venerdì, Maggio 7

Una via di uscita dalla crisi field_506ffbaa4a8d4

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Sono già parecchie le grandi società che hanno manifestato il proprio interesse” ci dice il Senatore Del Barba, dal quale siamo curiosi di sapere chi controllerà la sostanza di questa nuova forma societaria, anche perché “i criteri di misurazione dell’impatto indicati nella legge sono ancora molto laschi”, ci ha fatto notare Venturi. “Lo spirito di questo disegno di legge è quello di riservare allo Stato un ruolo molto leggero, anche nei controlli”, ci tiene a precisare Del Barba, “il Garante per la Concorrenza si limiterà a vigilare sulla pubblicità ingannevole. La vera scommessa è che il controllo sia connaturato all’impegno giuridico che gli amministratori si assumono per il raggiungimento del duplice obiettivo e venga assicurato da una ‘Certificazione’, la cui qualità emergerà ancora una volta da una selezione di mercato”.
Ad oggi è disponibile un’unica certificazione a cui fanno ricorso le 1.609 ‘BCorp’, presenti in 130 differenti settori di 43 diverse nazioni, ma vista la specificità italiana, primo Paese a introdurre nel proprio ordinamento giuridico l’innovativa forma societaria, l’auspicio del Senatore Del Barba è che “dalla rete di università, professionisti e privati, impegnata a fare da supporto alle società che vogliono affrontare questa trasformazione, possano nascere anche dei nuovi soggetti, che vogliano fare il passo ulteriore e proporre sul mercato un modello di ‘Certificazione tricolore’, in grado di misurare tutti i requisiti da soddisfare”.

Un progetto decisamente in divenire, par di capire fin qui, ricco soprattutto di un ‘wishfull thinking’, accompagnato da una vasta eco mediatica. Un pensiero positivo che di questi tempi ha sicuramente molto appeal, quantomeno nella categoria della volontà manifestata dal legislatore, anche se bisognerà aspettare la prova dei fatti, come ha detto Venturi, ricordando che quando in Italia “parliamo di cooperazione sociale, lo spartito cambia completamente, con logiche totalmente differenti, governance democratiche, un patrimonio indivisibile e non estraibile come può avvenire nelle società di capitali“; con la non trascurabile eccezione delle cooperative del credito, le Bcc appena riformate, aggiungiamo noi.

Adesso perciò è il momento di studiare bene i dettagli. “L’introduzione nel sistema normativo italiano delle ‘Società Benefit’ è un processo complesso, ancora in evoluzione ed è oggi necessaria una chiara chiave interpretativa“, ci ha detto Sabina Ratti, direttrice della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), da sempre attenta alla sostenibilità d’impresa, “il convegno che si svolgerà nella nostra sede milanese il prossimo 26 febbraio, sarà l’occasione di dare voce a una varietà più ampia di prospettive sulle società benefit e sul loro contesto di riferimento“. E’ necessario compiere uno sforzo di convergenza di tutte le forze sociali. Per lasciarci alle spalle le sofferenze, c’è bisogno di pensare alla felicità, nostra e degli altri.

 

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