martedì, Settembre 21

Unioni civili: l'ora degli invadenti e dei sofisti

0

Si muniscano di pazienza i Lettori. Fino a quando non sarà esaurito l’iter della legge Cirinnà, sarà difficile distogliere l’attenzione da quanto accade in Senato, considerato che in gioco non c’è soltanto l’approvazione di un provvedimento di civiltà, ma anche l’affermazione di un principio fondamentale, ossia che il nostro, pure con tutti i suoi limiti, è un Paese libero, laico e democratico, che non necessita di tutori, i quali farebbero meglio a occuparsi di casa propria, dove c’è tanto, ma davvero tanto, da sistemare. Per essere ancora più chiari, siamo già abbastanza ciechi per avere voglia di affidarci ad altre guide cieche, quindi se proprio dobbiamo romperci il naso preferiamo farlo per conto nostro.

Nei giorni in cui il Papa è in giro per il mondo a proclamare il Vangelo, i topi italiani si agitano nei loro scantinati, così l’ineffabile cardinale Angelo Bagnasco, ignaro della breccia di Porta Pia e forse ispirato da qualche immortale predecessore, si è infilato in una delle 18 buche della sua personale via crucis. Francesco viaggia nello spazio e nello spirito, il Presidente della Cei nel tempo, a ritroso però.

Ma intorno a noi tutto si muove, e se il Cardinale, con insospettabile accanimento, cammina spedito all’incontrario, verso secoli remoti, alcuni nostri contemporanei, tra i quali dei notevoli cervelli italiani, ci ricordano che i progressi dell’umanità avvengono quando si usa il genio dell’intelligenza e non quando si specula sulle paure e sulle incertezze dell’uomo. L’inseguimento alle onde gravitazionali durava da un secolo, da quando il padre della Relatività le aveva predette. Lui non poteva rilevarle, mancavano gli strumenti, ma gli spetterebbe un altro Nobel, stavolta postumo. Il primo, come gli appassionati di Fisica sanno, non gli fu assegnato per la Teoria della Relatività bensì per la scoperta dell’effetto fotoelettrico. Anche Peter Higgs, come Albert Einstein, aveva predetto qualcosa che non poteva dimostrare con gli strumenti a sua disposizione. Quando l’equipe guidata a Ginevra dalla nostra Fabiola Gianotti, fotografò l’ormai celebre bosone, allo scienziato britannico fu assegnato il premio Nobel. Due situazioni analoghe.

Ora, comunque, i cacciatori e la lepre si sono incontrati, mostrando al mondo, ancora una volta, che la vera gloria di Dio, se mai c’è un dio, sono gli uomini che si mettono in gioco, come insegna la strepitosa parabola dei Talenti, non certo quelli che amano la fissità perché terrorizzati dalla paura di smarrirsi in un mondo tanto vasto e vario. Costoro, timorosi di rimanere indietro a ogni cambiamento, cercano di fermare il mondo, senza rendersi conto che esso non ascolterà e loro diverranno sempre più come puntini sullo sfondo, in compagnia del peggio della nostra classe politica e della parte più involuta della Chiesa cattolica.

Sbaglia chi pensa che il risentimento indirizzato alle posizioni talebane presenti nella Chiesa stessa nasconda un tentativo di aggressione al sentimento religioso, perché le persone che trovano intollerabile il fanatismo provano invece ammirazione sincera nei confronti di papa Francesco.

Qualcuno si lamenta dello sbilanciamento dei mezzi d’informazione verso la causa delle unioni civili, parliamo di un noto opinionista della carta stampata che, con un ragionamento formalmente ineccepibile, mette sullo stesso piano le ragioni dei pro e dei contro, ma sembra sfuggirgli che il dibattito in corso non è asimmetrico solo perché carente di par condicio, bensì per un’altra grave ragione, sotto gli occhi di tutti. Una delle parti chiede il riconoscimento di un diritto, oramai diffuso in tutta Europa e non solo, mentre l’altra (quella religiosa!) accampa una pretesa intollerabile, cercando di imporre all’altra regole e confini nel comportamento affettivo e sociale. Non solo, per raggiungere il proprio obiettivo questo secondo schieramento è disposto a tutto, in particolare a mentire, gettando nella mischia argomenti da caccia alle streghe, come il disfacimento della famiglia tradizionale (che se finirà lo dovrà solo ai limiti dei suoi interpreti) o l’utero in affitto, che la legge in discussione semplicemente non prevede.

Ora, quando si invocano i diritti per una delle parti, come fa l’opinionista in questione, occorrerebbe domandarsi in che modo la medesima sta giocandosi la partita, a cominciare dalle sfacciate pressioni che la Cei mette in atto sui soggetti, politici e non politici, coinvolti a qualche titolo.

La richiesta del Cardinale Bagnasco, volta a ottenere il voto segreto su alcuni passaggi della legge Cirinnà, ci ricorda che i soggetti religiosi faticano a rispettare la laicità dello Stato, ad accettare di essere solo una parte del tutto, com’è giusto che sia, un sottoinsieme che diventa numericamente sempre più modesto e che, almeno in Italia, non fa più presa sulle persone, allontanandone a frotte. Non è dunque la cultura progressista a non rispettare il sentimento religioso, non sono i ‘modernisti’ ad avere reso ridicole e patetiche le retroguardie della Chiesa, in piedi, sottomesse o in ginocchio che siano. Ognuno, mai come in questo ambito, è padrone del proprio destino, soprattutto se pretende che nel XXI secolo si ragioni come quando si andava con la carrozza a cavalli e si beveva l’Idrolitina.

Una donna, credente, reduce da una pesante separazione, non lascia spazio alla poesia: «A chi spera di diventare padre mediante scelte sessuali alternative, per esprimere il proprio amore di genitore, si contrappongono padri diventati tali secondo natura, ma che neppure si rendono conto di avere dei figli. La conseguenza peggiore è che spesso, anche a distanza, riescono a lasciare un’impronta negativa nelle loro creature. Che tristezza e che amarezza. Ben venga, allora, chi vuole amare solo per il piacere di farlo. Il piacere di donarsi».

Utilizzare sofismi furbetti per negare l’evidenza, fare finta di non capire che un nutrito gruppo di individui vuole sottrarre dei diritti ad altri individui in nome di un principio religioso, non solo non fa bene alla verità ma ci fa pensare che sulla laicità non è solo la parte destra della Chiesa a essere in ritardo. Infine, a proposito della parola negata, basterebbe ascoltare contenuto e forma negli interventi dei paladini della famiglia tradizionale, in Senato e fuori, per concludere che forse se stanno zitti è un bene, soprattutto per loro e per la loro causa.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->