martedì, Ottobre 26

Unioni civili, Amministrative: via Crucis per Renzi

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Per giorni, settimane il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, novello Brenno, fa ‘pesare’ il suo spadone e intima: «Il disegno di legge Cirinnà che intende regolare le unioni civili o passa com’è, e allora noi lo votiamo; oppure, se si accolgono emendamenti e proposte di modifiche proposte da Angelino Alfano e il centro desta, votiamo contro; e salta tutto». Per giorni una Maria Elena Boschi, silente e operosa, pur mortificata dalle vicende familiari attorno alla Banca Etruria tesse la sua tela; quasi lambisce il traguardo, ed ecco che Grillo, con poche righe nel suo blog, scatena una vera e propria bufera politica. Gli basta dire che i senatori hanno «libertà di coscienza», e in particolare sul controverso punto della stepchild adoption  -la possibilità di adottare il figlio o i figli del partner, a prescindere dal sesso. In punta di diritto (e di Costituzione) i parlamentari sono rappresentanti non dei partiti, ma del popolo nella sua interezza; dunque ‘libertà di coscienza’ (e di voto) dovrebbe esserci sempre, che ogni voto dovrebbe essere assunto in coscienza e non in obbedienza. Ma si vive nel Paese dove si vive: una cosa normale, il ‘voto di coscienza’, diventa cosa eccezionale; se ne deduce che gli altri voti, quelli dove questa libertà non viene rilasciata, sono voti d’incoscienza. Legittimo sospetto che si tramuta in quasi certezza, se appena si entra nel merito di tanti provvedimenti votati come risultano votati.

Ma per non divagare: perché Grillo concede questa libertà? Indiscrezioni di fonte grillina accreditano la tesi che tutto nasca da un sondaggio; di quale fondamento sia il sondaggio non è dato sapere, ma evidentemente i vertici del Movimento (Grillo e Gianroberto Casaleggio) lo accreditano: buona parte dell’elettorato pentastelluto sarebbe di provenienza di destra; ancora sensibile, per quel che riguarda i temi etici, alle parole d’ordine provenienti da quel mondo. Ecco spiegata la repentina marcia indietro. Così sono andate le cose? Se sì, ne consegue che la scelta di concedere la ‘libertà di coscienza’ non è il rispetto dovuto a chi su questioni delicate ha interiori travagli; piuttosto è concessione alla politica politicante: Grillo e Casaleggio temono di perdere parte del loro elettorato. Timore che sopravanza il finora sbandierato rispetto ai diritti erga omnes. Profumo di manovre da prima Repubblica, quando, almeno, i protagonisti si chiamavano Giulio Andreotti e Amintore Fanfani.

E’ credibile che tutto questo finimondo sia provocato da un sondaggio? Ecco allora farsi strada un’altra ipotesi. Non è vero quello che fino a oggi sembrava un dato acquisito: e cioè un gruppo parlamentare pentastelluto compatto, disponibile a votare il testo Cirinnà così com’è, purché senza modifiche. In realtà, sotto una superficie apparentemente calma, cova da tempo la tempesta. Il vertice grillino copre fin che può il malumore che serpeggia; a un certo punto i nodi arrivano al pettine, non è più possibile tenere a freno dissensi e lacerazioni. Sono ancora ben aperte le ferite costituite dalle figuracce a Quarto, Livorno e Parma. In zona Cesarini, la ‘soluzione’ di compromesso-pateracchio: ognuno fa come crede. Toppa peggiore del buco.
Ecco allora che si accredita un terzo scenario. Quello a cui dà voce il direttore del TG ‘La 7Enrico Mentana, una machiavellica operazione: «Così facendo hanno scelto di non fare da stampella al Partito Democratico, con l’obiettivo di far esplodere le contraddizioni all’interno del partito di Matteo Renzi e della maggioranza di Governo. Grillo ha deciso di non coprire a sinistra l’Esecutivo, mettendo nei guai il Premier».
Piano mefistofelico che concede al duo Grillo-Casaleggio un credito strategico che probabilmente non meritano; ma ove fosse: qual è il prezzo che si paga? Un ulteriore isolamento, senza per questo guadagnarci in alterità: i casi di Quarto, Livorno, Parma dimostrano che i grillini non sono, politicamente parlando, nella pratica e negli obiettivi, dissimili dagli altri. Le ‘manovre’ sulla Cirinnà confermano questa impressione: manovre meramente tattiche senza respiro e visione. Non c’è dubbio che una non irrilevante quota di potenziale elettorato da questi atteggiamenti ondivaghi può uscirne sconcertato e deluso.

La deputata Silvia Giordano si rende interprete di questo sentimento: «Prima della ricerca del consenso e della paura di prendere posizioni chiare c’erano solo i diritti e la voglia di cambiare. Il movimento era questo. Questo era e deve essere davvero il M5S». Un’altra parlamentare, Tatiana Basilio, rincara la dose: «Ricordo il mio bacio in Aula con la collega Corda, quando per difendere la legge sull’omofobia noi 5 Stelle decidemmo di baciarci tutti nell’Aula di Montecitorio. Ecco, io resto ferma lì». Che voto darà? «Quando sarà in Aula alla Camera non avrò alcun dubbio: per me l’amore vince su tutto, e il ddl Cirinnà è un movimento di civiltà nei confronti di persone che per me non sono diverse, l’amore è universale. Spero possa andare in porto, stepchild comprese». Criptico il senatore Nicola Morra: «Voteremo il ddl anche senza le adozioni. Noi voteremo comunque la legge per come è stata portata in aula. Se dovesse essere stralciata la stepchild adoption comunque voteremo per il riconoscimento dei diritti civili. Però voglio vedere effettivamente chi voterà contro la stepchild adoption. Si stanno facendo tante previsioni e potrebbero anche essere sbagliate». A questo punto, chi li capisce è bravo.

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