sabato, Aprile 17

Unioni civili: la maggioranza c’è field_506ffbaa4a8d4

0

Due milioni…Bum! Cala Trinchetto, come dice la voce fuori campo al personaggio di un antico Carosello, al termine del racconto di fantastiche e mirabolanti avventure. Per quel che riguarda il Family Day celebrato sabato scorso contro testo di legge Cirinnà sulle cosiddette ‘coppie civili’, le cifre fornite si contraddicono; comunque quel due milioni confligge con le leggi della fisica. Per quanto grande sia, al Circo Massimo due milioni proprio non ci stanno, neppure uno sopra l’altro. Ma quand’anche fossero, non è sui numeri che si valuta la bontà di una legge; e non saranno uno, due o tre milioni a impedire che sia varata. La sua approvazione o meno dipende da altro. Il Vaticano, per esempio: alcune curie, sì, e alcuni alti prelati, molte parrocchie e associazioni cattoliche si sono mobilitate; ma nel complesso l’atteggiamento d’oltretevere è prudente, in linea con la posizione assunta da Papa Francesco: al quale non si può certo chiedere di benedire il matrimonio tra due gay, ma che non si sogna di scomunicarli. Il Family Day, semmai, è strumento che servirà mandarsi ‘segnali’, consolidare posizioni, ‘pesare’ nei delicati e felpati giochi d’equilibrismo delle varie fazioni che si fronteggiano in Vaticano.

Con buona pace dei cattolici del PD e del variegato mondo del centro destra che si è subito mobilitato sulle posizioni che un tempo erano di Camillo Ruini e Tarcisio Bertone, il Presidente del Consiglio non ha molto da temere dal soglio che fu di San Pietro.
Quel ‘popolo’ che si è ritrovato nel NO alla legge Cirinnà peserà alle prossime consultazioni elettorali? In parte, forse. Perché la maggioranza di quel ‘popolo’ già da prima votava altro dal PD e non dava la sua fiducia a Matteo Renzi. Dunque è molto improbabile che Renzi, in materia di unioni civili, recederà dalla posizione che ha già assunto. Non per caso ha affidato la questione alla negoziatrice per eccellenza, Maria Elena Boschi; che in più interviste di mesi fa ha detto chiaramente qual è il suo orientamento, come intende muoversi. Ci potranno essere marginali modifiche, ma l’impianto complessivo non verrà toccato. Questo per dire che il problema più che di palazzo Chigi è dell’opposizione, e della componente cattolica del PD: sono loro a essersi infilati in una sorta di cul de sac, da cui devono trovare il modo di uscire. Potranno fare una battaglia nominalistica, propaganda che lascia il tempo che trova. Per paradossale che possa sembrare la muscolare prova di forza del Family Day si traduce in una sostanziale ammissione di impotenza.

La soddisfazione espressa dagli organizzatori della manifestazione è di respiro corto; e neppure si deve temere un’insorgenza di intolleranza e omofobia. Al Circo Massimo, semplicemente, si sono viste mobilitate e schierate componenti minoritarie della società italiana animate da sentimenti religiosi tradizionali. Rispettabili, per carità; e da rispettare. Ma il nostro Paese ha visto ben altro e di peggio. Chi ha i capelli grigi ricorderà il clima di una quarantina d’anni fa, quando per cancellare una rigida legge sul divorzio, il Segretario della Democrazia Cristiana, Amintore Fanfani, scorrazzava per l’Italia, profetando le mogli sarebbero fuggite di casa, in caso di conferma della legge, con le donne di servizio. Quella sì che era un’Italia omofobica.
Qualcuno, piuttosto, cercherà di ricordare che qualche anno fa Renzi era portatore di posizioni accostabili a un certo cattolicesimo tradizionalista. Il Presidente del Consiglio ci ha abituato da tempo al suo essere uno, nessuno e centomila. Non sarà questo il suo punto tallone d’Achille.
Renzi sa che la maggioranza del Paese vuole la legge, e si comporterà di conseguenza. Semmai un po’ di equilibrismo lo dovrà giocare in Parlamento, ma qui entra in scena la sperimentata e abile Boschi. Il Movimento 5 Stelle si è detto pronto a votare il testo Cirinnà. A Renzi non conviene cedere alle richieste di quanti si riconoscono nelle posizioni del Family Day: se lo facesse, regalerebbe al movimento di Beppe Grillo la bandiera della laicità. Giocherà su un doppio fronte: conservare il consenso annunciato dai pentastellati, e guadagnarsi quello dei laici del centro-destra che pure ci sono. Non sarebbe la prima volta che si quadra il cerchio in questo modo.
Piuttosto è il PD a mostrare, per l’ennesima volta, di come sappia e possa frantumarsi, ma anche questo, paradossalmente, può risolversi in un vantaggio per Renzi: una conferma, ennesima, di come l’attuale PD sia un peso, una oggettiva e inutile palla al piede. Altro che bersaniana ‘ditta’… Si può osservare come sia sconcertante che temi così importanti siano affrontati con tanta leggerezza, con battute di scherno e bandiere e polemiche; di per sé non è un errore interrogarsi se e quali limiti ci devono essere alle libertà, ma per quel che riguarda la Cirinnà la maggioranza parlamentare c’è, è sicura, nessun Family Day potrà scalfire una volontà ormai maturata; con buona pace di quei politici che ancora una volta si sono esibiti in piazza in un gioco delle parti per guadagnarsi così un’inquadratura televisiva e smanettare messaggini sui social network destinati a restare meno del tempo che serve per leggerli.

Dopo il tempestoso vertice con la tedesca Angela Merkel, conclusosi con una fragile tregua, Renzi è volato a Ventotene, per rimarcare il suo NO alle spinte anti-unione europea e rendere omaggio ai padri che sognarono e concepirono gli Stati Uniti d’Europa, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.
Poi, subito in Nigeria, Ghana e Senegal, per ‘affari’: una  delegazione composta, tra gli altri, da Cdp, Sace, Confindustria e imprese  -tra le altre Eni, Enel, Trevi. Delegazione che dopo la Nigeria farà tappa in Ghana e Senegal. Quella Nigeria sconvolta da un atroce serie di attentati rivendicati dai terroristi di Boko Haram; e mentre a Londra, Parigi e perfino nella ‘periferica’ Olanda, rullano tamburi di guerra, ed è iniziato il conteggio alla rovescia per ufficializzare un intervento armato in Libia contro i tagliagole dell’IS. Cose terribilmente serie, altro che il Family Day al Circo Massimo …

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->