martedì, Ottobre 26

Unione europea, la nuova strategia in Asia centrale Nonostante le buone premesse, l'impegno dell'Ue in Asia centrale ha ancora un impatto limitato

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Un rapporto del Parlamento europeo pubblicato in gennaio traccia il punto sulla Strategia diplomatica dell’Ue in Asia centrale, adottata nel 2007 e rivista lo scorso anno per la quarta volta. La Strategia per l’area si propone quattro obiettivi: 1) conseguire la stabilità e la prosperità nella regione; 2) promuovere lo sviluppo di società aperte, lo Stato di diritto, la democratizzazione e la protezione dei diritti umani fondamentali; 3) contribuire alla sicurezza regionale e alla lotta al terrorismo islamico; 4) garantirsi l’accesso alle risorse energetiche di quei Paesi.
Il momento di svolta nelle relazioni bilaterali è stato il semestre di presidenza europea della Germania (gennaio-giugno 2007), al termine del quale la Strategia ha preso vita. A partire da quel momento, Bruxelles ha inserito la regione nella propria Politica di vicinato ‘rafforzata’, conferendole una nuova rilevanza nella sua visione strategica.
Il 22 giugno 2015 sono state rese note le conclusioni del Consiglio Affari esteri che ha rivisto – per la quarta volta, come già anticipato – la Strategia, portando a un maggior impegno nei confronti della regione, grazie a una maggiore flessibilità e a un aumento del 56% nel budget per la cooperazione bilaterale tra i due attori e garantendo inoltre il proprio appoggio all’ingresso del Kazakistan all’Organizzazione mondiale del commercio, approvato il successivo 27 luglio.
Tali conclusioni sono giunte a due mesi dalla nomina (il 15 aprile) di Peter Burian, ex-sottosegretario presso il Ministero slovacco degli Affari esteri, alla carica di Rappresentante speciale dell’Ue per l’Asia centrale con il compito di promuovere il coordinamento politico delle varie attività e programmi europei e monitorare l’attuazione complessiva della Strategia. E’ stato proprio Burian, durante una conferenza stampa tenutasi nella capitale kazaka Astana il successivo 30 giugno, ad annunciare il rinnovato impegno per l’Asia centrale dell’Unione europea. Il suo primo mandato scadrà il 30 aprile 2016.
Inoltre, il 21 dicembre si è tenuto nella capitale kazaka Astana l’XI Incontro Ministeriale tra Ue ed Asia centrale. Al vertice hanno partecipato i Ministri e vice ministri degli Esteri dei cinque Paesi dell’area e l’Alto Rappresentante dell’Ue Federica Mogherini. a testimonianza della grande attenzione che l’Asia centrale riveste nella diplomazia di Bruxelles.
Secondo il rapporto, l’Unione europea ha avviato con successo diversi meccanismi istituzionali per rafforzare le relazioni bilaterali, impegnandosi a costruire un legame forte, duratura e stabile con i cinque Paesi della regione. Il documento accoglie con favore le conclusioni del Consiglio dello scorso giugno, che riconoscevano i progressi sostanziali conseguiti nello sviluppo delle relazioni dell’Ue con il Kazakhstan, il Kirghizistan, il Tagikistan, il Turkmenistan e l’Uzbekistan, nonché con la regione dell’Asia centrale nel complesso. I principali obiettivi e aree prioritarie della Strategia del 2007 restano dunque pertinenti e nell’implementarli Bruxelles terrà conto degli insegnamenti tratti e dei cambiamenti avvenuti nella regione, oltre che della situazione geopolitica in cambiamento nelle zone limitrofe.
Sul piano geopolitico, il rapporto ammette che l’influenza russa sui Paesi vicini rimarrà sostanziale, anche se l’Asia centrale rappresenta comunque – sia per Mosca che per Bruxelles – una priorità di secondo piano rispetto all’Asia orientale. L’eredità sovietica, i retaggi culturali e il russo come lingua comune fanno sì che i legami che la Russia e le altre ex repubbliche dell’Urss sia ancora molto forte. Un’influenza che trova espressione, tra l’altro, in una serie di iniziative volte al restringimento degli spazi di libertà civile: pensiamo all’ostilità nei confronti della comunità LGBT o alla progressiva limitazione del pluralismo politico, che hanno ormai preso radici in tutti i paesi dell’Asia centrale.
L’Ue potrebbe offrire un’alternativa basata su un programma di cooperazione che includa altresì riforme di carattere democratico, ma – ammette il rapporto – nell’attuale contesto politico è improbabile che i leader dell’Asia centrale accettino proposte di questo tenore. Un altro punto nevralgico è quello della sicurezza. Dalla revisione della Strategia per l’Asia centrale nel 2012, l’Europa ha cercato di istituzionalizzare un ‘Dialogo di sicurezza di alto livello’, ma il primo incontro a Bruxelles nel giugno 2013 ha deluso le aspettative, considerato che i Paesi asiatici hanno inviato a presenziare solo funzionari di livello diplomatico ma non personalità politiche. Un secondo incontro previsto per il maggio 2014 in Tagikistan è stato annullato a causa della mancanza di interesse sempre dei partner asiatici.
Eppure l’Asia centrale è da tempo al centro delle attenzioni di Bruxelles sulla sicurezza, viste le preoccupazioni per il futuro dell’Afghanistan e per la questione dei cosiddetti ‘foreign fighters’, gli islamisti radicali che la lasciano le rispettive patrie per abbracciare la causa jihadista. Il pericolo, sia per l’Europa che per le repubbliche asiatiche, è che i combattenti di ritorno dalla Siria in Asia centrale ed Europa possano proseguire la lotta armata pianificando attentati terroristici come quello di Parigi dello scorso 13 novembre.
Anche se l’Ue è ancora lontana dall’esercitare un’influenza rilevante in Asia centrale, l’adesione ai principi democratici potrebbe essere la chiave per un maggior coinvolgimento. Una tenuta democratica fondata sul rispetto dello stato di diritto renderebbe i Paesi della regione dei partner più affidabili agli occhi europei. Il rapporto si spinge a definirla una ‘condicio sine qua non’ per intessere relazioni più strette. Una combinazione pragmatica di aiuti e condizionalità potrebbe incentivare l’avvio di un programma di riforme, convincendo i regimi a discostarsi gradualmente dal modello autocratico sostenuto dalla vicina Russia.
Proprio al tema degli aiuti il rapporto dedica un ricco capitolo. Nel periodo 2007-2013 gli stanziamenti per l’assistenza allo sviluppo dell’Ue all’Asia centrale sono stati pari a circa 750 milioni di euro, di cui un terzo destinato ai programmi regionali e due terzi alle iniziative bilaterali. Per gli anni dal 2014 al 2020, invece, Bruxelles prevede di investire circa un miliardo. In questo nuovo ciclo, il sostegno allo sviluppo sarà rivolto prevalentemente a Kirghizistan e Tagikistan per settori specifici (sanità, istruzione e sviluppo rurale) e poi a Uzbekistan e Turkmenistan rispettivamente per sviluppo rurale ed istruzione, mentre il Kazakistan non riceverà più aiuti bilaterali in quanto essendo passato nella fascia dei Paesi a reddito pro capite medio. Fascia in cui nel 2017 dovrebbe entrare anche il Turkmenistan, il rapporto ammette che non è esattamente chiaro quale sia la logica è dietro l’aumento dei fondi rispetto al settennato precedente, considerato che l’aumento non sembra rispecchiare un maggiore sostegno alla società civile.
Nonostante le buone premesse evidenziate nel rapporto, l’impegno dell’Ue in Asia centrale ha ancora un impatto limitato a causa di diversi fattori: la regione è diventata politicamente più instabile; la prospettiva di copiose forniture di gas dalla regione verso l’Europa non si è finora realizzata; il commercio è ancora ridotto, con la sola e pur significativa eccezione dell’interscambio col Kazakistan; la democrazia è vista dai regimi come una minaccia per il proprio potere; la corruzione mina gravemente lo sviluppo socioeconomico e drena gran parte delle risorse disponibili; in ultimo, la tutela dei diritti umani resta ancora precaria. Nonostante la strategia e il suo impegno previsto per oltre un miliardo di euro, l’Europa si trova dunque in una posizione apparentemente impotente nella regione, sfavorita anche dalla scarsa contiguità geografica. In questo senso, il rapporto suggerisce di concentrare l’impegno della Ue su alcune aree o settori in cui potrebbe avere un impatto significativo.
Nel vertice di Astana del dicembre scorso l’Europa ha voluto ribadire il proprio ruolo come attore nell’area rafforzando la collaborazione con l’Asia centrale e soprattutto con il Paese economicamente più forte della zona, ossia il Kazakistan. Tuttavia l’impegno profuso non è andato finora oltre alla retorica, e non ha dunque permesso al consorzio europeo di uscire dal ruolo di attore secondario nell’area.

 

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