venerdì, Settembre 17

Unesco: la poesia dell'impegno image

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Poesia è musica e la musica è una delle forme del tempo. Diceva Charles Baudelaire: «Spesso è un mare, la musica, che mi prende ogni senso! A un bianco astro fedele, sotto un tetto di brume o nell’etere immenso, io disciolgo le vele». Affidiamo alle parole di uno dei poeti più celebri l’annuncio che oggi è la Giornata mondiale della poesia, proclamata dalla XXX Sessione della Conferenza Generale UNESCO nel 1999, e celebrata per la prima volta il 21 marzo del 2000. Tre volte auguri: per la poesia, per la Primavera, per la giornata in memoria delle vittime della mafia.

Per quanto riguarda la poesia, la data è stata scelta in contiguità con la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, già indetta dall’ONU nel 1966. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ricorda che il 21 marzo del 1960 la Polizia di Shaperville in Sudafrica aprì il fuoco contro 69 pacifisti che manifestavano contro l’Apartheid. Con la celebrazione si è voluto sottolineare come quello della poesia debba essere un ambito privilegiato per la promozione del dialogo e della comprensione interculturali, per la costruzione della pace e del rispetto reciproco, per rappresentare le istanze più elevate dello spirito dell’uomo.

Il 21 marzo è anche il primo giorno di Primavera. Un’occasione per augurarci che la poesia possa fiorire, come opportunità di pace, nell’impegno dei poeti di tutto il mondo. Ogni società umana guarda in effetti all’antichissimo statuto dell’arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, alla base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica. Definire cosa sia la poesia in sé resta però un compito particolarmente difficile. Possiamo dire, usando le parole dell’Enciclopedia Treccani, che questo tipo di scrittura «si sottopone a una ‘restrizione metrica’», deve cioè fare i conti con il suono, con la musicalità delle parole e dunque anche con la misura del tempo.

Il tempo segnala stagioni e ciclo solare. Corre obbligo dire che il 21 marzo è l’Equinozio di Primavera. Questa è la data in cui il giorno e la notte si equivalgono. In realtà, per via della ‘precessione degli equinozi‘, ogni anno la celebrazione si anticipa un po’. In effetti l’equinozio dura un istante e quest’anno è caduto il 20 marzo alle 17,57. In quel momento esatto il Sole ha attraversato l’orizzonte celeste, passando nel punto in cui l’eclittica e l’equatore celeste si stavano toccando.

In parole più semplici, il Sole era perpendicolare alla superficie del nostro pianeta. Non è nemmeno vero, anche se è una meravigliosa credenza comune, che il giorno e la notte abbiano la stessa durata negli equinozi. In queste occasioni (a marzo e settembre) in effetti vediamo la luce prima che il Sole sia sorto e ben dopo il suo tramonto. Ma ci piace pensare che nella data del 21 marzo il giorno e la notte ‘si sfiorino la mano’ proprio mentre si celebra la Primavera.

In questa data l’Unesco -agenzia ONU per l’Educazione, la Scienza e la Cultura- ha scelto di celebrare la Giornata mondiale della poesia. Ogni anno e in tutto il mondo il 21 marzo si ricorda così il ruolo dell’espressione poetica nella promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace. La promozione della pace attraverso la cultura è la principale missione dell’Unesco. Nata all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, l’agenzia fu fondata per preservare la pace nel mondo, attraverso gli stili di vita, le credenze sociali e tradizionali, attraverso l’arte e nel rispetto della Natura. Insomma, attraverso la salvaguardia delle diverse culture esistenti sul pianeta Terra.

Che cosa significa esattamente? Significa che la poesia permette agli esseri umani di esprimere ciò che realmente sono, nella loro ‘essenza’. Diceva ‘Il Piccolo Principe‘ di Antoine de Saint Exupéry che «non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi». Ciò che le persone sono ‘essenzialmente’ travalica infatti le forme culturali, sociali e storiche che il genere umano si è dato per organizzarsi e convivere.

La poesia può essere una forma essenziale, immediata, emotiva, creativa. Sotto questo aspetto, come disse Giambattista Vico, la poesia si può considerare ricca di una funzione rivelativa, che «custodisce le prime immaginate verità dei primi uomini». 

Secondo il grande storico la poesia sarebbe stata la forma espressiva dei primi uomini, ancora oggi individuabile nel linguaggio dei bambini. «Il più sublime lavoro della poesia è alle cose insensate dare senso, ed è proprietà dei fanciulli di prendere cose inanimate tra mani e, trastullandosi, favellarvi come se fussero, quelle, persone vive… Gli uomini del mondo fanciullo, per natura, furono sublimi poeti».

La poesia è qui il linguaggiogiovanedel mondo giovane, la forma espressiva che i primi uomini si diedero per dare voce a quella che immaginavano essere una Natura animata. Alla radice delle forme poetiche ritroviamo inoltre l’atto musicale,

La capacità di discernere il bello fa la sua comparsa sulla Terra circa 100.000 anni prima di Cristo. A quel tempo l’uomo comincia a creare forme d’arte e simboli. Nello stesso momento e forse d’improvviso, l’homo sapiens sapiens si scuote dal suo atavico torpore animalesco per creare musica, indossare monili, impiegare strumenti ad uso non soltanto pratico o utilitaristico. L’uomo ‘inventa’ la musica, o meglio scopre che si può riprodurre un ritmo (il ritmo è il senso del tempo) e in questo modo, in qualche modo, si può ‘controllare’ il tempo.

La musica e la poesia appaiono, così, e da subito intimamente legate, come forme metriche, espressive, scandite. Facile da capire se pensiamo che ancora nell’antichità classica i poeti usavano accompagnare le loro declamazioni con strumenti musicali. La poesia è arte del tempo e il tempo sovrasta l’uomo. A quella fonte superiore appartiene la poesia, che è anche una porta per accedere alla memoria universale del genere umano. Ecco perché promuove la pace: perché riporta l’attenzione ai valori universali comuni a tutti gli esseri umani.

La poesia si estende su diverse dimensioni: quella sonora (non è una forma di poesia anche un’opera lirica?), quella temporale (nelle forme metriche del sonetto, del madrigale o altro), quella performativa (autori che ‘parlano’ le loro opere ponendole in relazione con l’accompagnamento musicale) e quella ‘muta’ (poesia che leggiamo solo dalla pagina del libro).

Cosa accomuna queste forme d’arte? La capacità di mettere insieme silenzio e rumore, la capacità di farli dialogare? In modo non necessariamente amabile, basti pensare a poeti come Charles Bukowski o Oscar Wilde, Charles Baudelaire o Dino Campana. Diceva Alda Merini che «i poeti, nel loro rumore, fanno ben più silenzio di una dorata cupola di stelle». Il rapporto tra rumore e silenzio è come una trama sulla quale si intessono le parole della poesia, nel ritmo delle parole a voce più o meno alta, nel dire o non dire, alludere a un significato ineffabile, cercare di delimitarlo come sfida dell’atto poetico.

Sul terreno di questa sfida si apre la potenzialità pacificatrice del linguaggio poetico, almeno nelle intenzioni dell’Unesco. Nel 2009 la Direttrice Generale Irina Bokova disse che «la scoperta di un nuovo brano poetico implica un’immersione nel linguaggio, nei sentimenti e nell’emotività dell’Altro, indipendentemente dalla distanza geografica». La poesia sembra diventare territorio dell’Altro, che possiamo essere noi stessi in aspetti che non prevedevamo di poter assumere.

Auguriamo, dunque, un buon primo giorno di Primavera a tutti, ricordando che il 21 marzo è anche la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Perché il loro ricordo non si estingua e possa continuare fiorire in mille atti di impegno collettivo.

 

 

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