lunedì, Agosto 2

Una musicista esemplare: Elisa Pegreffi

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Il 14 gennaio scorso è scomparsa Elisa Pegreffi, era nata nel giugno del 1920 a Genova. Nel 1939, a seguito della sua vittoria nei littoriali della cultura a Trieste, venne invitata a suonare a Roma il concerto di Brahms per violino e orchestra, sotto la direzione di Carlo Maria Giulini, allora venticinquenne. Che in quell’occasione potesse suonare al cospetto del duce, alla giovanissima Elisa importava poco o nulla; le importava piuttosto che fosse presente il suo maestro, come lei stessa ha dichiarato nel corso di un’intervista tratta dal DVD ‘Il quartetto Italiano‘ edito da Amadeus nel 2007.

In quell’Italia che stava precipitando nel baratro della guerra esordì, in un saggio dei corsi di perfezionamento alla Chigiana di Siena, quello che qualche anno dopo sarebbe diventato il Nuovo Quartetto Italiano con una composizione, il quartetto op. 10 di Debussy, che rappresentava una scelta in controtendenza rispetto all’autarchica fedeltà a repertori classici e, comunque, alieni da elementi ‘degenerati e decadenti’.

Elisa Pegreffi entrò a far parte della compagine fin dal primissimo esordio partecipando da splendida protagonista all’avventura del Quartetto Italiano fino al suo scioglimento, nel 1980. Era il secondo violino: la presenza di una donna all’interno di un quartetto d’archi era cosa più unica che rara ma era vissuta con estrema naturalezza. L’intuizione fu del loro insegnante di musica da camera alla Chigiana, Arturo Bonucci, che le domandò «Ti fa fatica fare il secondo violino?».

Il Quartetto Italiano suonava a memoria, le loro esecuzioni erano il frutto di un durissimo lavoro e di aspre discussioni che si accendevano tra i componenti, perché, come disse la stessa Pegreffi «…la discussione è sacrosanta, specialmente quando si studia insieme».

Il risultato di queste discussioni, che talvolta sfioravano in veri e propri litigi, erano esecuzioni straordinarie: non era un gruppo di musica da camera fatto di quattro strumenti ad arco ma era un unico strumento fatto di quattro musicisti. Il rispetto per la partitura era la base delle loro scelte e la conquista della libertà interpretativa avvenne per gradi, illuminata dall’incontro con Wilhelm Furtwangler che li incoraggiò ad un approccio meno rigido nella gestione del ritmo all’interno delle battute.

Oltre alle ancora insuperate esecuzioni dei quartetti beethoveniani e dei compositori austro tedeschi classici e romantici, il Quartetto Italiano ebbe in repertorio le composizioni quartettistiche di Anton Webern e di altri compositori del ‘900. Anche compositori apparentemente distanti dal punto di vista estetico, come Sylvano Bussotti, collaborarono attivamente con il Quartetto.

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