mercoledì, Dicembre 8

Unioni civili: fuori dalla gabbia, malgrado i carcerieri

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I movimenti religiosi italiani, posseduti dell’improbabile certezza di essere ‘in missione per conto di Dio’, come accadeva ai funambolici Blues Brother, sono creature del mondo cattolico, ma non rappresentano un problema solo per esso. A tutti è noto il catastrofico passaggio dalle stanze della politica degli esponenti di Comunione e Liberazione, in Lombardia e non solo. Contenitori che si tengono per mano, accomunati dal desiderio irresistibile di fermare il mondo, di tenerlo bambino, non essendo in grado di rapportarsi alla sua parte adulta.
La legge sulle unioni civile, sebbene monca di una parte, mette un laccio emostatico a questa emorragia, ricordando a tutti che se non prevale una visione laica delle istituzioni, ossia una concezione in cui c’è spazio per la varietà, sarà difficile che il nostro Paese superi le prossime prove.

Per questo dobbiamo essere grati al Parlamento, senza pesare i voti, da qualsiasi parte siano venuti. L’anima nera del Paese incassa una lezione memorabile, cui ne seguiranno tante altre, almeno fino a quando non si deciderà a prendere atto che questo Paese è un consorzio di 60 milioni di individui, pezzi unici che nessuno può trattare come bambini privi di autonomia decisionale. La Chiesa gerarchica conosce benissimo questi tentavi di intrusione, ma tollera colpevolmente perché i movimenti fanno volume, nascondo la disaffezione verso la fede e la pratica religiosa che le indagini sociologiche rendono spietatamente evidente.

Parafrasando il sacrestano de ‘La Tosca‘ potremmo ricordare che «chi contrista un fanatico si guadagna un’indulgenza». L’Italia, malgrado i cattolici integralisti, ora possiede una legge sulle unioni civili. È amaro dovere registrare che proprio questa parte di una religione altrimenti straordinaria, si è opposto al riconoscimento di diritti legittimi, umani, propri di ogni persona normale, che desidera lasciare traccia di sé in questo mondo.

L’adozione del figlio del partner sarà una conseguenza logica, mentre lo stralcio dell’obbligo di fedeltà è solo una goliardata in qualche modo profetica, dal momento che appare un anacronismo anche per le coppie etero. In un legame sentimentale viene da sorridere pensando che possa essere il legislatore a stabilire se due persone debbano essersi fedeli. Quello che, invece, irrita i capi della oscura compagnia medievale è il cuore stesso della legge, il principio che anche due omosessuali possano sposarsi. Sembrerebbe che quel Dio, che credono di conoscere e al quale attribuiscono una visione della donna semplicemente spaventosa, si sia rifiutato di ascoltarli.

Nei prossimi giorni torneremo su uno dei profili più delicati del dibattito. Sebbene la legge Cirinnà non faccia cenno esplicitamente alla controversa questione dell’utero in affitto, la questione esiste e sarà necessario provare a sottrarla ai pretesti di coloro che vogliono usarla come corpo contundente, parlandone con la stessa onestà con cui finora abbiamo sostenuto la causa delle unioni civili.

 

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