martedì, Settembre 21

Un'era della sinistra: bassolinismo e deluchismo field_506ffbaa4a8d4

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Già, Vincenzo De Luca, l’ex sindaco di Salerno, alla guida della città, per un ventennio circa, sfidando tutto e tutti, persino la sua coalizione di appartenenza contro la quale pure ha vinto una elezione e che per il suo temperamento, che ha risvolti pratici anche nell’attività politica e amministrativa, è stato soprannominato ‘lo sceriffo’ o anche ‘il Chavez di Salerno’, come ha scritto Antonello Caporale su ‘Il Fatto Quotidiano‘ all’indomani della vittoria elettorale alle regionali in Campania.
De Luca, si è aggiudicato nel giro di soli tre mesi: primarie, elezioni regionali, lok provvisorio dei tribunali a governare congelando gli effetti della legge Severino. Ecco perché cominciano a uscire allo scoperto i sostenitori del deluchismo. I suoi tifosi dicono che senza De Luca il Pd non avrebbe vinto in Campania. Le opposizioni, da tempo, invece, stanno annunciando che il deluchismo è finito, che lo sceriffo sta perdendo posizioni.
Ma se è esisito un bassolinismo e se esiste un deluchismo, viene logico chiedersi se ci siano delle differenze tra i due mondi.
Per Cozzolino ci troviamo di fronte due personalità totalmente diverse: “Bassolino è stato un leader della sinistra italiana, parte di un gruppo dirigente che ha elaborato anche un processo difficile, scaturito dal delicato passaggio dal pci a quella che sarà l’evoluzione della sinistra italiana. Poi Antonio è uno dei primi leader nazionali che ha scelto la sfida del governo locale per fare del riformismo. Invece De Luca è un leader molto locale, molto legato alla vicenda della sua città, anche i due approcci alla politica sono totalmente diversi”.
L’altra persona che quella sera di dicembre, quando stava per aprirsi su Napoli il sipario di quella che fu chiamata la Rinascita napoletana, aveva libero accesso alla stanza di Antonio Bassolino è Claudio Velardi; all’epoca portavoce di Massimo D’Alema, oggi è uno dei più quotati comunicatori politici, docente, tra l’altro, di lobbying e comunicazione politica alla Luiss.
Tra i due ci sono tanti tratti simili”, osserva Velardi che di De Luca ha curato la fase finale della campagna elettorale, quella che lo ha condotto all’affermazione sul Governatore uscente Caldoro che pure era favorito. “Vengono entrambi dal partito comunista, sono leader molto profilati sul piano personale, entrambi con un rapporto plebiscitario con la gente, con il popolo e anche la linea del decisionismo che sembrerebbe più accentuata su De Luca, apparteneva in realtà allo stesso Bassolino quando era in auge”. Velardi lo rappresenta come un leader solitario, perché poi “i leader moderni, non avendo apparati partitici alle spalle sono tutti dei solitari”; e De Luca sembra incarnare alla perfezione l’epoca in cui viviamo dal punto di vista della leadership politica. Meno netto il giudizio sul deluchismo. “Lo si potrà dire tra un po’ se esiste. Sicuramente è esistito a Salerno così come è esistito il Bassolinismo a Napoli, anche perché si tratta di un fenomeno molto più evidente nella dimensione cittadina che non regionale”.
Di sicuro entrambi si schierano apertamente contro il male che sembra aver rallentato o fermato ogni slancio che potesse migliorare la condizione generale di Napoli, di Salerno, della Campania. Quel male, o quella malattia, che il Genovesi chiama ‘nonsipuotismo’ e che ammorba da varie generazioni parte del Mezzogiorno ponendo ostacoli, spesso inventati, anziché trovare soluzioni. E anche per questa dirompente determinazione, accanto alla folta schiera di ammiratori si formerà negli anni, per tutt’e due, una altrettanto numerosa lista di detrattori, anche di significativi, tra intellettuali, politici, imprenditori.

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