sabato, Settembre 25

Un’antenna alta 20 piani per il Sardinia Radio Telescope Il telescopio scruterà lo spazio profondo a caccia di segnali che raccontino come era fatto l'universo primordiale, ma farà parte della rete del SETI, per la ricerca di eventuali segni di vita extraterrestre

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Nei giorni scorsi, nell’aula magna della Facoltà di Ingegneria e Architettura dell’Università di Cagliari si è tenuto un seminario di approfondimento sulle attività del settore del Deep Space Antenna, il sistema di ricezione collegato al più grande telescopio d’Europa e il secondo al mondo, che è il Green Bank Telescope situato in Virginia. È indubbiamente un’apparecchiatura importante, costruita per seguire tutte le fasi della prossima missione marziana Exomars 2020 organizzata dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Russia (Roscosmos) ma anche quelle che, ci auguriamo, verranno dopo e non solo verticalizzate al Pianeta Rosso, ovvero verso l’obiettivo Luna e -non ultimo- ideato per sorvegliare i detriti spaziali, che oggi rappresentano un problema sempre più grave per ogni macchina orbitante.

Costruito nel 2006 e gestito dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) il radiotelescopio è stato realizzato con il contributo di ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Regione Sardegna e dell’Agenzia Spaziale Italiana, che da oggi sarà pienamente operativo e grazie all’accordo con la Nasa, l’antenna entrerà ufficialmente a far parte del Deep Space Network, la più importante rete di telecomunicazioni nello spazio profondo.

«Un colossale lavoro» -ha detto il presidente dell’Asi, Roberto Battiston– «partito dall’Inaf e continuato per anni. Stiamo investendo sul futuro: andremo su Marte con uomini e mezzi, torneremo sulla Luna. E questa antenna sarà fondamentale». Si prevede che l’antenna potrà dare il suo contributo ad almeno venti missioni e tra queste, che servirà per supportare il satellite Argo Moon, da lanciare con Space Launch System. In realtà, come spiegano le agenzie, lo strumento ha già esordito nella fase finale della missione della sonda Cassini; deve essere per questo che la notizia non ha avuto grande interesse nella fascia mediatica, così come ci saremmo aspettati e sono stati in pochi a sapere che proprio dal Sardinia Radio Telescope è partito il monitoraggio del lungo viaggio della grande sonda prima del tuffo sull’atmosfera di Saturno e dei suoi anelli, lo scorso 15 settembre e inoltre l’antenna è stata coinvolta anche nelle ultime scoperte sulle onde gravitazionali. Nel 2020 alla attuale capacità di ricezione in banda X sarà affiancata quella in banda Ka. Consideriamo importanti queste notizie, legate a un’Italia che funziona e che collabora con i grossi enti internazionali che con la loro ricerca mantengono alta la soglia di conoscenze e di industrializzazione. È quell’Italia che però non può essere lontana dalla politica, in quanto ogni decisione riguardante questi sistemi rappresenta un passaggio di diplomazia, di ricerca ma anche di sicurezza e di impegno produttivo. Tutti argomenti che, ne siamo certi, sono sfuggiti ai postulanti che in questi giorni hanno vagato per il Colle proponendosi come salvatori della Patria senza aver avuto alcuna idea di costruttività e consapevolezza nazionale.

Il Sardinia Radio Telescope è situato in località Pranu ‘e Sànguni, nel territorio del comune di San Basilio, nella provincia del Sud Sardegna. Il costo complessivo è stato di circa 60 milioni di euro. L’avanguardia tecnologica è definita dai movimenti di precisione dell’ordine di 1/10.000 di grado, attraverso una struttura d’acciaio alta circa 35 metri, in grado di sorreggere lo specchio e i suoi meccanismi di movimento e di assicurarne la rotazione tramite 16 ruote, che scorrono su una rotaia circolare del diametro di 40 metri, posta al di sopra del basamento  con un peso totale gravante sulla rotaia di 3.000 tonnellate. Si tratta probabilmente di numeri astratti ma che fanno comprendere l’impegno tecnologico assunto per realizzare una tale opera scientifica. La superficie attiva dello specchio primario rende il Sardinia Radio Telescope indicato per lo studio dei corpi celesti, mentre l’intervallo di frequenze in cui è in grado di operare ne rende possibile l’impiego per lo studio delle nubi molecolari e anche lo studio dei sistemi planetari di recente scoperta. Tuttavia è stato riscontrato che il Radio Telescope può dare un significativo contributo anche nell’ambito della geodinamica, misurando gli spostamenti relativi delle zolle tettoniche.

Secondo l’autorevole Focus, il telescopio scruterà lo spazio profondo a caccia di segnali che raccontino come era fatto l’universo primordiale, ma farà parte della rete del SETI, per la ricerca di eventuali segni di vita extraterrestre.

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