venerdì, Aprile 16

UNHCR: 4mln $ contro la colonizzazione dell’est Congo

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La colonizzazione hutu nella provincia congolese del Nord Kivu, affiancata dalle pulizie etniche contro la tribù Nande, attuate dalle milizie terroristiche ruandesi FDLR (responsabili del genocidio 1994 Rwanda), in convivenza con il regime di Kinshasa, stanno seriamente preoccupando le Nazioni Unite. Gli strateghi del Palazzo di Vetro a New York sono consapevoli che questa colonizzazione è tesa a creare una Hutuland nel cuore della regione dei Grandi Laghi. Un fattore che ha la capacità di far scatenare una guerra etnica regionale in una regione già afflitta dalla guerra civile in Sud Sudan, dal rischio di genocidio in Burundi e dalla instabilità politica in Congo.

Le Nazioni Unite, attraverso il Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), ha varato un ambizioso piano di rimpatrio dei profughi hutu giunti in Congo nel 1994 che ora stanno portando avanti il processo di colonizzazione del Nord Kivu. Il programma, approvato dalle autorità di Kigali, prevede un budget di 4 milioni di dollari stanziato per offrire incentivi economici ad ogni rifugiato hutu in Congo che decida di ritornare in Rwanda dopo 23 anni di forzato esilio. Il programma punta a far rientrare in Rwanda 20000 sui quasi 50000 rifugiati hutu presenti in Congo. La prima fase (pilota) è stata lanciata tra novembre e dicembre 2016 dove 403 famiglie sono rientrate in Rwanda beneficiando di 191 dollari a persona.

«Per il 2017 contiamo di rimpatriare 20000 rifugiati ruandesi grazie agli incentivi economici. Il progetto è iniziato nel novembre 2016 dando ottimi risultati. Continueremo il programma fino al rimpatrio totale dei rifugiati ruandesi ancora presenti in Congo«», ha affermato ai media regionali Erika Fitzpatrick un ufficiale UNHCR di stanza in Rwanda.

Il sostegno finanziario offerto dovrebbe servire per reinserirsi nella patria natia. UNHCR offre anche materiale edile per costruire case e qualche capo di bestiame per iniziare attività pastorali. I rifugiati rimpatriati sono seguiti regolarmente dal personale UNHCR e dalle autorità ruandesi al fine di assicurare il loro reinserimento nella società d’origine. Per rafforzare il rimpatrio volontario UNHCR ha messo a disposizione i fondi necessari per offrire ad ogni rifugiato un anno di assistenza sanitaria e di trasporti gratuiti. Si offrono anche dei cellulari che, nella regione, non sono solo delle semplici devices per comunicare o accedere ad internet ma anche strumenti di business tramite il trasferimento di soldi via telefonino garantito dalle principali compagnie di telecomunicazione della regione.

Se Madame Fitzpatrick si dice sicura della riuscita del progetto, vari osservatori regionali esprimono seri dubbi e rilevano criticità che potrebbero vanificare il ritorno dei rifugiati hutu. Il pacchetto di sostegno finanziario è considerato non sufficiente per il reinserimento in Rwanda. Vi è il forte rischio che i rifugiati accettino di rientrare nel loro Paese per accedere ai fondi, materiale edile e capi di bestiame offerti gratuitamente per poi rientrare nello loro zone di residenza in Congo. Altro fattore di rischio è rappresentato dai terroristi ruandesi FDLR che stanno fisicamente impedendo il ritorno dei rifugiati hutu, considerati da questi criminali come la loro base popolare per la riconquista del Rwanda.

Tra i rifugiati vi sono molti giovani che sono nati dopo l’olocausto ruandese e che non hanno mai conosciuto il loro Paese d’origine. Questi giovani non hanno informazioni sul Rwanda, solo quelle fornite dai responsabili politici delle FDLR, che ovviamente trasmettono  informazioni false tese a terrorizzare i profughi e a convincerli di rimanere in Congo. Si parla di esecuzioni extra giudiziarie e arresti attuati contro i rifugiati hutu rientrati. Si dipinge il Rwanda come uno Stato sotto dominio dittatoriale tutsi dove gli hutu sarebbero tenuti in una situazione di semi schiavitù. Propaganda che contrasta le politiche di Kigali.

I precedenti rimpatri di rifugiati hutu (1997 e 2004) evidenziano un pieno appoggio delle autorità governative ai loro cittadini ritornati in patria. In vari casi le autorità giudiziarie hanno rinunciato a perseguire legalmente i sospettati di genocidio, incoraggiando tra la popolazione il difficile loro reinserimento, chiedono di perdonare i crimini commessi 23 anni fa. Le nuove generazioni di rifugiati hutu nate dopo l’olocausto non sono considerate responsabili dei crimini e a loro sono destinati programmi speciali di reinserimento che hanno l’obiettivo di educarli alla vita civile e democratica estirpando il veleno e la propaganda razziale inculcata dai leader politici delle FDLR.

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