domenica, Maggio 16

Unioni civili: cattolici che dicono no al Family Day

0
1 2 3


Sostenere che i ‘cattolici’ siano contro la legge sulle unioni civili è «infondato e illegittimo». Ad affermarlo, in un comunicato di qualche giorno fa, sono le Comunità Cristiane di Base. Quei cattolici che sabato 30 gennaio non saranno in piazza per il Family Day. “Il Premier è un cattolico, come più di un Ministro, e molti e molte della compagine governativa e dello stesso PD che propongono e sostengono la proposta di legge”, dice, con un sorriso, Massimiliano Tosato, responsabile del coordinamento nazionale delle Comunità. Altro errore, dunque, è dare per scontato che i ‘cattolici’ siano «un’entità compatta e omogenea, ignara del pluralismo».

La legge Cirinnà, “pur con evidenti limiti giuridici e la perfettibilità di ogni legge, è comunque un passo avanti nella direzione del completamento di un corretta legislazione sui diritti civili”. Per tanto, per i cattolici ‘critici’ -così si definiscono gli aderenti alle Comunità Cristiane di Base-, avanti con la Cirinnà. “Sul piano etico e morale alcuni elementi possono non essere totalmente condivisibili, ma questo non inficia la necessità e la validità di una legislazione che ribadisca il diritto di tutti e di ciascuno, indipendentemente dai diversi fattori che di volta in volta vengono messi in campo per contrastare un percorso di civiltà, di essere ‘eguale’”, precisa il coordinatore.

Alla base del loro via libera c’è una motivazione di natura teologica -“nulla in questa legge contraddice il messaggio biblico”, ci dice Franco Barbero– e una motivazione relativa al rapporto politica-religione -“le Comunità Cristiane di Base hanno da sempre affermato la netta distinzione tra coscienza personale e sfera politica”, dice Tosato.

La motivazione teologica, spiega Barbero -ex presbitero, dimesso dallo stato clericale-, è insita in quello che è la Bibbia: “la Bibbia non è un prontuario di risposte pronte all’uso”. La Bibbianon fornisce risposte concrete rispetto alle modalità storiche in cui si coniuga l’esperienza famigliare, ma ritiene valida ogni relazione che contiene ed esprime amore, diritti e doveri. E’ ingenuo, fuorviante e culturalmente insostenibile la pretesa di ricavare dalla Bibbia le precise risposte ai problemi di oggi. Alla Bibbia vanno poste le domande giuste per non sottrarci alla nostra responsabilità di incarnare nel nostro tempo il messaggio dell’amore nei mutevoli contesti storici”. “Chi cerca nella Bibbia ilcodice etico, universale, immutabile’, ha imboccato la strada del fondamentalismo”.

Il nodo della questione che sabato farà scendere in piazza i cattolici del Family Day sono i bambini, la Stepchild adoption, le adozioni da parte di omosessuali? “A mio avviso”, afferma Barbero, “i bambini vengono usati come pretesto e come terrorismo morale. In realtà i bambini abbandonati e abusati non sono mai stati il centro dell’interesse e dell’intervento della gerarchia che, semmai, è stato molto premurosa nell’annetterli alla propria istituzione e di catechizzarli. Le eccezioni confermano la regola. Si pensi quanta opposizione l’istituzione cattolica ha dimostrato contro l’educazione affettiva , sentimentale e sessuale nelle scuole. Il nodo è l’omosessualità, perché mette in crisi il modello unico patriarcale che la gerarchia non ha mai superato. Tale modello è estremamente funzionale al mantenimento di un potere che si traveste da Dio. Poi, siccome dentro l’istituzione la presenza di prelati e sacerdoti omosessuali è tanto alta quanto nascosta, è chiaro che su questo vissuto umano la gerarchia può solo reagire negando, nascondendo, chiudendo gli occhi davanti alla realtà”.

«Per la Chiesa non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione», ha affermato Papa Francesco in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del tribunale della Rota Romana, il 22 gennaio scorso. E proprio il concetto di ‘famiglia’ è quello che fa la differenza in questa vicenda. “La famiglia che la gerarchia cattolica difende come fondata sulle Scritture è frutto di una manipolazione dei testi biblici”, afferma Barbero, “come tutte le scienze dell’interpretazione ormai hanno dimostrato. Inoltre tale ‘esclusivismo’, tale modello unico nega la realtà storica nel suo dispiegarsi in modalità plurali e in continua evoluzione. E’ ovvio che un modello unico è più facilmente controllabile”.
I due Testamenti biblici (il Vecchio e il Nuovo Testamento), continua Barbero, “non conoscono un modello di famiglia secondo l’attuale dottrina cattolica. I racconti delle origini che troviamo in Genesi 1 e 2 sono mitologici e non intendono affatto codificare un modello. Fare di un mito o di un particolare inveramento storico un modello dogmaticamente assunto, significa precipitare nel fondamentalismo e, addirittura, nel ridicolo. Abramo ebbe 3 mogli, Giacobbe 2, Davide 8, Salomone 700….Evidentemente il Primo Testamento non voleva promuovere la poligamia. Così, nel Secondo Testamento la famiglia uomo-donna conosce, come in Paolo e in Matteo, la possibilità di essere sciolta. Così è innegabile che spesso facevano parte della famiglia i servi e gli schiavi. E se la gerarchia cattolica volesse proclamare come modello naturale ed immutabile la realtà tragica di lunghi secoli, dovrebbe ammettere di aver propagandato e difeso una famiglia tutt’altro che esemplare: la donna era assolutamente sottoposta al marito e lo scopo primario del matrimonio cristiano convergeva nella procreazione. Questo durò fino al Concilio Vaticano II”, spartiacque per i cattolici ‘critici’.
E qui si arriva alla motivazione politica del sì alla legge Cirinnà.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->