venerdì, Ottobre 22

Una nuova vita per il Teatro Niccolini

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Per rinfrescare questo nostro rapido amarcord, scambiamo due parole proprio con Roberto Toni, al quale chiedo quali furono a suo giudizio i momenti più alti e innovativi del suo, del loro teatro. «Alcuni sono per me indimenticabili, come l’Amleto interpretato da quello straordinario attore-regista che è Carlo Cecchi, poi tutti gli spettacoli di Carmelo Bene, Gabriele Salvatores, Victoria Chaplin, Toni Servillo, Paolo Rossi, Paolo e Lucia Poli e veri e propri eventi, come i recitals di Juliette Greco, Chet Baker e Paolo Conte».

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Io ricordo – e faccio presente a Toni – invece di una ‘Mandragola’ di Marco Messeri che forse chiuse la stagione e lui mi risponde: «Una Mandragola per la regia di Ferruccio Soleri, ma mi par di ricordare che l’ultimo spettacolo prima della definitiva chiusura fosse un recital su Leopardi della Compagnia Lombardi-Tizzi.»

Uno dei protagonisti di quella lontana stagione teatrale è stato dunque un artista ironico, geniale, irriverente come il fiorentino Paolo Poli che, giustamente, è stato chiamato ad inaugurare sul filo dei ricordi, con uno spettacolo-intervista condotta dalla giornalista Valentina Grazzini, il rinnovato teatro. E lui, in queste prime giornate fin cui non sono mancati toni trionfalistici e, inevitabilmente retorici, non ci ha pensato molto a gettare un po’ d’acqua sul fuoco degli entusiasmi e a guardare più realisticamente la realtà fiorentina, che è fatta di luci ma anche di ombre, di generosità e di grettezza. «Firenze è una città spocchiosa. Non vorrei essere seppellito qui», parole al vetriolo, che la dicono lunga sul rapporto tra l’attore e la sua città natale, e anche sul carattere dei fiorentini, un po’ boriosi vanitosi e presuntuosi. Ma il suo vuol essere soprattutto un monito ad abbandonare un certo spirito narcisistico e ad operare con impegno e più umiltà, per il bene comune.

Vent’anni è durata l’assenza dalla scena teatrale italiana, del Niccolini. Altri importanti luoghi di spettacolo sono definitivamente scomparsi. Da tempo immemorabile altri edifici sono scandalosamente abbandonati al degrado, come l’ex manifattura tabacchi in S.Lorenzo (Mercato Centrale) del cui recupero si è tornati a parlare grazie agli scavi archeologici per rintracciare i resti di Monna Lisa, ovvero Lisa Gherardini. La pubblica amministrazione è ancora latitante.

Il recupero del Niccolini è senza dubbio opera meritoria, come ha più volte sottolineato il Sindaco Dario Nardella: «L’esempio di come il progetto di un privato possa diventare patrimonio pubblico.» Alla suo recupero il Comune ha contribuito facilitando tutte le pratiche burocratiche relative ai permessi. Ma quale futuro prossimo si prefigura per questo gioiello della cultura teatrale italiana? Il Sindaco ritiene che la sua attività potrebbe essere la risposta italiana alla Commedie Francaise, «ossia un luogo dove dalla mattina alla sera si può gustare il meglio del teatro italiano.»

Una prima intesa affinché il ritrovato teatro possa essere aperto l’intera giornata, è stata siglata tra la proprietà Pagliai, il Teatro della Toscana-Teatro nazionale (che comprende Niccolini, Pergola, Era di Pontedera e Teatro Studio di Scandicci) e il Museo Opera del Duomo, recentemente inaugurato (e su cui L’Indro si è già dilungato), che lo utilizzerà per la promozione delle proprie attività. Dunque, si avrà una gestione part-time: mattina e pomeriggio a disposizione del Museo che lo utilizzerà fino alle 17 per la proiezione non stop di un documentario di 20 minuti intitolato ‘Duomo Experience’, attraverso la quale, spiega il Presidente Franco Lucchesi, «con immagini dal forte impatto emotivo sarà illustrata l’unità storica, artistica e catechetica del complesso unitario monumentale di Piazza del Duomo».

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Inoltre, la presenza di questo spazio teatrale e di comfort, sarà un modo anche per regolare gli accessi al museo e consentire una gradevole attesa. Dalle 17 in poi, il teatro sarà gestito dal teatro Nazionale, in realtà dalla Pergola, che intende assegnare ad esso il ruolo di ‘casa della lingua italiana’, nel quale valorizzare la drammaturgia nazionale, classica e contemporanea con attenzione a testi nuovi, nonché alla letteratura e alla poesia: sarà questo il fil rouge principale che legherà i vari episodi della nuova stagione del Niccolini, che darà casa in parte maggioritaria alle produzioni del Teatro della Toscana.

Senza per questo dimenticare tutte quelle opportunità di programmazione che potranno valorizzare il ruolo di questo edificio nel tessuto urbano di Firenze: il Niccolini, oltre al valore storico, ha un’altra caratteristica molto interessante, quella di essere l’unica sala delle sue dimensioni nell’area Unesco. «Un teatro piccolo, di poco più di 400 posti» sottolinea Lavia, «una bomboniera in cui il rapporto col pubblico è assai ravvicinato». Un’opportunità che la cultura, il teatro e Firenze debbono saper cogliere fino in fondo.

Il calendario è ancora in via di elaborazione, si sa tuttavia che dal 12 al 17 aprile è programmata la prima nazionale di Calderon di Pier Paolo Pasolini messa in scena dalla compagnia Lombardi-Tiezzi che, presumibilmente, aprirà la stagione. L’ambizione è anche quella di farne un centro di cultura spettacolo e mostre polivalente. In quest’ottica, in occasione di Pitti Uomo, il  primo evento legato alla moda è la performance siti specific ‘In-lusionem’ dello stilista Marco De Vincenzo, uno dei migliori talenti italiani a livello mondiale. Ma altri ancora saranno gli appuntamenti con la moda, che ad ogni edizione si trasferisce in vari luoghi e palazzi storici della città, nel solco di quella tradizione che vide la nascita delle sfilate di alta moda femminile, nel ’51 nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, per iniziativa di quello straordinario e coraggioso imprenditore che è stato Giovan Battista Giorgini.

Certo, la ‘rinascita’ del Niccolini, attesa e salutata con calore dalla città (anche il premier Matteo Renzi ha visitato i locali in anteprima) è una bella sfida, ancora tutta da giocare, alla quale sembrano guardare con una certa preoccupazione i gestori delle altre attività teatrali, non certo per il recupero – che è opera di grande civiltà – del Niccolini, quanto per il timore che possa verificarsi una possibile situazione di monopolio da parte del Teatro della Toscana-Teatro nazionale, ipotesi prestamente smentita da coloro che ne hanno la gestione, i quali preferiscono parlare di ‘sistema’ teatrale nazionale e cittadino, che dovrà gestire ben sette sale. Per capire più chiaramente le linee di differenziazione e anche di sostegno alle realtà e novità del nostro teatro, non resta che attendere.

 

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