domenica, Giugno 13

Unioni Civili: sì con 'pasticci'

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«È un giorno di festa per tanti, oggi. Per chi si sente finalmente riconosciuto.
Per chi vede dopo anni che gli vengono restituiti diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi Per chi stanotte ha fatto fatica a prendere sonno, per chi da giorni ci scrive chiedendo dove festeggiare, per chi semplicemente non sta più nella pelle. È un giorno di festa per tanti, oggi. In queste ore decisive tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclamaScriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo. Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti. Lo facciamo con umiltà e coraggio. Ma lo facciamo adesso perché in Italia non è più possibile continuare a rinviare tutto» scrive così sul suo profilo ufficiale di Facebook il Premier Matteo Renzi subito dopo il via libera definitivo alla Camera al decreto Cirinnà, con con 369 voti a favore, 193 contrari e 2 astenuti, ricordano l’attivista ed ex vicecapogruppo Pd al consiglio regionale toscano Alessia Ballini, morta a 41 anni in seguito ad un tumore, che si era battuta in prima persona per il riconoscimento dei diritti civili e contro l’omofonia. Ma c’è chi contesta aspramente il governo per aver posto la fiducia sul ddl considerandola una forzatura e non necessaria al passaggio della legge, come Sinistra Italiana che tramite l’Onorevole Nicola Frantoianni fa sapere: «Noi oggi non daremo la fiducia a questo governo, perché non se la merita. Un governo che peraltro non ha la fiducia degli italiani. Tuttavia diremo sì alla legge sulle unioni civili perché in questo Paese ci sono persone, storie, vite, affetti che da troppo tempo aspettano di vedere riconosciuti i loro diritti». Dall’altra parte c’è chi come Matteo Salvini coglie la palla al balzo per riportare in ballo le dichiarazioni rilasciate ieri al forum di ‘ANSA‘ da Alfio Marchini, affermando: «A me interessa che il Parlamento si occupi di altro. Hanno già perso troppo tempo sulle unioni gay, le adozioni gay e quant’altro. I sindaco della Lega applicano la legge finché la legge è ritenuta equa. E se la legge non è ritenuta tale, l’obiezione di coscienza è assolutamente una possibilità in campo. Detto questo, i problemi di Roma sono ben altri che non le unioni civili: Roma è una città abbandonata, derubata e disastrata. Io conto che con Giorgia Meloni qualche passo in avanti si farà». Torna sul punto anche il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che già ieri, rivolgendosi al candidato berlusconiano per il Campidoglio, aveva detto: «Ogni sindaco è chiamato ad applicare la legge, se il Parlamento domani deciderà di approvare la legge sulle unioni civili, mi auguro che i sindaci, primi cittadini, diano il buon esempio e rispettino la legge». A riportare l’attenzione sul ‘nodo gordiano’ rappresentato dalla fiducia ci pensa Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, che da Twitter tuona: «Ala vota fiducia a governo. @matteorenzi salga a Colle, spieghi a Mattarella mutati assetti maggioranza e poi chieda nuova fiducia a Camere». Dello stesso avviso anche la candidata a sindaco di Roma Giorgia Meloni che afferma: «A Montecitorio per votare no alla legge sulle unioni civili di Renzi. Porre la questione di fiducia su temi delicati come questo rappresenta l’ennesimo abuso di parte di un governo arrogante, che senza aver ricevuto alcun mandato popolare usa le istituzioni a suo piacimento». Intanto diversi gruppi legati al Family Day stanno raccogliendo le firme per presentare un referendum abrogativo e dal Vaticano interviene il segretario monsignor Nunzio Galantino che commenta duramente: «Il voto di fiducia è una sconfitta per tutti». A ‘Repubblica‘ Massimo Gandolfini, portavoce del comitato ‘Difendiamo i nostri figli’ ha rincarato la dose: «Renzi va fermato, a ottobre bisogna dire no al referendum costituzionale. Il ddl Cirinnà è una legge anticostituzionale, con un iter profondamente offensivo dei regolamenti e della Costituzione. Il percorso in Parlamento? Un vero atto di inciviltà democratica e arroganza politica». A lui ed alla Cei ha risposto il Ministro di Grazia e Giustizia Andrea OrlandoHo rispetto per la Cei ma ritengo quella scelta necessaria e anche un po’ tardiva rispetto a ciò che si è sviluppato nel tempo nella società e a diritti che da troppo tempo chiedono un riconoscimento».

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