martedì, Ottobre 19

Unione Africana contro Trump, pessima premessa per i nuovi accordi commerciali Una crisi diplomatica che arriva nel momento peggiore per le relazioni Africa-USA, quella scatenata dai Paesi definiti di ‘merda’ dal capo della Casa Bianca

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Le dichiarazioni razziste espresse dal Presidente Trump rafforzano le accuse di dominio politico ed economico dell’Occidente, e in particolare degli Stati Uniti, sull’Africa con l’obiettivo di continuare la politica coloniale e il controllo su petrolio e materie prime, particolarmente vive nella retorica africana. Accuse che sarebbero fondate sulle proposte degli accordi di partenariato economico europeo e dalle prime proposte di rinnovo da parte americana. Accuse che fanno inoltre il gioco di dittatori africani, quali Jospeh Kabila nella Repubblica Democratica del Congo e Pierre Nkurunziza nel Burundi, che dal 2016 sono sotto il mirino degli Stati Uniti che tentano di attuare un cambiamento di regime. Indirettamente il Presidente Donald Trump ha fatto un grande favore alla Cina e ai Paesi  BRICS.

AGOA -che fornisce ai Paesi dell’Africa sub-sahariana accesso al mercato degli Stati Uniti per oltre 6.000 linee di prodotti- è stata la pietra angolare delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Africa sin dal suo inizio nel 2000, sottolineano gli analisti economici.

Dopo 8 anni di vigenza di AGOA, il commercio tra Stati Uniti e Africa era aumentato di quasi quattro volteNegli anni seguenti sono emersi una serie di problemi. L’AGOA non ha avuto successo nel sostenere i Paesi africani nel superare alcuni dei vincoli strutturali delle loro economie. Altresì, le imprese americane non sono riuscite a migliorare l’accesso al mercato nei Paesi africani. Problemi che sembrano non superabili, servirebbe un nuovo accordo, quello appunto in lavorazione.

Molti Paesi africani non sono riusciti a utilizzare pienamente il programma: in parte perchè i Paesi africani sono riusciti sfruttare solo una minima parte dei benefici relativi alla riduzione dei dazi doganali; in parte per le carenze delle infrastrutture che aumentano il costo del commercio;  in ultimo si sottolinea la complessità del mercato americano per il tipo di struttura industriale africana.

Da parte americana si sottolinea che l’AGOA era stato progettato per aiutare i Paesi africani a sviluppare alcuni loro settori di esportazione, ma nel corso del tempo, l’interesse dei Paesi africani e viceversa per i Paesi africani da parte americana è cambiato. Il panorama dei prezzi delle materie prime dagli anni 2000 è cambiato, i Paesi africani sono divenuti mercati attraenti. Lo stesso Trump ha osservato in occasione del G7, che l’Africa è un luogo di opportunità. Le aziende americane che cercano di accedere a questi mercati stanno perdendo terreno rispetto ai loro concorrenti. Le imprese cinesi si affidano a una combinazione di costi del lavoro contenuto, economie di scala, finanza agevolata e rapporti Stato-Stato per sfruttare le opportunità nei mercati africani. Esattamente quanto non avviene nel rapporto USA- Africa.

I prossimi anni saranno essenziali per arrivare a un nuovo accordo che possa tenere in conto le necessità di entrambe le parti.  Incidenti diplomatici come quello della scorsa settimana non creano certo le condizioni più adatte per una trattativa che sarà molto difficile, visto il ruolo della Cina.

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