mercoledì, Maggio 19

Una nuova vita per il Teatro Niccolini

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Il Niccolini, il più antico teatro fiorentino, è tornato alla luce dopo 20 anni di oblio, abbandono, degrado. Per tutto quel tempo, chi prima della chiusura, come lo scrivente, ebbe modo di frequentarlo partecipando a stagioni memorabili, lo aveva ormai deposto in un angolino nascosto della propria memoria. Ed era una gran tristezza passare lì davanti nella storica e centralissima via Ricasoli e vedere l’indecoroso spettacolo dell’ingresso incatenato e della facciata annerita dallo smog e dall‘incuria.

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Una vera e propria ferita dell’anima. Uno scandalo, averlo sottratto alla vita della città e di quella generazione che oggi ha vent’anni, una grave colpa averlo lasciato marcire in uno stato di abbandono e di degrado cui né poteri pubblici né privati avevano posto rimedio per così lungo tempo. Ora, finalmente, e non sembra neanche cosa vera, quest’antico gioiello di 365 anni, viene restituito alla città in uno splendore del tutto nuovo: nella luminosità e contrasto dei colori, che recuperano quelli settecenteschi, nelle decorazioni, negli stucchi, nel grande lucernario che domina il soffitto, nel foyer, nei quattro ordini di palchi, nell’antica Sala del Cocomero, nella caffetteria, nel bookshop, nei sette affacci sulla storica via de’ Ricasoli, che danno un senso di grande apertura verso il Duomo ed il centro storico. Il restauro della facciata è infatti l’elemento di primo impatto, anche emotivo, che il Niccolini offre di sé.

Non deve sorprendere perciò il fatto che dal momento della sua riapertura, è cosa recentissima, una fila interminabile di persone cerchi di entrarvi dentro, conoscerlo per la prima volta o riappropriarsene. Il suo restauro e rinnovamento – opera dell’architetto André Benaim – è dovuto all’iniziativa di una famiglia di imprenditori privati, gli editori Mauro e Antonio Pagliai, che lo avevano acquistato una decina d’anni fa, dalla famiglia Ghezzi, dando corso ai lavori di restauro architettonico e messa in sicurezza che sono durati un paio d’anni, sostenendo un gravoso impegno finanziario di cui Mauro Pagliai non intende svelare la portata («Non lo dirò mai..» ripete). Sembra tuttavia che si aggiri fra i 7 e gli 8 milioni di euro. Il recupero del Niccolini è una di quelle operazioni che possono a ragione definirsi un ‘evento’, che la proprietà ha voluto inaugurare per celebrare i cinquant’anni di attività editoriale del gruppo Pagliai-Polistampa, cui si è aggiunta più recente quella di organizzazione di Eventi. Un evento carico di attese per il futuro, ma soprattutto di ricordi. Di ciò che è stato attraverso i secoli e nel Novecento.

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Edificio di grande interesse storico e architettonico, il Niccolini, già Teatro del Cocomero, è il più antico di Firenze e tra i primi teatri moderni d’Europa. La sua origine risale al 1650, quando un gruppo di nobili prese in affitto alcune stanze di palazzo Ughi in via del Cocomero costruendovi il teatro. Uno spazio dedicato all’attività teatrale indipendente dalla corte granducale secondo l’idea iniziale della Compagnia dei Concordi, la prima accademia di drammatici fondata nel 1644 da un gruppo di nobili protetti dal Principe Don Lorenzo de’ Medici, figlio del granduca Ferdinando I. Un teatro per il pubblico e non solo per la corte.

Nel 1648 la compagnia si trasformò in Accademia degli Immobili e nel 1650 prese in affitto alcune stanze del palazzo degli Ughi, in via del Cocomero, l’attuale via Ricasoli. Poi, nel 1651 gli accademici si scissero in due tronconi: uno si trasferì in via della Pergola dove fu costruito il teatro che ancora oggi porta quel nome, mentre l’altro gruppo, rimase lì dov’era, costituendo una nuova Accademia detta degli ‘Infuocati’, che ha come stemma una bomba accesa e il motto ‘A tempo infuocati’, che ancora oggi troneggia in una parete del rinnovato Niccolini. Il loro teatro, chiamato ‘del Cocomero’ in riferimento alla via, venne inaugurato nel 1658 col Podestà di Colognole, melodramma di Andrea Moniglia. Nel Settecento subì ampliamenti e trasformazioni e la platea assunse l’attuale tipologia a ferro di cavallo.

Poi, nel 1860 venne intitolato al drammaturgo livornese Giovanni Battista Niccolini, fervente patriota, uno dei principali animatori dei circoli e dei salotti culturali dell’Italia risorgimentale, del quale furono rappresentate diverse commedie. Nel 1888 fu il primo teatro della Toscana ad essere illuminato elettricamente, nel 1914 vennero realizzati il nuovo ingresso su via Ricasoli, un nuovo foyer, la galleria, il lucernario per illuminare la platea negli intervalli. L’Accademia degli Infuocati ne è restata proprietaria fino al 1934, quando il teatro fu ceduto alla famiglia Ghezzi. Seguendo le vicende di tanti teatri italiani, negli anni Sessanta e successivi, la sala venne adibita a cinema. Vi si proiettarono importanti pellicole tra cui l’Andrej Rublev di Andrej Tarkovskij, il regista che stabilirà uno speciale rapporto con Firenze, oltre ad una programmazione commerciale, ma è dall’ ’80 al ’95 che il Teatro assunse un ruolo di punta nel panorama teatrale italiano e non solo, sotto la Direzione di Roberto Toni e Carlo Cecchi.

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