martedì, Ottobre 26

Una riconversione ecologica del Paese

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Il prossimo 26 gennaio, Roma ospiterà l’evento di lancio del libro ‘Riconversione, un’utopia concreta: idee, proposte e prospettive per una conversione ecologica e sociale dell’economia’, edito da Ediesse. Un libro corale, un’antologia ricca di strumenti concreti ed esperienze reali per promuovere una riconversione economica in senso ecologica. Una trasformazione sia dei processi produttivi dei prodotti, sia del senso civico dei cittadini, che crea dei consumatori critici, consapevoli.

Molte, nel libro, sono le esperienze sul campo che hanno avuto più di un successo, registrato da piccole comunità, addirittura lavoratori di ex fabbriche. Queste esperienze sono l’esempio più evidente e concreto della grande capacità e del reale bisogno di cambiare i modelli produttivi insostenibili o fallimentari delle nostre realtà. Un’analisi, un libro di ragionamenti e riflessioni da fare dopo COP21, il vertice sul clima che si è tenuto a Parigi pochi mesi fa.

Un libro ‘a più mani’, scritto da giornalisti a economisti e che si propone si essere un ‘precedente’ nella storia della Nazione, pubblicizzando un disegno di legge depositato in Regione Lazio a favore della riconversione in senso ‘green‘ dell’economia.

Con Marica di Pierri, Portavoce dell’associazione A Sud e Presidente del CDCA (Centro Documentazione Conflitti Ambientali) che si occupa da anni di giustizia ambientale e conflitti ambientali, abbiamo cercato di capire quali reali possibilità di riconversione ha l’economia del nostro Paese.

 

Cosa si intende per conversione ecologica e sociale dell’economia?

Dal nostro punto di vista la conversione ecologica e sociale dell’economia è un ripensamento complessivo, quindi non immaginare dei piccoli correttivi rispetto al modello attuale, ma appunto un ripensamento complessivo nella maniera di sfruttare le risorse nei modelli produttivi e anche chiaramente nei modelli di consumo. Questo ripensamento è reso sempre più urgente e irrimandabile in particolare dalla crisi ambientale climatica che il nostro pianeta sta vivendo, partendo dal presupposto che il nostro modello si basa su un’ambizione alla crescita economica infinita in un pianeta che però ha delle risorse limitate.
Nel concreto significa fondamentalmente tre cose, orientare le politiche pubbliche e anche le decisioni politiche economiche in modo da rispettare tre principi: il primo è la lungimiranza, cioè passare dal breve al lungo periodo, questo vuol dire migliorare l’intero ciclo della decisione quindi programmare, costruire, indirizzare, investire. Dico questo perché viviamo in un periodo in cui c’è ormai una sorta di teoria dell’inevitabile, è tutto inevitabile. Pensiamo ad esempio alle politiche di austerity, tutto ciò che ne consegue, alle privatizzazioni, cioè pensiamo soltanto al breve periodo. Lo sforzo che dovremo fare anche nel programmare le politiche economiche è quello di passare dal breve al lungo periodo.
Il secondo punto è che bisogna necessariamente conto quando si valuta la convenienza e l’opportunità di una politica di sviluppo, di una politica economica, bisogna tenere conto di tutte le parti interessate. Quindi non soltanto diciamo del presente, ma anche delle generazioni future e degli eco sistemi. Questo è un principio molto importante che è entrato ‘a gamba tesa’ nelle riflessioni che riguardano per esempio l’emergenza climatica, quello della giustizia inter-generazionale, cioè dobbiamo pensare anche alle generazioni future.
Il terzo punto molto importante che deve essere tenuto al centro nell’immaginare le politiche pubbliche è non trasferire il cosiddetto ‘debito ecologico’ sulle generazioni future, ma provare a internalizzare i costi ambientali, ciò significa che nei costi delle merci bisognerebbe includere i costi ambientali.. Quindi qual è il costo in termini sociali, in termini ambientali, in termini economici delle esternalità ambientali dei processi di produzione.
Bisognerebbe quindi iniziare a ragionare anche economicamente per internalizzare e quindi minimizzare i costi ambientali delle singole produzioni.
In sintesi questo vuol dire riflettere bene su cosa bisogna produrre e su come bisogna produrre, quindi non soltanto un’attenzione al prodotto finito, ma a tutto il processo. Questo vuol dire pianificare questa transizione ecologica in tutte le fasi della filiera produttiva. Normalmente questa filiera produttiva ha quattro fasi, partendo appunto dall’estrazione delle risorse, la produzione, la distribuzione, il consumo e lo smaltimento. Un prodotto quindi per quanto ci riguarda e comunque per la visione seppur corale che esce da questo testo è che un prodotto si può dire ecologicamente sostenibile, non considerato soltanto il prodotto finito, ma tutto il processo, cioè tutte le fasi devono essere sostenibili dal punto di vista ecologico, a partire da come si estrae la materia prima che ne è alla base. Questo è il campo entro cui la riconversione ecologica si deve necessariamente insediare.

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