martedì, Agosto 3

Un’ inflazione che minaccia la stabilità politica

0

venezuela-file-ai-supermercati

Qualche giorno fa, alcuni esperti hanno presentato un panorama scoraggiante per il Venezuela. Tra le altre cose, segnalavano – in un forum organizzato dall’agenzia  Ecoanalítica– che nel 2015 l’inflazione potrebbe arrivare al 110%.  È un’affermazione preoccupante, visto che ad agosto di quest’anno era al 63,4%, la percentuale più alta tra 10 nazioni dell’America Latina.  Se si considera poi l’aumento annuale dei prezzi dei generi alimentari, il problema è ancora più grave: d’accordo con la FAO,  ad agosto del 2014 il tasso di inflazione per questi beni era al 91%, quando quello della Colombia era al 3,5% e quello di Panama al 1,4%. Di conseguenza, cosa ci si deve aspettare per l’anno prossimo, quando l’inflazione raggiungerà un numero a tre cifre?

La situazione avrà ripercussioni anche nella scena politica. Secondo Carlos Carrillo,docente universitario specializzato in analisi finanziaria, «l’aumento del costo dei prodotti e la riduzione del potere d’acquisto creeranno instabilità».

 I venenzuelani subiranno ancora di più le conseguenze di una situazione economica asfissiante e probabilmente organizzeranno delle proteste come quelle verificatesi tra febbraio e aprile del 2014.

Di fronte a questo scenario l’opposizione, guidata da politici come Henrique Capriles Radonski – ex candidato alle elezioni presidenziali del 2012 – e Leopoldo López ­– in prigione da febbraio 2014 per aver promosso manifestazioni contro il governo – potrà capitalizzare le richieste della popolazione per ottenere, chissà, qualche cambio ai posti di potere.

 Al di là delle conquiste politiche future, l’Esecutivo è però convinto che in realtà la causa di questa situazione siano proprio quei gruppi contrari, e sostiene che sia in corso una “guerra economica”: le imprese, con l’evidente intenzione di creare scontento nella società, non producono a sufficienza e mettono in atto pratiche di speculazione ed accaparramento delle merci. Un comunicato del Banco Central de Venezuela segnala che nel 2013 si sono messe in atto misure per garantire il benessere, ma che le proteste del febbraio 2014 hanno avuto gravi conseguenze: «Un gruppo di opposizione radicale, guidato dalla smania di arrivare al potere a tutti i costi, non ha avuto remore nel mettere in pratica iniziative per destabilizzare la società, promuovere il malcontento collettivo e favorire un complesso di condizioni politiche caotiche e turbolente, per sobillare l’insurrezione sociale e l’intervento degli alleati stranieri».

 Più specificamente, degli Stati Uniti. Una nota pubblicata dall’ Agencia Venezolana de Noticias – l’agenzia governativa di diffusione delle notizie – indica che per il 2014 il Dipartimento di Stato del Paese nordamericano ha programmato di investire 5 milioni di dollari nel sostegno alla democrazia venezuelana. Di conseguenza, per i successori di Chavez questo contributo monetario contribuisce alla sopracitata instabilità, conseguenza della “guerra economica”.

Secondo gli esperti però, la questione non può essere semplificata in questo modo. Carrillo è sicuro che verrà a crearsi una situazione particolarmente complicata, che colpirà duramente la società. In primo luogo, c’è il rischio di cadere nella stagflazione, ossia la confluenza di inflazione e stagnazione: il Fondo Monetario Internazionale calcola che nel 2014 il Prodotto Interno Lordo scenderà del 3% e nel 2015 dell’1%. Ciò significa che ci sarà poca capacità di offrire un impiego ai 300.000 venezuelani che ogni anno entrano a far parte della popolazione economicamente attiva, e che per questi disoccupati sarà ancora più difficile far fronte ad un incremento dei prezzi. “Si verificherà ciò che in economia si chiama la tempesta perfetta” continua Carrillo.

 Secondo Henkel García, analista finanziario e direttore dell’organizzazione Econometrica, «lo scontento popolare si farà sentire ben prima dell’arrivo dell’inflazione a tre cifre, e una delle cause scatenanti sarà la scarsa disponibilità di beni di consumo. Fino a gennaio 2014 l’indice di scarsità era al 28%». Carrillo sostiene che, in vista delle elezioni parlamentari del 2015,  “il governo di Nicolás Maduro farà tutto il possibile per ridurre la scarsità di beni e tenere a bada qualsiasi espressione di malcontento. Sarà inoltre necessario garantire il flusso di denaro necessario a rispondere alle esigenze dei vari gruppi sociali ed assicurarsi il trionfo elettorale“.

“Per questo”, continua Carrillo, “verranno prese misure che, in qualche modo, saranno comunque la causa dell’inflazione elevata. Una di queste sarà il ritocco dei prezzi: bisognerà aumentare il prezzo dei prodotti, bloccati dal controllo governativo iniziato nel 2003. A partire da quell’anno, non è più stato permesso il libero incremento dei prezzi di alcuni beni, come per esempio quelli per l’igiene personale, e questo ha ovviamente influito sulla capacità di produzione delle imprese. D’altro canto se si consentiranno gli aumenti dei prezzi per dare mobilità all’economia, le conseguenze saranno visibili nei portafogli sempre più vuoti dei venezuelani“.

 A tutto ciò va sommato che, al momento attuale, le valute straniere scarseggiano, come è evidente nella riduzione di riserve internazionali: al 30 ottobre c’erano 19.758 milioni di dollari, una delle cifre più basse nella storia del Paese. Per questo motivo, dicono gli esperti, sarà necessario aumentare i controlli sui cambi. In Venezuela ci sono tre tipi di tassi: a 6,30, 11,70 e circa 49,97 bolivares per un dollaro. Le imprese, secondo i criteri governativi, hanno diritto ad incassare valuta straniera con questi cambi. Secondo Carrillo, «equilibrando i tassi,un processo che porterà alla svalutazione della moneta, si otterrà una fonte di finanziamento per il Paese.»

 Applicando queste misure, i prodotti importati che ora usufruiscono del cambio a 6,30 bolivares – tra gli altri, generi alimentari e medicine – avranno sicuramente un prezzo maggiore. «È già avvenuto in passato, quando furono aboliti i controlli sui cambi» spiega García.

 Bisogna poi considerare una quantità di variabili. Carrillo sostiene che l’inflazione si crei a causa delle scorrette politiche monetarie. Per esempio, il Banco Central de Venezuela ha aumentato le somme di denaro senza copertura, vale a dire che circola più moneta senza però che ci siano le corrispondenti riserve internazionali o un aumento di produzione di beni e servizi. Tra le  conseguenze delle stime errate c’è l’aumento del debito interno e, tra le altre cose, la difficoltà nell’ottenere capitali dagli altri Paesi a causa dell’elevata inaffidabilità del sistema venezuelano.

 Ad ogni modo, Henkel García assicura che la possibile inflazione a tre cifre non avrà effetti negativi sul mercato latinoamericano. “Negli anni novanta diversi Paesi hanno affrontato un’onda di inflazione, ma adesso il Venezuela si trova da solo. L’Ecuador, il Nicaragua e la Bolivia, sono orientati verso politiche di sinistra, sono stati più pragmatici di noi”, spiega. Carrillo dice invece che l’inflazione non è una malattia contagiosa, sostiene che “Tutto dipende dalle politiche monetarie dei singoli Paesi e che con l’aumento dei prezzi i produttori venezuelani avranno più difficoltà a vendere i propri prodotti sul mercato internazionale.

Nonostante le esportazioni siano principalmente di tipo petrolifero, c’è una piccola percentuale di esportazione di altri beni portata avanti da alcune imprese private: nel 2013 hanno prodotto ricchezza per 1.374 milioni di dollari, contro i 64.396 milioni provenienti dalle esportazioni petrolifere. Chi beneficerà della situazione, conclude l’esperto, saranno i vari partner commerciali stranieri: “Per loro vendere in Venezuela sarà un affare vantaggioso, visti i ricavi che potranno ottenere”. Per i venezuelani, invece, sarà un anno con minor potere d’acquisto e grandi sacrifici.

 

 Traduzione di Marta Abate

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->