domenica, Settembre 19

Migranti, UNHCR vs UE: politiche a confronto Condannare i ‘viaggi’ non basta

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Venendo ora alla citata Proposta di raccomandazioni dello scorso dicembre, il primo punto critico concerne la risposta frammentata al fenomeno migratorio da parte di un’Europa divisa, nella quale alcuni Stati membri hanno devoluto indebitamente ad altri le proprie responsabilità. La mancanza di un fronte comune ha comportato disfunzioni nel «Sistema Europeo Comune di Asilo» (CEAS) e a livello delle singole realtà nazionali, creando «dilemmi di natura politica apparentemente irrisolvibili» (si veda l’Introduzione al documento). In risposta, l’appello ai principi e agli obiettivi di solidarietà e di responsabilità condivisa, contenuti nel Trattato sull’UE (Art. 21) e nella Dichiarazione di New York del 2016, costituirà la base giuridica di supporto ai Paesi ospitanti il maggior numero di persone, al fine di provvedere un’assistenza coordinata a livello internazionale tesa a «creare un contesto in cui i rifugiati possano vivere in sicurezza e ricostruire le loro vite». Da parte gli Stati firmatari della Dichiarazione, questo programma porterebbe all’approvazione e allo sviluppo, nel 2018, di un «Global Compact» per i rifugiati, assistito da finanziamenti europei destinati a specifici progetti pilota.

Le proposte operative dell’UNHCR si articolano in dettaglio secondo i seguenti ambiti: impegno nella protezione e nell’assistenza oltre-frontiera (ossia nei Paesi di provenienza e transito dei flussi), ma anche nella previsione e nell’ampliamento di vie di ingresso sicure; modalità di valutazione, pianificazione e coordinamento per garantire una risposta preparata alle emergenze; implementazione del Sistema Comune di Asilo mediante un meccanismo di registrazione comune e una effettiva redistribuzione a vantaggio dei Paesi sotto pressione, procedure semplificate per ottenere lo status di rifugiato, priorità ai ricongiungimenti familiari e  garanzie per i minori non accompagnati, oltre a una maggiore efficienza nell’organizzazione dei rimpatri; infine, un impegno comune adeguatamente strutturato – e finanziato – sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione.

Tra le misure più urgenti suggerite, segnaleremo due rilievi in particolare. Secondo l’UNHCR, L’Unione Europea dovrebbe adoperarsi oltre i propri confini in veste di donatore umanitario e attore di uno sviluppo orientato alla tutela dei rifugiati e dei c.d. «sfollati interni». Come si legge nella Proposta, «I Paesi in via di sviluppo accolgono l’86 % dei rifugiati a livello mondiale e le nazioni in assoluto meno sviluppate danno asilo a 4,2 milioni di rifugiati». Ricorrendo alla base finanziaria offerta dal Fondo Fiduciario per l’Africa e dal Fondo per i Rifugiati in Turchia, l’Unione, adottando un «nuovo approccio», dovrebbe «integrare i rifugiati nella pianificazione allo sviluppo e nell’erogazione di servizi nazionali da parte delle comunità ospitanti» secondo soluzioni che muovano verso un’autonomia dei soggetti (la Commissione destina l’80% degli aiuti a situazioni di sfollamento protratto) e «soluzioni di lungo termine». Il secondo rilievo concerne la sicurezza dei viaggi finalizzati a ottenere la protezione internazionale. Ciò sarebbe possibile garantendo vie di accesso più sicure, a partire dai Paesi di transito (nei quali esistano «programmi di sviluppo e protezione regionale, un Migration Compact o la Risposta Complessiva sui Rifugiati» – ad esempio in Uganda per i rifugiati del Sud-Sudan) e «di primo asilo che si trovano sulle rotte verso l’Europa». Per soggetti vulnerabili, come donne e minori, l’accesso a vie sicure capaci di allontanarli dalle reti della tratta e dello sfruttamento sarebbe consentito attraverso nuove procedure di ricongiungimento familiare (una tra le essenziali ragioni che spingono a mettersi in viaggio). «La necessità di ricongiungersi ai propri familiari costituisce uno dei fattori principali dei movimenti secondari irregolari». Pertanto, si raccomandano procedure abili ad ampliare le categorie beneficiarie, assistite dall’esistenza di un fondo rotativo di sostegno, da linee-guida comuni e da un supporto amministrativo europeo nei Paesi terzi (con speciali esenzioni dal visto, modulistica unificata e il coinvolgimento dell’Ufficio Europeo di Supporto all’Asilo, l’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo, le Ong e l’UNHCR).

Merita, ancora, di essere richiamata la previsione di meccanismi di coordinamento, nella recezione dei flussi, tra UE e governi nazionali tali da «evitare duplicazioni» negli interventi finalizzati all’accoglienza (come è avvenuto, particolarmente, in Grecia). Per gestire meglio le emergenze, è auspicato un «coordinamento affidabile e strutturato (…) tra le Agenzie dell’UE competenti e l’UNHCR». Quest’ultima, con riguardo agli «sforzi compiuti recentemente per stabilire una propria presenza operativa all’interno dell’UE », potrebbe garantire «informazioni circa i motivi alla base dei movimenti globali di persone, nonché assistenza nello sviluppo di strumenti di analisi e pianificazione».

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