martedì, Novembre 30

Un'agenda politica sbrindellata field_506ffbaa4a8d4

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moleskine

Circolando da una vita in ambienti para-politici   -ma non essendomi tanto avvicinata al mulino da infarinarmi: Orfini, potresti passarmi al buratto, mi troveresti candida come un giglio (ahimé)-   ho sentito un’infinità di volte i detentori del timone delle decisioni nominare un problema e, subito dopo, dichiarare che esso andava inserito in cima ‘all’agenda politica del Paese’.
Io, che sono d’immaginazione fervida e, d’altronde, ho visto i miei polli all’opera (o, meglio, alla non-opera esteriore) ho sempre associato questa loro affermazione all’immagine di una Moleskine sbrindellata, con la copertina rigorosamente nera, come l’anima di chi pronunciava tale frase vuotamente retorica.
E, sempre per un jeu d’esprit, proverò a riempire quest’agenda politica del Paese, quadratura d’un impossibile cerchio, se davvero vogliamo dare spazio alle istanze, diverse e contrapposte, delle varie componenti della popolazione (parlo di popolo e non di cittadini e capite d’intuito perché).

Tanto, basta aprire un giornale o navigare fra i quotidiani on line e quest’agenda diventa più voluminosa di quei registri del Monte dei Pegni di Roma o di Napoli che, in gergo, per l’altezza raggiunta, venivano chiamati ‘bambini’.
Che poi è limitativa chiamarla ‘agenda politica’: in essa dovrebbero essere inseriti elementi sociologici e culturali, altrimenti rimarrebbe vuoto esercizio demagogico.

E’ una macedonia, un fritto misto, un antipasto all’italiana, un’insalata russa, una pizza alle quattro stagioni: tutti elementi di un menu che, apparecchiato su una tovaglia di lino dal sembiante dello Stivale (e due tovaglioli, di forma, suppergiù, triangolare e rettangolare smerlati) fa sbrilluccicare gli occhi ai possessori dell’agenda, come potenziale mucca da mungere.
In realtà, costoro non sanno neanche guardare al di là del proprio ombelico e capire che la soluzione di certi problemi rimetterebbe in sesto il Paese e rastrellerebbe voti.
Loro sono adusi a smanettare sottobanco, all’arrembaggio delle ‘stecche’ e non capiscono che, se l’Italia va a rotoli, l’albero della cuccagna perde tutto il fogliame, restando scheletrico e rachitico.

L’agenda politica che ‘servirebbe’ al Paese, comprenderebbe una seria strategia per il lavoro, giacché fra un po’ i migranti non verranno più, non perché Angelino Alfano si è inventato una politica di respingimenti efficace, bensì in quanto arresisi all’evidenza che la precarietà occupazionale ha reso a loro volta migranti anche i nostri connazionali.
Io son troppo vecchia per voltar pagina  -e troppo tonta con le lingue straniere, che mastico poco-  ma, altrimenti, traslocherei volentieri altrove. Dove? Tanto, qui, anche le professioni intellettuali, quelle che ti sono costate impegno e sacrificio, sono umiliate con retribuzioni inimmaginabili (al ribasso)!
Il sistema elettorale: quello è la farsa del secolo. Ci hanno imprigionato dapprima nelle panie di un voto forzoso  -da ciò potrebbe discendere anche la disaffezione crescente alle urne, dove non c’era libero arbitrio, roba da dispute medievali…. Poi, la Corte Costituzionale ha rimescolato le carte (Corte/carte) e, in teoria, dovrebbe essere in vigore il sistema precedente, imperfetto, sì, ma almeno un po’ meno dopato.
Contemporaneamente, però, i guru del settore, non volendo perdere il potere di teleguidare a favore di famuli e sodali l’esito del voto, hanno dato vita ad un nuovo tentativo  -non ancora andato in porto- di ricatturarci in un sistema giugulatorio.
Gli hanno messo il bollino blu da emergenza nazionale (con un nome vagamente iettatorio, visti i tragici precedenti) e ce l’hanno ammannito, rimbambendoci di chiacchiere e lusinghe.
Sanità:, ormai, non c’è più trippa per gatti; e quando ce n’è un po’, viene divisa fra i quaranta ladroni (immagine simbolica… chissà quanti sono i ladroni veri), mentre le persone in codice rosso continuano a essere posteggiate in barella, con la flebo attaccata (bontà loro), nei corridoi degli ospedali (o rimandate indietro per sfollare le corsie e poter comodamente schiattare sulla soglia di casa).
Istruzione: e che ne parliamo a fa’? Quando nel dna di un popolo (con l’esempio frenetico dei suoi rappresentanti) si dissolvono i concetti di onore e decoro, ha senso mettere le fondamenta culturali sulla sabbia sempre in smottamento? Una marea nera d’ignoranza ci assedia ed è tutto un rimpallo di colpe fra famiglia e scuola; mentre, chi ce la fa  -come nella canzone di Morandi, uno su mille-   non viene compensato per la sua determinazione con un’offerta di lavoro, bensì con insultanti ‘lavoretti’: call center, volantinaggi, qualche posticino in un bar.
Il massimo  -nel settore scientifico; in quello letterario, non ci guardiamo neppure-  del sogno, ora, per un architetto (o un ingegnere edile), che ha patito sui libri per anni e anni, è quello che, fino ad alcuni decenni fa, era considerato il dequalificante lavoro per un diplomato di modeste capacità intellettuali: il posto al catasto.
Lo scorso 25 novembre, l’Ordine degli Architetti ha lanciato un allarme povertà (sfido, l’edilizia è ferma, la gente non ha soldi, non ristruttura neanche una cantinola); quello stesso giorno, in 30mila, fra Ingegneri e Architetti, hanno partecipato al concorso pubblico indetto per 140 posti al Catasto. Una parola è poca e due sono troppe.
Beni culturali. Diciamolo francamente: questi nostri antenati spreconi, che volevano passare alla storia, che presuntuosi. Noi la storia la aboliamo dalle scuole… noi sì che siamo a favore della semplificazione… – con monumenti, chiese, orpelli, quadri, statue; un Colosseo qua; un Ponte dei Sospiri là… un coacervo di Regge in Campania che erano uno schiaffo alla miseria, per non parlare, poi, di Pompei/Ercolano/Oplonti; e quei bei figotti dei bronzi di Riace, ma si rendono conto che erano degli esagerati? La loro eredità ci opprime e noi, per dispetto, gliela sviliamo… la facciamo andare in polvere, evitando di manutenerla come richiederebbe.
Che dite? Che ci perdiamo il turismo? Ecchecenefrega? Noi del turista ci fa un baffo, gli stranieri ci fanno orrore: sono o non sono anche quelli degli immigrati? Momentanei, ma sempre immigrati.
Anzi, fra un po’ ci facciamo pagare da loro anche il permesso di soggiorno, così facciamo cassa.
La corruzione. Finalmente un record per noi, sempre meschinamente in fondo a tutte le classifiche, a cominciare da quei criticoni dell’OCSE: quello di Paese più corrotto d’Europa.
Che ci frega della maggiore concentrazione di siti UNESCO sul nostro territorio? Noi ci siamo inventati l’immigrazione da catena di montaggio, quella che esiste solo perché chi gestisce un certo business possa avere il suo super bancomat di platino.
Poi arriva il baco-mat di qualche magistrato impiccione e, per qualcuno, finisce il bengodi.

Non è eversione, a mio avviso, l’antipolitica. Il ragionamento è diverso: è eversivo il corrotto, l’eletto del popolo che utilizza la propria posizione di preminenza per inzupparci il biscotto. Se davvero volessimo stroncare ab initio il malcostume, è costoro che dovrebbero essere considerare eversivi e, come tali, puniti… ma non liberandoli al primo cavillo o accenno di orzaiolo…
Indurire le pene: ma sì, comprate pure gli strizzapollici e le Vergini di Norimberga (e già che ci troviamo, rispolverate anche il letto di Procuste), tanto si riempiranno di ragnatele!
Abbiamo l’abilità di ripulire i cognomi e di far diventare stimati imprenditori gli assassini non redenti; di liberare spacciatori e scippatori colti in flagranza di reato, figuriamoci se ci fa specie tutto l’abbaiare di quel giovialone del premier.
Magari ci fa anche una Leopolda per gl’impostori (ma forse non c’è bisogno, ha già dato…).
La crisi, l’Europa che ci vede come fumo negli occhi, le donne uccise come mosche fastidiose? Nell’agenda politica c’è posto per il repertorio di dichiarazioni roboanti che riguardano anche queste problematiche; parole di bolle di sapone che servono a dare l’osso ai cani, ovvero a quegl’impotenti dei cittadini.
E per tutti i traffici alternativi al codice penale…? Consideriamoli come un’opportunità per i deboli di coscienza, gli esasperati, i cripto-delinquenti, per caricargli la Mastercard.
Noi, gl’imbelli senza potere, siamo in fondo all’agenda politica del Paese, considerati come sofferenze in un’ipotetica partita doppia. Una perdita secca, una zavorra, una sorta di memento mori da azzittire. Prendendoci per fame.

 

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