sabato, Luglio 31

Una ‘Modesta proposta’ per l’Italia / Parte prima Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 64

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La ‘politica’ in Italia, in quanto tale e nel suo complesso, sta mostrandosi ‘nuda’ e impotente, mentre molti dei responsabili continuano a gloriarsi ritti sulle macerie che loro stessi hanno provocato. Sino a che un ragazzino, ‘il popolo’, ‘la gente’ si alzerà a dire che «Il Re è nudo» ed occorre cambiare. Ne avrebbe, ne avremmo, tutto il diritto. Forse, ancor di più, il dovere.

Con il ‘Governo del cambiamento’, o ‘Salvimaio’ che dir si voglia, siamo tornati almeno in parte alla fisiologia del gioco costituzionale: alla guida del Paese ci sono i vincitori di elezioni politiche nazionali tenutesi a marzo 2018 con la più infame delle Leggi elettorali concepibili (almeno in Paesi democratici), che nega alla radice ogni rapporto tra elettore ed eletto. Soprattutto per questo motivo si tratta di una vera e propria ‘Legge truffa’ bis, concepita ‘contro qualcuno’ per determinare un risultato di stallo e far rivivere l’’incauto connubio’ tra il Putto di Rignano e il Puttaniere di Arcore. Gli italiani hanno deciso diversamente e può piacere o meno il ‘come’, ma in attesa di abolire il suffragio universale ne vanno rispettati gli esiti.

Oltre ai due soggetti politici di Governo, politicamente ed istituzionalmente sembra esserci poco di ‘vivo’. Purtroppo. E sembra soprattutto mancare l’interlocuzione da parte dei cittadini e della cosiddetta, a volte molto cosiddetta, ‘società civile’. Ed è bene precipuo che ricominci a trovarsi e riorganizzarsi. Ed è pure gran bene quando la gente ‘in piazza’ ci va, in senso sia reale che metaforico, per incontrare incontrarsi svagarsi o magari per occuparsi, appunto, della ‘città’ e quindi del fare ‘politica’. Ma occorre anche avere e dare un contenuto positivo e propositivo, e di vero protagonismo nutrito di operatività riflessione dialogo. Ed è questo il contributo ed il valore aggiunto per il quale occorre operare nell’immediato, e nel medio periodo.

In questo momento di crisi (dal greco ‘krisis’, vale a dire ‘decisione’, e se vogliamo ‘passaggio’, ‘transizione’), con il venir meno di punti di riferimento e speranze, per alcuni e forse molti anche momento di sconforto personale, relazionale, lavorativo, imprenditoriale, c’è una cosa da fare. Come sempre e più di sempre. E come sempre e più di sempre serve in primo luogo a sé stessi, e quindi direttamente a tutti. E quindi «Ricomincio da me», che va doverosamente assieme a quel «Ricomincio anche da te» base del superamento dell’egoismo distruttivo e autodistruttivo. (Oltre che da tre: «Insomma almeno tre cose buone le avrò pur fatte nella vita», come rivendicava Massimo Troisi nell’omonimo film).

E allora, se una speranza personale e quindi collettiva ci può essere, come ci deve essere, nasce solo da quel «Ricomincio da me. E da te» di cui andiamo dicendo. E da una ‘Politica della piazza’, e in piazza, che si può effettivamente fare. Ne vale la pena e oltretutto dà una gran soddisfazione e fa stare meglio. Sé stessi e gli altri. Non sarebbe dunque male se nascesse, finalmente e davvero, un ‘nuovo’, ‘strano’ Partito. Magari cercando o cercando di costruireIl Paese delle cose giuste’ narrato in musica da Mario Pappagallo. Anche recuperando proprio la quasi desueta dizione di ‘Partito’. Ormai dismessa tranne che dalle parti di quanto rimane del centrosinistra dopo il passaggio di Attila-Renzi e di ciò che resta dei Radicali dopo la ‘dipartenza’ di Pannella. In ogni caso crediamo che più che ‘rifondare’ qualcosa, qualcosa di radicalmente nuovo vada per l’appunto ‘fondato’. Intanto proviamo a mettere le fondamenta. Da parte di chi, come, quando, si vedrà. Quanto al perché, se occorre spiegarlo è inutile spiegarlo.

1 / (continua)

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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