sabato, Ottobre 16

Unione Europea, a che serve? Un insieme di Stati uniti in un organismo dotato di mega apparati burocratici costosissimi che pare svolga qualche funzione che non si riesce più a ricordare quale sia

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Novembre 2016 (gennaio 2017) Novembre 2020 (gennaio 2021). Questo è l’arco di tempo nel quale ha s-governato the Donald ‘America first’ mandato a casa quest’anno dal nuovo Presidente democratico cattolico Joe Biden. Lo sappiamo già, mi direte, ci siamo pure sorbiti tutte le immagini sul tentativo di attacco da parte di bande terroristiche aizzate dall’ex The Donald a Capitol Hill, sede del Congresso americano.

Ma il memo non è per voi lettori, è rivolto a della gente, molta, tanta, troppa, che vive molto bene a spese nostre tra Bruxelles e Strasburgo. Dove è stata fondata una, che?, associazione, corporate, circolo ricreativo? No, un insieme di Stati uniti in un organismo chiamato Europa o Unione europea dotata di mega apparati burocratici costosissimi che pare svolga qualche funzione che non riesco più a ricordare quale sia e a chi serva.

Per far arieggiare la testa e dare una bella sferzata di empowerment al cervello (si deve sempre inserire qualche locuzione inglese, nonostante Brexit) giova ogni tanto rinverdire ai lettori ciò di cui non si parla mai, come molte questioni serie. Ce lo dice un compianto ed importante sociologo italiano, Luciano Gallino, quando ci ricorda che il quadro istituzionale europeo nell’elenco delle maggiori istituzioni Ue, all’art. 13 del Trattato di Maastricht, recita che vi è una “singola istituzione eletta democraticamente dai cittadini europei, ovvero il Parlamento europeo che ha poteri ridotti. Come ad es. non può dar vita ad alcuna iniziativa di legge, ma esprime solo pareri sulle iniziative di altri organi” (Gallino, 2015, Il denaro, il debito e la doppia crisi).

Tutte le altre istituzioni, ben sei, non sono elette ma cooptate come Commissione e Consiglio europei, il secondo del bolso belga Michel squallido più del dittatorello turco nella vicenda della sedia non data alla Presidente della Commissione, anche perché donna, non donna e poi Presidente. C’è anche quello nella voluta volgarità turca. Due schiaffi in uno, all’istituzione e ad una signora, per quanto mediocre e discutibile.

Tornando alle istituzioni europee segnalo un altro tema scivolosissimo, quello dei poteriextralegali alla Bce, lì dove il ‘Messia’ Draghi fece quasi il miracolo di cambiare identità ai tedeschi. Organismo che ha fatto la politica, non solo economica, europea, “l’unica banca centrale al mondo che non si perita di intervenire di continuo nelle politiche economiche e sociali dei paesi membri  Gallino. Già inusuale di suo ed applaudito da molti. Con gioia popolare, confermando con evidenza una politica incapace di assumere altre strategie di governanti gratificati dai fiumi di denari del quantitative easing, per sostenere (o drogare?) economie con acquisti di titoli di stato di portata gigantesca. Trilioni di moneta per comprare titoli degli Stati, acquisti massicci che avrebbero, si dice, salvato l’Italia, priva di altre strategie economiche.

Mentre tutto era partito con l’Europa dei popoli. Non in salsa populista-sovranista come registra l’attuale vicenda europea. Nello scacchiere di un attuale caotico mondo multipolare, terminata la vecchia Guerra Fredda del bipolarismo Occidente-Oriente o anche capitalismo vs. socialismo con l’implosione dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche, finito l’Impero monopolare non direttamente identificabile con il governo del mondo a guida americana, ciò che continua a mancare o a manifestare una carenza di ideali e di politiche è un territorio composito per lingue culture religioni economie diritti civili e sociali denominato Europa. Allargatosi troppo, a Sud, ad Est soprattutto, come al Nord.

Mentre si riaccendono oggi contrasti micro conflittuali di una nuova Guerra Fredda dai contorni geopolitici identitari, neocomunitari, sovranisti di matrice culturalista molto più difficili da sbrogliare. Dove sono sbiaditi i consolidati confini tra chi era ‘buono’ e chi ‘cattivo’. Noi Occidente i primi, gli altri cattivi, su tutti l’ex impero degli zar e poi gli idealisti comunisti poi gulaghisti. Un vasto e composito territorio unito da un progetto politico e da una visione solidaristica del mondouscito tra le macerie dalla seconda guerra mondiale con tutti i suoi orrori, prende il nome nel 1957 di CEE, attuale Unione Europea, con sei Paesi fondatori: Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

Fa sorridere quest’ultimo che espresse dubbi sulla permanenza della Grecia nell’Ue per i suoi debiti, poi strangolata dalla Merkel. Il nulla a confronto con l’antica Grecia, culla della civiltà del mondo! Però la Grecia truccava pure i conti pubblici per stare nei famigerati parametri monetari oltre che per una spesa pubblica clientelare. Insomma un minuscolo Staterello di un pessimo Jean Claude Juncker ex presidente della Commissione europea che tra smorfie e pacchette sulle spalle ha agevolato, in carenza di legislazione adeguata, la pratica dei paradisi fiscali nel cuore malfermo europeo dirottando colossi per la quasi nulla tassazione della banda dei disonesti globali, insieme all’Olanda che poi fa la rigorosa sui conti… altrui. E l’Irlanda con tassazione al 5%.

Insomma una delle conferme di un’Europa la cui missione iniziale si è persa tra antiche risorgenze nazionalistiche e mancato progetto politico. Da quella seconda metà degli ’50 si è dipanata la storia di un progetto mai realizzato e tuttora incompiuto di cui è necessario oggi tenere a mente alcuni passaggi che ne hanno scolorito le condivisibili tensioni teoriche e morali. Un grande processo storico dopo secoli in cui i territori europei sfumavano di color rosso sangue, bagnati da continue guerre politiche e soprattutto religiose di dominio del proprio, di dio, e sottomissione imposta verso quello degli altri.

Un composito agglomerato che al primo gennaio del 2020 conta una popolazione UE a 27 Stati di 447,7 milioni di individui, ‘dimagritacon un calo del 12,8% rispetto ai 513 milioni di abitanti stimati al primo gennaio dell’anno precedente per via della Brexit dell’Inghilterra. Molti di più comunque degli Usa, tre volte più della Russia che dalla sua ha il non secondario primato della superficie più grande del mondo con i suoi 17 milioni di km quadrati, ben 7 milioni in più del Canada. Tanto che si parla di una Russia europea ed un’altra asiatica.

Dopo il 1957 entreranno altri tre Stati nel 1973: Danimarca, Irlanda e Regno Unito. Ancora qualche data. Nel 1979 il consiglio europeo introduce l’European Currency Unity, il progenitore della moneta unica, e nell’anno si svolgono le prime elezioni a suffragio universale dirette del Parlamento europeo. Due anni dopo l’Europa si allarga a Sud con la Grecia e nel 1986 con Portogallo e Spagna. Nell’89 cade il Muro di Berlino, nel 1992 il famigerato Trattato di Maastricht con la moneta unica, nel 1995 altri due passaggi di rilievo. Per un verso Austria, Finlandia e Svezia entrano mentre la Norvegia con un referendum boccia il suo ingresso, e l’altro gli Accordi di Schengen per la libera circolazione delle persone.

Nel 1998 istituzione della Bce, mentre Draghi scaldava i motori!, fino a giungere all’introduzione dell’euro nel 2002, mentre nel 2004 si adotta la poi abbandonata Costituzione per l’Europa dopo le bocciature nei referendum olandesi e francesi. E poi il Trattato di Lisbona e pochi anni fa la Brexit, 2016, con cui l’Inghilterra chiude un’ibrida ipocrisia, stare dentro i commerci europei ma fuori dal resto. Molto di quella tragica uscita, per lei e per l’Europa, consta di un estremizzato vecchio sentimento da superpotenza quando gli inglesi conquistavano il mondo ed andavano per mari ammazzando e sottomettendo. India su tutti. Insomma, una nazione che nel 21° secolo cammina con la testa rivolta all’indietro a secoli fa. Inaccettabile. Prossimo paradiso fiscale per portar denaro e merci, in una guerra commerciale di cui vediamo ancora poco.

Ed un’America non proprio del tutto contenta, ma anche sì, considerando che tutto ciò che frammenta l’Europa è una buona notizia per gli americani che così realizzano diversi obiettivi. E qui torno agli anni trumpiani persi per l’Europa. Perché la strategia protezionistica dell’“America first” ha lasciato spazi aperti per una strategia dell’Europa, se questa avesse portato a compimento un’integrazione sociale, politica, culturale ed economica e non unicamente monetaria. Su tali temi ritrovo un’intervista de l’Espresso di ben 4 anni fa ad un allora 91nne Valéry Giscard D’Estaing, uno dei padri di un’Europa diversa da quella odierna. Benché lontano politicamente, vi sono alcuni elementi di condivisione nelle sue affermazioni. Ne sintetizzo alcune emblematiche dello stallo europeo. Afferma Giscard D’Estaing che nel 2004 citato quella Costituzione europea rifiutata da olandesi e francesi “fu la prima grande battuta d’arresto del processo d’integrazione” il cui cammino è oggi in via di ”arenarsi sotto i venti del protezionismo economico e della nuova retorica nazionalista ed identitaria”.

Considerato che la nascita della Comunità economica europea si fondava per l’intervistato su due premesse, la pace e divenire una potenza mondiale, al livello degli Usa ed allora dell’Unione sovietica, è palese il fallimento delle sue premesse e la nullità autorevole odierna. Parlando di Helmut Schmidt, con cui si posero le strategie future, VGD ricorda uno dei motivi di fallimento che erano nelle premesse di chi avesse voluto vedere. Ovvero, le dimensioni dell’Europa con i sei fondatori più Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, “adesso siamo 28: l’Europa non è più governabile e non è governata” nonostante la Merkel, le banche, l’austerità, la mancata politica sull’immigrazione. Dunque finché vi erano due blocchi, i liberi in Occidente ed i comunisti all’Est, quasi tutti erano compattati in un campo da gioco. Dopo “l’Europa si è divisa… con i giornalisti che chiamano Europa sia la zona Euro, ossia i Paesi fondatori, sia i 28, ovvero i Paesi che erano nella sfera comunista compresi i paesi più poveri… La negoziazione con loro non è stata portata avanti correttamente perché non è stato messo in evidenza che l’Europa è anche (anche, mio) un progetto politico. Abbiamo permesso che si accontentassero solo di ricercare e ottenere vantaggi economici”.

Appunto, il denaro della finanza slegato da altre strategie, sociali e politiche. Per finire con un’altra stilettata. Dopo essersela presa anche con Prodi, ma qui dovrei dire molto altro che non posso approfondire, reo a suo dire di aver “accettato di portare avanti l’espansione europea senza fare alcuna riforma… errore storico che ha gettato le radici dei guai attuali”. Consapevole che vi sono retroscena che non conosciamo nell’attribuire ad altri errori ed a onori, il francese ritorna su un tema preso sottogamba di cui oggi paghiamo tutti i prezzi. Quello delle dimensioni europee. Così la fondazione dell’Europa fu pensata per essere in nove Stati non di più e “quell’Europa sì che avrebbe potuto funzionare. Avrebbe avuto 10-11 commissari non i 28 attuali e 600 deputati”. Un errore questo e qui si rinfrescano vecchie politiche compiuto per “debolezza politica. Gli Stati Uniti e i britannici spingevano (non per caso) verso l’allargamento troppo rapido e poco responsabile e hanno insistito a lungo persino per l’entrata della Turchia nell’Unione una proposta irrealistica se non altro per problemi d’identità (errore che oggi paghiamo molto caro)… Volevano indebolire l’Europa affinché restasse un mercato di libero scambio e non diventasse una potenza economica e politica. Abbiamo dato vita ad un allargamento per cui non eravamo preparati, senza che alcun governo proponesse una profonda riforma delle istituzioni”.

In ultimo la revisione blaterata a parole del Trattato di Dublino quello che continua a far morire migranti nel cimitero del Mediterraneo con l’inutile Europa che si duole…. Senza aver fatto nulla per cambiarne le evidenti premesse sbagliate. Direi che con l’ultima visita di Giggino in terra americana, che non ha capito, come di Draghi che ha capito invece che gli americani ci fanno divertire ma poi si fa come dicono loro, la missione è compiuta. Possono essere contenti tutti quei devoti democratici, giornalisti commentatori politicanti, felici di essere succubi per poter contare qualche cosa, senza dar fastidio all’’amico’ americano. Così Navalnji diviene l’alfiere di un dissenso molto utile per gli americani, così come per il Donbass e Crimea annessi unilateralmente dalla Russia, che frenano verso qualsiasi apertura di un’Europa autonoma e libera politicamente di potersi confrontare con chicchessia allo stesso livello, Russia e Cina comprese. Quindi anche con gli Stati uniti. Senza divenire sovranisti autoritari come la Lega in cerca di denari russi ed altri neo devoti nazionalpopulisti, tutti impegnati a frammentare l’Europa.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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