martedì, Settembre 21

Ungheria: 'Sia Ovest che Est'

0
1 2


L’improvvisa avventura militare del Governo di Ankara contro i nemici dello Stato Islamico, iniziata esattamente un mese fa, potrebbe non solo peggiorare drasticamente la situazione della sicurezza interna della Turchia ma anche provocare ripercussioni negative ben oltre la delicata regione medio-orientale. Potrebbero risentirne per molti aspetti gli Stati dell’Europa centrale, e fra questi, in modo particolare, l’Ungheria.

Non si tratta tanto delle affinità etniche fra turchi e magiari, che pure in passato hanno avuto qualche peso nelle relazioni fra i due Paesi e che alimentano qualche reciproca simpatia, quanto del fatto che da diversi anni il Governo di Budapest, per ragioni in parte oggettive e in parte soggettive, ha assegnato alla Turchia nell’ambito delle sue relazioni internazionali un ruolo primario sia in campo politico che economico.

Sono proprio i buoni rapporti con Ankara che permettono di dare sostanza alla formula che fissa l’orientamento di fondo della politica estera ungherese e che il Primo Ministro Viktor Orbán così volentieri ripete, secondo la quale l’Ungheria, al contrario di altri Paesi dell’Europa centrale, non segue il principio: ‘o Ovest o Est’ ma quello ‘sia Ovest che Est’.

Per motivi geografici e storici l’Ungheria fa senza dubbio parte dell’Occidente, come hanno tra l’altro confermato i due referendum popolari con i quali si è sancita a larga maggioranza l’adesione del Paese alla Nato (1999) e all’UE (2004), ma ciò non toglie che, come ha sostenuto Orbán in un recente incontro di tutti gli ambasciatori ungheresi riuniti a Budapest, «le coordinate della politica estera ungherese da mille anni in qua [cioè da quando esiste lo stato ungherese] sono state tracciate tenendo in conto le relazioni con la Germania, con la Russia e con la Turchia». E oggi le cose non starebbero in modo molto diverso.

L’Ungheria intende insomma intrattenere con i due Paesi che costituiscono il suo Est i migliori rapporti possibili. Così, se Budapest ha dovuto, per gli obblighi che derivano dall’adesione all’UE, allinearsi alla politica delle sanzioni antirusse, si è però ben guardata dal criticare ad alta voce le iniziative di Mosca. Esponenti del Governo ribadiscono, anzi, in ogni occasione, l’importanza che attribuiscono all’amicizia russa e si attivano per favorire al massimo gli scambi che non ricadono fra le restrizioni imposte da Bruxelles. Ciò non ha impedito un sensibile calo del volume commerciale con la Russia (circa il 15% fra 2013 il 2014), che resta comunque il secondo partner economico dopo la Germania.

Con la Turchia le relazioni, almeno fino all’unilaterale attacco armato contro i curdi e la destabilizzazione che ne è seguita, erano in piena espansione. Durante la visita del Primo Ministro turco Ahmet Davutoǧlu a Budapest nel febbraio scorso (in compagnia di ben sei ministri, tanto che si era tenuta una specie di seduta congiunta dei due governi), Orbán aveva annunciato che i 2 miliardi di interscambio correnti sarebbero stati più che raddoppiati entro breve tempo. Questo ambizioso obiettivo si sarebbe realizzato anche prima dell’arrivo in Ungheria del gas russo portato da Turkish Stream e atteso in Europa centrale per la fine del decennio, a meno di nuove e spiacevoli sorprese.

Turkish Stream permetterebbe di realizzare quel che non è riuscito ai precedenti progetti di gasdotto (Nabucco e South Stream) osteggiati e alla fine vanificati dall’Unione Europea perché, a suo giudizio, avrebbero assicurato una posizione predominante sul mercato energetico europeo a un unico fornitore (la russa Gazprom).

La nuova variante attraverso la Turchia avrebbe il vantaggio di aggirare l’opposizione dell’UE in quanto attraverserebbe paesi che o non sono ancora nell’Unione, come Macedonia e Serbia, o non sono allineati su questo punto ai desideri di Bruxelles, come Grecia e, appunto, Ungheria. A ciò si aggiunge che l’Ungheria vede molto di buon occhio un gasdotto che evita precisamente i paesi vicini con i quali i rapporti non sono senza problemi: la Romania, per il suo indiscriminato allineamento sulle posizioni maggioritarie a Bruxelles, e la Croazia per l’ancora aperto incidente finanziario risalente al 2009 (la compagnia petrolifera di stato ungherese MOL si sarebbe all’epoca assicurata la maggioranza relativa del 49,08% nella compagnia petrolifera di stato croata INA corrompendo il primo ministro croato in carica Ivo Sanader, ora in carcere. Il contenzioso giudiziario intorno alla proprietà delle quote INA non è terminato).

L’impegno di Budapest in favore di Turkish Stream è perciò molto serio, tanto che in una recente intervista al quotidiano economico russo ‘Kommersant, Orbán si è detto pronto a respingere ogni eventuale critica in seno all’UE contro questo progetto. Al giornalista che gli faceva notare le difficoltà del compito, Orbán ha risposto citando un famoso primo ministro ungherese dell’Ottocento, Ferenc Deák: «Sono disposto a combattere anche se non ci fosse nemmeno una speranza».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->