mercoledì, Ottobre 27

Un’eccellenza italiana a Parigi field_506ffb1d3dbe2

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Dventrelli

L’italiana Daniela Ventrelli è l’unica vincitrice straniera tra i dieci scelti del concorso di ricerca Emergence(s) 2013‘ promosso dal Comune di Parigi, attraverso il suo Consiglio Scientifico che pone la capitale fra i top investor europei nell’attività di ricerca multidisciplinare. L’obiettivo è di aiutare i giovani ricercatori a emergere e promuovere i propri studi sperimentali e innovativi in un contesto generale di emergenza nel campo della ricerca scientifica. I gruppi concorrenti erano presentati da ben 90 équipe di ricerca in Europa. Si è data così la possibilità ai vincitori di creare un nuovo gruppo di ricerca (di cui sono i responsabili e in certo senso anche gli imprenditori) o di sviluppare maggiormente quello già esistente.

Daniela Ventrelli, proveniente da uno dei più prestigiosi dipartimenti di archeologia al mondo, denominato ANHIMA (Anthropologie et histoire des mondes antiques) UMR 8210, ha presentato il suo progetto ‘Rubi Antiqua (Ruvo di Puglia): un nuovo sguardo sull’archeologia e il collezionismo nel XIX secolo tra l’Italia meridionale e la Francia‘, l’unico di natura più squisitamente umanistica rispetto agli altri vincitori, relativi piuttosto a discipline di natura scientifica e tecnologica.

Il programma  ‘Emergence(s) 2013‘ assegna ai vincitori un budget massimale di 300.000 euro per quattro anni, con la possibilità di ottenere altri co-finanziamenti, necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati della ricerca. In realtà il budget complessivo del progetto ‘Rubi Antiqua‘ è di 700.000 euro, per cui è in corso la ricerca di altri finanziatori.

Il progetto si occuperà di studiare la realtà archeologica della città di Ruvo di Puglia, nella sua peculiarità di antico sito peucezio e poi romano, mai scavato scientificamente finora, sebbene abbia restituito alcuni capolavori assoluti della ceramica apula e attica. Nella prima metà dell’Ottocento alcuni colti e appassionati cittadini spesero ingenti fortune pur di salvare i reperti della città antica dalla dispersione all’estero, generando una sorta di competizione intellettuale e culturale. A Ruvo sono nati i fratelli Giovanni e Giulio Jatta che fondarono nel 1840 nella città il Museo omonimo, ricco di reperti annoverati tra i più belli ed importanti nel panorama dell’archeologia mondiale.

L’indagine ha come pendant innovativo l’analisi dell’impatto di tali materiali sui collezionisti francesi della stessa epoca che, grazie all’acquisto dei reperti provenienti proprio da Ruvo, costituirono il nucleo di importanti collezioni archeologiche, poi confluite al Louvre, nel Cabinet des Médailles di Parigi e in altri musei francesi. Il tema sarà lo scambio culturale avvenuto tra i collezionisti dell’epoca italiani e francesi e il ruolo fondamentale del mercato antiquario napoletano come tramite nel passaggio dei vasi tra Ruvo e la capitale francese.

L’équipe potrà contare sul sostegno italiano di due Università italiane: quella di Bari, impegnata da sempre sul territorio della regione, e la Statale di Milano, che si occupa da anni delle ricerche su due importanti collezioni archeologiche provenienti da Ruvo, quelle Caputi e La Gioia, insieme al fondamentale patrocinio e sostegno del Comune di Parigi e del Comune di Ruvo di Puglia.

I risultati saranno resi su due differenti canali: quello scientifico, che consisterà in una pubblicazione globale dei lavori in un volume, in un convegno internazionale e in un database digitale interrogabile per query; e quello a carattere più divulgativo e ‘grand public’ di forte impatto con una mostra-evento, ospitata in uno dei musei più prestigiosi della capitale francese e un docu-film prodotto con il contributo tecnico del festival della scienza ‘Paris Science‘.

 

Daniela Ventrelli, come mai la scelta di questo argomento?

Io mi sono occupata di Ruvo di Puglia fin dalla mia tesi di laurea, tanti anni fa, per la quale ho studiato le terrecotte figurate del Museo Jatta, una parte della collezione archeologica. In realtà l’argomento è stato scelto perché due anni fa ho vinto un post dottorato, finanziato dal Comune di Parigi, che per una parte verteva sulla Collezione Jatta. Sono ritornata su questo argomento, che avevo dovuto tralasciare in parte durante il dottorato, grazie al Comune di Parigi. Nei 18 mesi di post-dottorato, a Parigi, ho potuto conoscere delle colleghe che studiavano la realtà archeologica ruvese, attraverso l’iconografia dei vasi apuli a figure rosse provenienti da Ruvo di Puglia, e altri studiosi che da anni si occupavano di studiare il lavoro dei restauratori ottocenteschi di vasi antichi, che a Napoli erano venuti in contatto con i fondatori della Collezione Jatta, i fratelli Giovanni e Giulio Jatta. Ho cominciato così a capire che alcuni studiosi francesi, in maniera marginale, avevano toccato gli stessi temi da me affrontati durante gli anni di studio all’Università di Bari. E’ nata quindi l’idea di creare una rete di ricercatori, la base per l’équipe di Rubi Antiqua, per poter approfondire meglio questo argomento e mettere insieme tutti i tasselli di questa storia, al fine di  ottenere un quadro generale sulla situazione archeologica di Ruvo di Puglia.

Il suo progetto è l’unico in ambito umanistico scelto dal comitato di Emergence(s) 2013: come mai questa limitazione fra discipline classiche rispetto alle altre scientifiche e tecnologiche?

Io non so il perché. Non credo ci sia stata una limitazione preconcetta, però evidentemente i posti in palio per i progetti di stampo umanistico erano pochi. Nell’ambito della categoria “Sciences Humaines”, credo che siano stati solo quattro i vincitori: probabilmente questo progetto è piaciuto di più. Vi erano senz’altro più posti per le discipline di stampo scientifico. C’erano diverse commissioni che valutavano ogni singolo progetto, e “Rubi Antiqua” ha superato tutti gli step. Non ho però idea della natura specifica degli altri progetti che non sono passati.

Cosa pensa abbia suscitato l’interesse dei valutatori dei progetti, relativamente ad un tema così lontano in apparenza dal mondo francese?

Io credo che l’interesse sia stato suscitato dalla presenza in questo progetto di partner anche francesi e di notevole importanza. Ho impiegato più di sei mesi di ricerca per scrivere il progetto, facendo prima uno studio di fattibilità con i colleghi francesi. Penso che avere come partnership in un programma di ricerca il Louvre, l’Istituto di Storia dell’Arte di Parigi, il Petit Palais e il Centro Nazionale dei Musei di Francia, per quanto riguarda la chimica dell’arte, insieme ad istituzioni importanti come la Sorbonne, l’Università di Milano e quella di Bari, abbia destato l’interesse della commissione. Sicuramente ha giocato in suo favore anche l’impatto ‘grand public’ che gli altri progetti, non essendo fruibili da un pubblico di non esperti, non hanno potuto valorizzare.

Quindi non soltanto il risvolto collezionistico, che riguarda musei e raccolte d’Oltralpe?

Anche questo sicuramente, senza dimenticare che lo studio avrà un risvolto pratico e fruibile. Attraverso il database digitale, infatti, si potranno individuare quali e quanti siano stati i reperti ruvesi che sono arrivati in Francia, con quali modalità, il ruolo giocato dai collezionisti di antichità dell’Ottocento, francesi e italiani, e infine la ricostruzione della storia di questo periodo specifico. È piaciuto forse proprio il taglio interdisciplinare e l’indagine sul contatto fra i collezionisti d’Italia e di Francia.

Come prevede di realizzare il docu-film sulla famiglia Jatta?

Questo docu-film sarà realizzato con il supporto del Festival della scienza Paris Science. Lo scorso anno ho seguito il programma dell’evento fino alla premiazione finale ed è stata un’esperienza edificante. In realtà la realizzazione tecnica sarà eseguita dai registi del Comune di Parigi (che hanno dato questa disponibilità), mentre la sceneggiatura sarà a cura nostra e sarà basata fondamentalmente sulla storia della famiglia Jatta (proprio perché è un cortometraggio, non sarà molto lungo). A questo docu-film parteciperanno come attori i ricercatori e tutti quelli che avranno collaborato alla realizzazione dello studio(come da regola del Festival), con un’assistenza particolare da parte dei tecnici, tenendo conto che noi non siamo attori! Credo che sarà molto interessante perché attraverso l’équipe che recita si ricostruisce una storia vera e appassionante. A me piacerebbe poter recitare in costume, ma non so, dipende dai registi e da quello che ci consiglieranno di fare. Si tratterà dunque di un cortometraggio a fini scientifici, che potrebbe avere anche una trama in cui ci sarà spazio per giocare un po’ con la fantasia. Altra cosa sarà, invece, il documentario che potrebbe seguire alla fine della ricerca,  e che testimonierà le fasi più salienti dei quattro anni di studio, sia in Italia che in Francia.

Nella mostra che concluderà il progetto saranno esposti reperti di Ruvo provenienti dai musei della Francia e dell’Italia: è la prima volta che ciò avviene?

Non credo che siano state mai fatte mostre soltanto su Ruvo di Puglia. Alcuni reperti del Museo Jatta spesso sono richiesti per essere esposti in altri musei in Italia e anche all’estero, ma è la prima volta che saranno messi insieme in una mostra vasi di Ruvo provenienti dai musei d’Italia e di Francia, relativi alla storia del collezionismo ottocentesco ruvese delle più importanti famiglie locali, prima fra tutte la Jatta. Protagonisti assoluti della storia del collezionismo di antichità a Ruvo, i fratelli Giovanni e Gulio Jatta, nella prima metà dell’800, “scatenano” una vera e propria competizione intellettuale tra le altre famiglie di Ruvo (Caputi, Ficco, Lojodice, Jurilli, e nel 900 i La gioia).

Si prevede una mostra itinerante: in Italia quali saranno le tappe dell’esposizione?

Noi speriamo essenzialmente nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, perché è nella nostra regione ed è bellissimo. Non ci sono però ancora previsioni: potrebbe essere anche Napoli, che è un punto di raccordo importante nel nostro progetto, come anche Milano. Dipenderà tutto dal Ministero e dalla stessa Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia.

Ci può parlare del volume e del convegno internazionale che seguirà la fase di studio?

Il convegno internazionale non si terrà alla fine del percorso. È stato previsto tra il  2015 e il 2016, quindi a metà dei lavori. Il convegno sarà finanziato e ospitato dall’ INHA (Istituto Nazionale di Storia dell’Arte) di Parigi. Faremo il punto dell’avanzamento dei lavori con ospiti (sia italiani, sia francesi, che di altre nazioni) che si occupano sia di Ruvo di Puglia che del collezionismo dei vasi a figure rosse apuli. Il volume, invece, raccoglierà i risultati alla fine del percorso quadriennale e comprenderà i contributi di tutti coloro che vi avranno partecipato. Come sarà strutturato il volume è prematuro dirlo, sicuramente sarà uno studio che partirà dal contesto archeologico e storico della città di Ruvo.

E riguardo l’archivio digitale, come verrà organizzato?

L’archivio digitale sarà organizzato distinguendo lo studio in capitoli relativi ai  personaggi protagonisti del periodo a Ruvo (Jatta, Caputi, etc.), ai collezionisti francesi, quindi ai musei (quelli interessati da tale fenomeno), alle città coinvolte nella dispersione di tali reperti (con la mappatura dei luoghi da dove questi reperti sono partiti, o sono stati trafugati), oggetti finiti nel mercato antiquario (dove vennero acquistati dagli stessi Jatta che li hanno ricondotti a Ruvo di Puglia, o dai collezionisti stranieri che li hanno portati a Parigi), documenti d’archivio, giornali dell’epoca (per capire se ci sono state notizie di scavi autorizzati). Infine un database digitale con tutti i vasi di Ruvo di Puglia dispersi sul territorio nazionale francese.

Sarà disponibile a tutti o solo per gli studiosi?

Non so in quale forma sarà disponibile. Noi abbiamo una piattaforma digitale all’università che si occupa di gestire questi dati. Lavorando per il CNRS (Centro Nazionale Ricerche Scientifiche francese), qualunque risultato prodotto sul piano scientifico verrà gestito da tale organizzazione. Sicuramente faremo qualcosa di fruibile, però il prodotto deve passare prima attraverso l’approvazione di tale organismo.

Come pensa con questa ricerca di apportare elementi significativi per la ricostruzione del contesto antico di Ruvo?

Perché questa ricerca è la prima su Ruvo di Puglia a 360 gradi. Non si hanno studi unitari di questo tipo, ma al momento solo una serie di ricerche specifiche su singole e straordinarie sepolture, o su un nucleo consistente di altre tombe, oggetto di una ricostruzione diciamo ‘aleatoria’ tra corredi e sito. Il sito dell’antica Rubi in realtà non è stato mai identificato e scavato scientificamente, dopo gli sterri ottocenteschi. In tempi moderni, sono stati eseguiti dei lavori di scavo solo in occasione di scavi di emergenza, nei quali sono state indagate determinate parti dell’antico centro abitato o della zona necropolare. Per non dire che non esiste tutt’oggi un catalogo dei vasi del Museo Jatta, né una pubblicazione sulla storia di Ruvo di Puglia, se quelle a cura degli stessi Jatta, datate rispettivamente 1844 e 1869. Sarà un lavoro significativo, perché per la prima volta riusciremo a dare un quadro unitario della realtà storico-archeologica di Ruvo di Puglia con uno spaccato sul collezionismo ottocentesco.

Se i trecentomila euro concessi per la realizzazione del progetto non le sembrano sufficienti, dove pensa di andare a procacciarsi altri fondi in Italia?

Noi siamo cinque membri nell’équipe e le borse di studio in Francia con i contributi e le tasse per la previdenza sociale, hanno un costo molto più elevato di quello previsto in Italia. Servono, quindi, ingenti fondi per pagare i quattro anni di ricerca per tutti i collaboratori. Siamo in attesa di sapere se abbiamo superato un concorso pubblico bandito lo scorso autunno dalla Regione Puglia che ci sta supportando moralmente (anche il Comune di Ruvo è partner del progetto, secondo le sue possibilità), mentre il Comune di Parigi ci sostiene in larga parte e vi sono mecenati privati stranieri interessati al progetto. Sono solo tre mesi che abbiamo avuto la bella notizia di aver vinto e abbiamo iniziato a lavorare il 21 gennaio. Adesso possiamo muoverci con maggior sicurezza in questo campo, prima non avevamo nemmeno la certezza di aver superato la durissima selezione.

 

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