sabato, Luglio 31

Ungheria: la comunità LGBTQ+ arma di propaganda elettorale di Orban La legge contro la quale l'Europa ha deciso di alzare la voce è l'ultimo strumento politico di Viktor Orbán e del suo partito per consolidare il sostegno in vista di elezioni importanti

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La Commissione europea ha deciso di prendere tempo per esaminare a fondo il Piano di ripresa e resilienza dell’Ungheria. Il progetto, del valore di oltre 7,2 miliardi di euro, sarebbe in stand-by a causa di carenze sulle procedure di controllo e monitoraggio da parte delle autorità di Budapest su come saranno spesi i fondi europei. Ufficialmente dal Berlaymont i funzionari si limitano a prendere tempo: «La Commissione sta portando avanti la sua valutazione approfondita del piano ungherese rispetto agli undici criteri stabiliti nel regolamento Rrf, gli stessi che si applicano a tutti gli Stati membri», riferisce una portavoce dell’esecutivo europeo a ‘AGI‘. «Gli undici criteri richiedono in particolare una valutazione del fatto che le misure affrontino le sfide individuate nelle raccomandazioni specifiche per Paese o un sottoinsieme significativo di esse; e se i piani forniscano un adeguato meccanismo di controllo e verifica».
Il problema appare politico, più che tecnico.
Lo scorso 27 giugno, il Presidente del gruppo parlamentare di Renew Europe, Dacian Ciolos, aveva invitato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a non approvare il piano ungherese per presunte carenze sulla trasparenza nella gestione dei fondi Ue. Inoltre, Ciolos aveva chiesto a Bruxelles di non dare il semaforo verde al piano -previsto entro il 12 luglio- fino a quando il Governo di Viktor Orban non avrà rimosso «gli ostacoli all’accesso alle informazioni pubbliche da parte dei giornalisti investigativi e delle organizzazioni della società civile».
E questa è una prima questione, nell’insieme marginale.
Quanto davvero è al centro delle attenzioni di Bruxelles è sempre la legge ritenuta da Bruxelles discriminatoria nei confronti della comunità Lgbtq+ entrata in vigore ieri. Legge che Bruxelles ha chiesto venga modificata e che l’Ungheria dichiara di non avere alcuna intenzione di farlo.

«Se l’Ungheria non aggiusterà il tiro la Commissione userà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati, dobbiamo dirlo chiaramente, noi ricorriamo a questi poteri a prescindere dallo Stato membro», ha detto oggi la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo nel dibattito in plenaria al Parlamento europeo sulle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo. Von der Leyen è stata netta: «La nuova legge ungherese dice, tra le altre cose, che film informazioni pubblicazioni Lgbt non possono essere più mostrati ai giovani al di sotto dei 18 anni perchè avràconseguenze sullo sviluppo fisico e morale dei minorenni. Praticamente omossessualità e transessualità vengono poste allo stesso livello della pornografia, e questa legge non serve alla protezione dei bambini, è un pretesto per discriminare. Questa legge è vergognosa». Una legge che «contraddice profondamente i valori fondamentali dell’Ue: la protezione delle minoranze, della dignita’ umana, dell’uguaglianza e la protezione dei diritti umani. Questi valori si trovano ancorati nell’articolo due del nostro trattato. I capi di governo e di stato hanno deciso di sostenere pienamente la Commissione e naturalmente io utilizzerò tutti gli strumenti che sono a disposizione della Commissione per difendere questi valori fondamentali».

Ieri, intanto, si è avuto conferma che la Commissione si appresta ad aprire per questa legge una procedura d’infrazione. «Non siamo ancora alla fase in cui si può dire che una lettera d’infrazione sia stata inviata, ma non rimarremo a lungo senza agire, nel caso in cui alcuni Paesi non rispettino le leggi europee». Così la portavoce della Commissione europea Dana Spinant ha risposto ieri ai giornalisti che chiedevano aggiornamenti su una comunicazione della Commissione europea all’Ungheria. Se quindi «non possiamo annunciare un passo concreto oggi», la stesura di una lettera di messa in mora per l’Ungheria è comunque «in preparazione», ha confermato Spinant.

L’Ungheria ha ripetutamente affermato di non avere alcuna intenzione di ritirare o modificare la legge, nata per essere unalegge sulla pedofilia‘, sostenuta anche dall’opposizione, e volta a prevedere pene più severe per i pedofili. «Una serie di emendamenti omofobici fatti dal governo di Orbán una settimana prima del voto» hanno prodotto una legge che di fatto è un giro di vite che comprime ulteriormente i diritti LGBTQ+.

Una legge che è «l’ultimo strumento politico del primo ministro Viktor Orbán per consolidare il sostegno in vista di elezioni importanti», sostengono Umut Korkut, politologo e Roland Fazekas della Glasgow School for Business and Society presso la Glasgow Caledonian University.

«Seguendo l’esempio della legge russa sulla ‘propaganda gay’ del 2013, il governo ungherese Fidesz, di destra e populista, assimila efficacemente l’omosessualità con i pedofili e proibisce la diffusione di contenuti che il governo considera come promozione della segregazione di genere, riassegnazione di genere o omosessualità.

La costituzione ungherese contiene già clausole secondo cui ‘l’Ungheria protegge il diritto dei bambini all’identità personale in base al sesso di nascita e garantisce un’istruzione in conformità con i valori basati sull’identità costituzionale e sulla cultura cristiana dell’Ungheria’. La nuova legislazione si aggiunge a questo quadro, affermando che l’insegnamento della cultura sessuale, della vita sessuale, dell’orientamento sessuale e dello sviluppo sessuale dovrebbe essere allineato alla costituzione».

Da sottolineare che questo non è il primo attacco alla libertà sessuale, la situazione nel Paese è già particolarmente compromessa. «Questa è la quarta legge introdotta per limitare i diritti LGBTQ+nel Paese dal 2018. Nel 2020, il Parlamento ungherese ha modificato la sua Costituzione per inserire nella sua legge fondamentale che il padre è un uomo e la madre è una donna. Questo è stato il nono emendamento alla Costituzione dalla sua completa rielaborazione nel 2012, che specificava che una famiglia può significare solo un matrimonio tra un uomo e una donna».

Secondo Umut Korkut e Roland Fazekas, «la legge è un altro esempio di come il governo Fidesz, guidato dal populista Orbán, si sia concentrato su questioni marginali per consolidare la sua base elettorale prima delle elezioni parlamentari del prossimo anno. Dal 2010, il metodo di Orbán di costruire la minaccia facendo appello alle insicurezze e alle paure pubbliche è stato un principio guida nella politica ungherese.

Le prossime elezioni parlamentari ungheresi nell’aprile 2022 saranno un grande banco di prova per Orbán, che è stato primo ministro dal 2010 e ha vinto tre elezioni nazionali di fila. Fin dalla sua prima elezione, Orbán ha preso di mira la politica liberale e progressista, giurando di rendere l’Ungheria una democrazia illiberale.
Identificare nuovi nemici sembra essere una ricerca fondamentale per Fidesz. Questa volta, il partito sta descrivendo la comunità LGBTQ+ come un obiettivo per consolidare la sua base elettorale».

«Le guerre culturali ungheresi hanno raggiunto il punto più basso a causa dell’aumento degli arrivi di richiedenti asilo nel 2015. La percezione di minaccia che Orbán è riuscito a generare attorno ai migranti musulmani e ai loro sostenitori liberali di sinistra lo ha aiutato a consolidare il suo potere prima delle elezioni parlamentari del 2018».
«N
elle elezioni locali del 2019, i partiti di opposizione sono stati in grado di costruire coalizioni elettorali nonostante le loro differenze ideologiche, con il solo scopo di rimuovere Fidesz dal potere. Il neoeletto sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, ha ottenuto la vittoria su una piattaforma trasversale che ha anche riunito l’ex partito di estrema destra Jobbik e la sinistra verde. Karácsony potrebbe essere il candidato dell’opposizione contro Orbán alle prossime elezioni parlamentari».
Nella sua forma originaria, la nuova ‘legge sulla pedofilia’ era sostenuta dai partiti di opposizione. Quando Fidesz ha inserito gli emendamenti omofobi «copiando e incollando la legislazione russa anti-LGBTQ+, ha sancito la fine di un accordo per la maggioranza dell’opposizione, che alla fine ha boicottato il voto non presentandosi. Tuttavia, Jobbik è uscito dai ranghi degli altri partiti di opposizione e ha votato con il governo, fratturando la coalizione di opposizione in un momento critico prima delle elezioni del prossimo anno».

Questa legislazione, sottolineano Korkut e Fazekas «è una grande minaccia per le persone LGBTQ+ in Ungheria. I membri di questa comunità avevano già perso i loro diritti di sposarsi, adottare bambini e, per le persone transgender, ottenere il riconoscimento legale di genere. Ora saranno anche collegati alla pedofilia. Il membro di Fidesz e Presidente dell’Assemblea nazionale ungherese, László Kövér, ha affermato che “moralmente, non c’è differenza” tra le coppie dello stesso sesso che desiderano adottare o sposarsi e i pedofili. “Dobbiamo lottare contro queste idee occidentali e mantenere i valori cristiani”, ha aggiunto.
L’organizzazione per i diritti LGBTQ+ Háttér Society ha risposto al disegno di legge affermando che la maggior parte degli studenti LGBTQ+ sono stati molestati verbalmente a causa del loro orientamento sessuale o dell’autoespressione. Le campagne scolastiche e i programmi educativi sono stati fondamentali per aumentare la consapevolezzasull’uguaglianza, ma la nuova legislazione pone fine a tutto questo, limitando al contempo i diritti umani fondamentali come la libertà di parola e di espressione.
Secondo i dati
dell’indagine più recente, il 46% degli ungheresi sostiene il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il 56% sostiene i diritti di adozione per le coppie dello stesso sesso. La polarizzazione nella politica ungherese influenza anche le opinioni sui diritti LGBTQ+. Con questa legge, Fidesz tenta di consolidare il suo campo,ma i sostenitori dell’opposizione potrebbero trovare questa legge semplicemente troppo marginale per agire, data la loro diversità politica.
Mentre l’attuazione della legge dipenderà dalla vigilanza dei tribunali e dei pubblici ministeri,
la legislazione mette un altro chiodo sulla democrazia ungherese, poiché Fidesz continua a violare i diritti e le libertà fondamentali. Tuttavia, se gli attivisti riusciranno a consolidare l’opposizione a questa legge così come la mobilitazione in corso contro la costruzione del campus dell’Università cinese Fudan in Ungheria, potrebbero ottenere abbastanza slancio per aprire nuovi fronti contro Fidesz».

Una legge che è una vera e propria arma politica, propaganda elettorale, anche secondo gli osservatori di Bruxelles, che Orban e il suo partito stanno usando in vista del voto del prossimo anno, per questo, consapevole di questo, probabilmente la UE ha deciso che è arrivato il momento di alzare la voce e, se necessario, usare le stesse armi di Orban -il blocco ai fondi Recovery Fund- e tutti gli strumenti che i Trattati prevedono, a partire dalla procedura d’infrazione.
Il risultato del voto del prossimo aprile molto potrebbe essere influenzato dalla capacità dell’Unione europea di gestire correttamente questa partita.

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