sabato, Aprile 17

Unioni civili: fuori dalla gabbia, malgrado i carcerieri

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Finalmente è finita, mancano solo alcuni ritocchi, ma arriveranno anche quelli.
Lo sanno persino le tristissime figure che si erano messe di traverso per impedire in tutti i modi che l’Italia facesse un passo avanti. Atomi di una singolare onda composta esclusivamente di antimateria, vestigia di un cattolicesimo vicino a Marcel Lefevre e incompatibile con papa Francesco.
Nondimeno, ora i protagonisti di questa insensata guerra di trincea potranno tornare tutti ai loro piccoli mondi paralleli, difendendo il loro mercato elettorale (il prossimo anno ne vedremo tanti in lizza con la destra) ma anche editoriale, come accade alla signora dal carattere dominante, attrice di sapienti operazioni editoriali a base di donne sottomesse, oppure al tizio piuttosto in carne che fonda un giornale inneggiante alla Croce, ma in realtà fabbrica solo nuovi chiodi per chi vi è appeso. Mi chiedo perché le gerarchie facciano finta di non accorgersi, ma forse all’interno della Chiesa italiana i complici di questa penosa regressione sono più numerosi e attivi di quanto si creda.

Quando si vogliono rappresentare istanze così sublimi, bisogna stare accorti a non ridurre l’Infinito, che appartiene a tutti come proprietà indivisa, nelle proprie desolate interiorità, arse da quella sete di protagonismo che si alimenta di inconfessabili pochezze, e che sconfessa in partenza ogni parentela col cristianesimo. Quello di Cristo, ovviamente, non quello dei vescovi che guidano le veglie col cellulare acceso, chissà mai li chiamasse la stampa.

Si, sembra proprio finita. Ora, questi abusivi della religione cattolica, che ne stanno sfregiando l’immagine, rifiutando al mondo di amare come crede, pedagoghi senza pedagogia, avranno tempo per leccarsi le ferite e inventare nuovi nemici, giacché nel loro schema bipolare, Bene e Male, il nemico è indispensabile per definirsi, oltre a essere comodo alibi, atto a evitare domande scomode sulla natura di quel cristianesimo che rifugge stranieri, carcerati e ogni possibile marginalità.
Niente Family Day sui ‘fratelli’ migranti, niente riflessioni sulle disumane carceri della Penisola. Gli esclusi, che sono la vera ragione dell’Incarnazione, non sono appetibili per costoro, giacché nella carità manca il nemico, non c’è un bersaglio verso cui sparare, quindi non c’è dichiarazione di esistenza in vita. Duemila anni di cristianesimo, la più grande rivoluzione solidaristica della storia, capace di cancellare il concetto stesso di nemico, ridotti in uno schemino infantile, rappresentato per giunta da individui che non avrebbero nulla da dire ma alzano lo stesso la voce per tenere caldo il mercato di cui sopra.
Sono molti i veri cattolici capaci in passato di edificare e guidare questo Paese, persone con un capo e una coda, basta informarsi sul lascito della loro azione, individui culturalmente incompatibili con il movimentismo fuori controllo della Chiesa italiana, che finirà per soffocare una pianta rigogliosa, soprattutto se le gerarchie continueranno a sperare che il problema si risolva da solo, soluzione impossibile perché certe tendenze sono degenerative.

Il silenzio dei vescovi e dei preti su tali contraddizioni è più grave di quanto appaia a prima vista, somiglia al silenzio di chi si dileguò dopo l’arresto di Gesù.

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