venerdì, Luglio 30

Una prescrizione che vale il Quirinale Dietro la prescrizione (doverosa) disegni politici 'importanti' di Palazzo Chigi: Marta Cartabia, aspirante al posto di Sergio Mattarella

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La sensazione di distacco, separazione propriamente detta, tra la realtà politica di Palazzo Chigi (e di pochissimi altri) e la politica parlata delle prime pagine e da prima pagina, è sempre più evidente e profonda. Al punto che, a dire il vero, sta diventando un pericolo e certamente una difficoltà per una democrazia che sia tale.

In democrazia, i cosiddetti corpi intermedi sono fondamentali, decisivi. Mi riferisco ai partiti, che sono, cioè dovrebbero essere, la cinghia di trasmissione tra il popolo (nel senso più pieno e serio del termine) e i governanti. Questo rapporto, da un bel po’ di tempo, sembra interrotto, anzi, rotto, e difficilmente ricostruibile.
Le responsabilità sono molte e certo innanzitutto dei partiti tradizionali, in particolare la DC e il PSI, e poi deinuovi‘, che, insieme agli altri, sono affondati nella melma della corruzione, finendo per diventare quellacastadi intoccabili arricchiti, pieni di privilegi, considerati da tutti dei ladri. Per cui si è determinata una strana situazione: gli intoccabili vivono di mille privilegi, e cadono progressivamente nella rete dei giudici, più o meno giustizialisti. Ma, quello che nessuno dice, è che, posto pure che il giudiceperseguitiqualcuno -tesi affermata da tutti ma in particolare da Silvio Berlusconi e oggi da Matteo Renzi e Matteo Salvini- sta in fatto che le porcherie ci sono. Tanto che, la risposta dei perseguitatinon è la pulizia della politica, e non lo è stata mai, ma, al contrario, da un lato, il tentativo di rendere la corruzione cosa diffusa, e perciò molto più difficile da accertare (è, secondo me, l’effetto perverso della legge Bassanini), e dall’altro, il tentativo, in parte riuscito, di eliminare la possibilità che la Magistratura accerti le truffe.
Quest’ultima parte del discorso è stata condotta e viene condotta attraverso le continueaggressionialle leggi che definiscono i reati, in parte sicuramente mal fatte, e ai poteri della Magistratura, con la novità del suo coinvolgimento.

Mi spiego meglio.
Da un lato si cerca continuamente non di correggere quelle parti della legislazione che portano a dellestorture‘, ma di eliminarle. Si pensi alla situazione ‘denunciata’ anche di recente della responsabilità dei sindaci per cose che accadono non per loro colpa o a seguito del fatto che un sindaco non può controllare tutto. Il caso, ad esempio, del bambino ferito dalla porta anti-incendio di una scuola, che ha visto il recapito dell’avviso di garanzia (e poi certamente poco altro) al sindaco. Certo, ritenere il sindaco responsabile di ciò è abbastanza assurdo, anche se resta il fatto che se i lavori sono stati eseguiti male, è normale chiedersi se il sindaco che li ha disposti non abbia preso una mazzetta allo scopo di non vedere che i lavori erano eseguiti male. Ma a questa situazione, la risposta non è una correzione della legge o della responsabilità, che sarebbe logico. Ma il tentativo di impedire l’incriminazione del sindaco attraverso una legge ed hoc. Ciò, quindi, non ‘razionalizza’ il sistema, ma aggiunge una complicazione al sistema e, magari qui sì, un campo di impunità. In realtà, al solito, si tratta di avere dei legislatori che pensano, e non che si chiedono come mettersi al riparo dalla Magistratura.
E al tempo stesso, si fa in modo di coinvolgere sempre più e più spesso l’amministrazione nella corruzione (questo è, a mio parere, uno dei limiti della legge Bassanini) per cui la corruzione diventa un fenomeno diffuso, fatto di successive continue strizzatine d’occhi che vanno dal vertice, giù giù fino allo operatore ecologico che chiede la ‘mancia’ per scopare la strada davanti a casa tua.
Si tratta, purtroppo, di quella piaga purulenta per la quale se si deve avere un ‘servizio’ ci si chiede innanzitutto chi si conosca per ‘agevolare’ la pratica altrimenti difficile e faticosa, e dall’altra parte ‘si sa’ (probabilmente non è vero, ma è il ‘sentire’ comune) che a certi controlli si sfugge pagando una mazzetta, magari regolarmente. Lo sappiamo tutti che questo accade, ma quanto ad accertarlo sappiamo tutti che è molto difficile e che nessuno, ai piani alti, ha interesse a farlo.

Dall’altro lato, il ceto politico non perde una occasione che sia una per lavorare contro, non la corruzione, ma la Magistratura e le leggi che essa applica. In tutti i modi lo si fa. Sia coinvolgendo direttamente la Magistratura, come si vede nel caso Palamara e in altri analoghi, sia impedendo alla Magistratura di fare il suo dovere, non, cioè, cambiando le leggi là dove non funzionano e i comportamenti disonesti là dove sono e tutti sappiamo che ci sono. Ormai rientra nel linguaggio comune l’idea che taluni ‘politici’ siano perseguitati dalla magistratura: nessuno più si chiede se quelle accuse siano serie.
In questa situazione, la discesa in campo del più bieco populismo, per un verso, conduce allo sprezzo della legge, e implicito invito a violarla, inculcato nella testa della gente -pensiamo alle infinite azioni di politicanti vari per eliminare controlli sui versamenti fiscali (l’abolizione del cashback, purtroppo è in questa linea)- dall’altro, a lasciare intendere che non fare certe cose alla fine ègiusto‘ -è il caso della doppiezza di certi politicanti in materia di vaccini, per fare un esempio.

Ma, naturalmente, la via cardine è quella del referendum, con il quale si cerca di fare passare cose che chi vota non capisce, semplicemente perché non può capire. I referendum diventano così uno strumento di lotta politica, dal quale si pensa di ottenere oltre al risultato specifico, anche altri risultati, tutti convergenti nella stessa direzione, come ad esempio, nella battaglia sorda e da tempo combattuta nelle retrovie (o meglio nei retrobottega) sulla separazione delle carriere dei Magistrati come strumento per ‘allontanare’ la Magistratura dalla vita reale, in particolare di politicanti e grossi industriali e quant’altro.
L’avvento sulla scena del populismo becero degli stellini, ha creato solo malumore generale, la sensazione che politica è imbroglio (e, attenti, la cosa comincia a valere anche per gli stellini), e quindi il rifiuto della politica attiva, o il perseguimento di fini massimalisti irrealizzabili e incongrui: correggere le mancate condanne di qualcuno, stabilendo che il processo può durare all’infinito è solo una stupidaggine e un atto di violenza bruta, di prevaricazione: la stessa, cioè, della casta.

Ma mentre tutto ciò accade e ribolle, nei piani alti ci si occupa di altre cose, si realizzano progetti e leggi che servono a portare avanti disegni politiciimportanti‘, con strumenti concettualisofisticati‘, ma fuori della portata dei cittadini comuni.
Basta leggere i giornali. Mentre tutto ciò che ho detto accade urlando, il Governo va avanti, e riceve il neo-aspirante-capo-quasi-assoluto degli stellini, per dirgli di starsene tranquillo e non rompere. Con (anche al Governo sanno fare politica, che credete!) una strizzatina di occhi a chi delinque o delinquerà o ha delinquito, reintroducendo una prescrizione doverosa, ma senza avere modificato la macchina su cui quella prescrizione si abbatterà. A conti fatti, la legge che vuole il Governo a questo punta sostanzialmente. È l’unico obiettivo, ne sono certo e lo vedremo, è l’unico punto su cui il Governo non cederà: ‘questa riforma l’avete votata tutti in Consiglio, ora che fate?‘, recita la soave Ministro della Giustizia Marta Cartabia, aspirante al posto di Sergio Mattarella. E certo. È il viatico per avere i voti di tutti. Fino a ieri non ci pensavo e non ci credevo, è il primo passo, ma molto deciso, verso la Presidenza. L’altro, per ora solo accennato, sarà fare finta che qualcosa cambi nelle carceri, fino alla prossima esplosione o alla prossima indagine … se qualche referendum non la renderà impossibile.
Non è un caso che l’intero Governo, si presenterà, senza vergogna, fra quindici giorni a rapporto da Comunione e Liberazione, che conta molto più di tutti i partiti messi insieme.
E noi cittadini comuni? A giocare con i balocchi della Chicco: carta verde sì, carta verde no.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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