venerdì, Ottobre 15

Unioni civili, i veri cambiamenti sfuggono alla legge

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Unioni civili, matrimoni gay, stepchild adoption, maternità surrogata e via dicendo. Tutti questi termini, alcuni molto comprensibili, altri meno e degni di approfondimenti e discussioni, sono diventati in queste ultime settimane pane quotidiano per chi legge i giornali e accende la televisione. Abbiamo visto poi come è andata a finire con l’approvazione di una legge che per la prima volta regolamenta appunto le unioni tra persone di sesso diverso ma non solo, sia pure con i noti limiti. A Vittorio Bellavite, esponente di spicco del movimento religioso progressista ‘Noi siamo Chiesa’, abbiamo chiesto di commentare quanto avvenuto.

 

Bellavite, l’Italia è arrivata con un particolare ritardo nel legiferare una normativa che regolamenti le unioni civili peraltro ancora molto incompleta. Ancora una volta possiamo dare la colpa alle ingerenze vaticane? O c’è anche una classe politica poco adeguata? O tutte e due le cose insieme?
In parte almeno le due cose insieme, mi sembra di capire. Per quanto riguarda la classe politica bisognerebbe fare un discorso che non generalizzi troppo. Le posizioni e le responsabilità sono molto diverse, la prova di ciò è stato il dibattito durissimo che c’è stato in Senato. La qualità di esso è stata meno che mediocre ma persone, gruppi e sottogruppi si sono ben differenziati. E checché se ne dica, il Parlamento è abbastanza rappresentativo della cosiddetta società civile. Quindi responsabilità diffuse. Seconda questione: non parlerei di ingerenze vaticane, in questo caso c’è stato uno scontro interno al mondo cattolico italiano e il Vaticano ha tenuto una posizione del tutto defilata che ha permesso a molte organizzazioni di massa di non mobilitarsi per il Family Day del 30 gennaio e per il dibattito in Senato. C’è stata la componente più identitaria (o fondamentalista), che ha le sue radici nella gestione della Cei (Conferenza episcopale italiana) di Camillo Ruini, che si è attivata con forza ottenendo anche un certo appoggio da Angelo Bagnasco e dall’Avvenire (anche se non con i toni da crociata che essa avrebbe desiderato). Insomma una situazione complessa da conoscere e da capire con situazioni intermedie e zone grigie, che sono diverse dal passato.

 

Questo tema può essere diviso in due parti. Fino a non troppo tempo fa, penso ai Dico, si parlava solo di unioni tra persone dello stesso sesso e magari anche di matrimoni. Ora però è subentrata, grazie anche alla tecnica, la possibilità per gli omosessuali di diventare genitori. Adozioni a parte ovviamente. Che cosa ne pensa?

Mi sembra che la questione delle adozioni sia centrale. Non mi pare che esista il diritto ad avere un figlio a qualsiasi costo. La volontà di genitorialità potrebbe essere soddisfatta affrontando in modo diverso il problema dell’infanzia in difficoltà o abbandonata o trascurata. Bisognerebbe riformare la legge sulle adozioni e le prassi conseguenti allargando l’area degli adottanti e degli adottabili. Siamo di fronte a decine di migliaia di minori non accompagnati nell’ondata di profughi in Europa. Non possiamo inventare qualcosa per accoglierli non nei campi ma in famiglie anche o in sedi protette e adatte a un loro recupero? Quanto alla maternità surrogata io penso che si debba affermare con forza che deve esistere un limite , dei confini da non superare. E’ l’opinione che si sta affermando in Europa, c’è un voto del Parlamento europeo, c’è una iniziativa francese, c’è un movimento femminista che dice cose chiare in questo senso. La sinistra non deve avere timidezze o incertezze. Questa gestazione per altri deve essere fuori dall’orizzonte dei diritti e delle pratiche consentite. Le maternità surrogate ‘commerciali’ sono censurabili non solo dal punto di vista etico. Ci sono alcuni che ipotizzano una maternità surrogata ‘altruistica’, si può anche discutere di come essa possa essere possibile, alcuni la ritengono accettabile. A me personalmente sembra una via non percorribile.

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