la trascrizione del certificato di nascita con due mamme. La giurisprudenza è vincolata al principio di non discriminazione, che è previsto dal nostro ordinamento e dalla nostra Costituzione, ma deriva anche da norme di livello europeo, e di fatto sono vincolanti. Noi giudici dobbiamo applicare i Trattati, dove esiste il principio di non discriminazione, e quando parliamo di minori è particolarmente importante”.

Non si può ignorare, come è stato fatto fino ad ora, il fatto che in molte coppie omosessuali sono presenti dei minori, e non possono non essere tutelati. Anche la stessa Monica Cirinnà ha dichiarato che si «estende la responsabilità genitoriale sul figlio del partner, che il secondo genitore assume proprio a tutela del bambino con cui vive in famiglia. Il genitore adottante assume responsabilità di natura economica e giuridica (anche asso ereditario)». Questo impianto «regge anche in caso di divorzio o separazione. La tutela del bambino è per sempre».

“La giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani ha vietato le discriminazioni tra le coppie eterosessuali e omosessuali, stigmatizzando tutte le disparità di trattamento”, continua Marco Gattuso, ma sino ad oggi ha tollerato due differenze: la prima riguarda l’uso del nome dell’istituto giuridico. E’ legittimo per un Paese non aprire il matrimonio. Non c’è un’imposizione da parte delle corti europee che venga aperto necessariamente il matrimonio, è possibile per un Paese creare un istituto giuridico equivalente che non abbia il nome di ‘matrimonio’. La seconda possibile distinzione è proprio rispetto all’adozione. E’ possibile che un Paese che non apra l’adozione congiunta, quella tradizionale, alle coppie dello stesso sesso. Ecco perché non è corretto dire che dall’adozione co-parentale si arrivi necessariamente all’adozione congiunta. Prendiamo il caso tedesco. Il testo di legge italiano è ispirato al modello tedesco, in Germania la legge esiste dal 2001 e continua a chiamarsi Eingetragene Lebenspartnerschaft e non matrimonio, e continua a non essere aperta all’adozione congiunta”.

Del resto “il fatto che si debba essere spostati e che il matrimonio possa essere escluso per le coppie dello stesso sesso al momento è tollerato dalla Corte di Strasburgo. La Corte sostiene che fino a quando non ci sarà una maggioranza di Pesi europei che riconoscono il matrimonio per le coppie omosessuale (e quindi anche l’adozione congiunta) questi non sono obbligati a comprendere matrimonio e unioni civili sotto la stessa forma. Rispetto  a cinque anni fa la situazione è completamente mutata: all’epoca c’erano solo l’Olanda e la Spagna, adesso si sono aggiunte Inghilterra, Francia, Norvegia, Svezia, Danimarca e così via, per non parlare degli Stati Uniti. Per il momento la giurisprudenza dice che è necessario tutelare le famiglie composte da persone dello stesso sesso, non è indispensabile che si apra il matrimonio e si dia l’adozione congiunta”.

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