martedì, Settembre 21

Un'era della sinistra: bassolinismo e deluchismo field_506ffbaa4a8d4

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Antonio Conte, oggi storico, ex parlamentare campano eletto la prima volta alla Camera nel 1976 con il Partito Comunista Italiano, che ha vissuto tutte le fasi della trasformazione della sinistra italiana contribuendo anche a gettare le basi dell’Ulivo, dà una lettura politica straordinariamente lucida dell’intero arco temporale che va dal bassolinismo al deluchismo. Conte individua con Bassolino “il punto più alto di una ragione storica della sinistra in Campania e, paradossalmente, ne costituisce il profeta armato della dissoluzione, della scomparsa in una pratica di amministrazione deprivata di ‘rappresentanza’ sociale, con la impressionante eliminazione dei luoghi della partecipazione organizzata e strutturata in cui il popolo della sinistra esercitava un ruolo effettivo di decisione e di controllo”. Di De Luca dice: “credo che egli sia il meno interessato a emanare proclami di sinistra, consapevole di essere, al contempo, titolare di un consenso fondamentale e importante, alternativo alla destra, ma anche identificato come antagonista rispetto alla sinistra dei fortilizi correntizi ed autoreferenziali”. Nella analisi dello storico, De Luca diventa, quindi: espressione della crisi della sinistra, interprete apicale di una strategia della decisione produttiva, insofferente delle lungaggini democraticistiche, accarezzatore scaltro delle mille tensioni indotte dalla crisi e dallo sfascio morale e dalla marea antipolitica. Una figura che sembra potersi sovrapporre al profilo che il sociogolo Lello Savonardo disegna di Bassolino identificandolo come l’icona partenopea della rinascita, capace di riscattare Napoli restituendole l’immagine di una città nuova, del G7, di una città che rinasce e vuole liberarsi dalle macerie di Tangentopoli e del malaffare.
Ma mentre il bassolinismo è già storia, il deluchismo non ha ancora ricevuto un riconoscimento in tal senso; il De Luca dei nostri giorni ha fondamentalmente basi e potenzialità diverse rispetto a Bassolino quando era al massimo della popolarità. In primo luogo perché le dimensioni dei due fenomeni profondamente sono diverse. Salerno non è Napoli e non ha la potenza mediatica della città capoluogo, tra i luoghi più amati e apprezzati al mondo. Gestire la città metropolitana di Napoli ha, infatti, consentito ai sindaci che si sono succeduti di essere proiettati, nel bene o nel male, in contesti internazionali anche senza compiere molti sforzi. De Luca ha dovuto inventarsi, non senza talento, sia chiaro, iniziative come ‘Luci d’artista‘ per permettere a Salerno e alla sua amministrazione di uscire al di fuori dei confini campani. Anche volendo mettere a confronto l’attività amministrativa dei due si ha, in estrema sintesi, da una parte una città, la Napoli della piazza Plebiscito liberata, che ha imparato ad apprezzare i suoi spazi vitali e, in parte, il suo meraviglioso patrimonio d’arte; dall’altra una città già straordinariamente bella, il cui skyline è mortificato dalla folla di gru quasi quanto il suo tessuto urbano e viario è reso monco dalla quantità asfissiante di cantieri. Da una parte c’è stato un sindaco che ha restituito la città ai suoi cittadini, dall’altra il sindaco che ha avviato una eccezionale opera di costruzione e cementificazione per lasciare il segno indelebile di una amministrazione forte ed efficiente. Al punto che sono nate associazioni e gruppi sui social, soprattutto di giovani, che ne contestano la logica, invocando un ritorno alle origini quando, cioè, Salerno veniva descritta da Piovene come una sorta di cittadina svizzera per la sua pulizia e grazia. Si sono dati come nome Figli delle chiancarelle in ossequio alla storia locale e hanno scritto una sorta di vademecum per ricordare, non solo ai salernitani, che Salerno era bella anche prima del 1993; che il sole, il mare, le montagne, le bellezze storiche ed artistiche non le ha create De Luca; e chiedendo al contempo una città futura con meno cemento, meno traffico, meno luci, con più verde, più mare e più spiagge, più cultura e più arte.
Nicola Oddati è stato assessore del Bassolino sindaco, sta scrivendo un giallo che uscirà nelle librerie in autunno e che fa muovere i personaggi sullo sfondo del tema del bassolinismo. Ma ciò nonostante Oddati ripudia l’idea di un bassolinismo reale e, facendo una comparazione calcistica, descrive il sistema che ruotava intorno a Bassolino come l’Inter di Mourinho, con un allenatore condottiero assoluto e un gruppo di campioni, uomini molto motivati dalla forza trascinante del leader. O anche come un sistema planetario, il sole e ogni pianeta intorno alla sua orbita. Alla libertà di giudizio, di arbitrio e anche di sbagliare che Oddati sentiva di avere, contrappone il mondo che ruota intorno a De Luca, che chiama deluchismo e anche deluchiano e lo paragona, seguendo sempre una similitudine calcistica, al Milan di Sacchi, un sistema asfissiante dove tutto è sotto controllo e se sei un fuoriclasse non sei funzionale al gioco. “Quello che ruota intorno a De Luca è un sistema più verticistico, un sistema che funziona così da 20 anni, una organizzazione strutturata che gli ha permesso di vincere sempre a Salerno, di portare i suoi uomini alla guida della città, ma se esiste un deluchismo non può essere paragonato al bassolinismo, che è esistito come corrente di pensiero ma non come organizzazione strutturata, una egemonia politica più gramscianamente intesa”. Oddati non esita a definirli due cavalli di razza “forse gli unici cavalli di razza della classe dirigente degli ultimi 25 anni”.
Due cavalli di razza e due sistemi di fare e concepire sia la politica che l’attività amministrativa, che devono fare i conti con i limiti degli ‘ismi’ che i successi portano a costruire. Così Andrea Cozzolino ricorda che “quando abbiamo smesso di parlare a forze vitali, ci siamo rinchiusi in una ricerca solitaria del consenso e della qualità del governo lì è cominciato il limite dell’esperienza di Bassolino. Non vorrei che De Luca ripercorresse la stessa strada. Una chiusura dell’azione concreta di governo e una scelta della classe dirigente molto individuale, personale a dimensione tutta salernitana. Non sarebbe l’inizio di un percorso politico ma l’inizio della fine”. Velardi mette in guardia l’attuale Governatore campano: “De Luca sindaco di Salerno simula Bassolino sindaco di Napoli, mi auguro che non sia presidente come è stato presidente Bassolino perché Antonio non è stato brillante”.
Limite e potenza degli ‘ismi’, però, è anche che possono ripresentarsi. Così, per esempio, si parla di una nuova possibile rentrée di Bassolino per le prossime comunali a Napoli, nel 2016. “Non glielo auguro”, esclama secco Oddati, “lo dico come amico. Il mondo cambia, lui ha svolto una funzione importante, tornare sui luoghi può essere rischioso, e se ne parla forse perché mancano alternative”.

 

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