martedì, Ottobre 26

'Una Grande Sola Cina' C'è bisogno di una nuova entità internazionale per risolvere il conflitto fra Cina e Taiwan

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Taipei – Il 27 maggio Shi Mingde, ex leader del PDP (Partito Democratico Popolare) di Taiwan, ha annunciato un piano per risolvere l’ormai decennale conflitto con la Cina. In una conferenza stampa, egli ha presentato un progetto per la creazione di una ‘grande sola Cina con lo scopo di raggiungere un compromesso soddisfacente sia per i politici di Pechino sia per la popolazione taiwanese.

Alla conferenza stampa hanno partecipato in tutto sette personalità di vari partiti e orientamenti, fra cui Su Qi, ex Segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Cheng Jianren, ex Ministro degli Esteri, Chen Mingtong, ex Ministro del Consiglio degli Affari Continentali, e Zhang Wuyue, professore di sinologia all’Università Tamkang. L’eterogeneità del gruppo era una scelta ben precisa che voleva dimostrare come il consenso raggiunto superasse i colori politici e potesse essere utilizzato come una piattaforma per regolare i rapporti fra Taiwan e la Cina. Secondo i promotori del progetto, il concetto di una grande sola Cina deve sostituire quello diuna sola Cina‘. Secondo quest’ultimo, vi è un’unico Paese chiamato Cina e Taiwan ne è parte integrante.

Nella conferenza stampa Shi Mingde ha elencato 5 principi per la creazione di una grande sola Cina:

1) Rispettare lo status quo e non modificarlo unilateralmente;
2) Lo status quo significa la coesistenza, a partire dal 1949, della Repubblica di Cina e della Repubblica Popolare Cinese. I Governi delle due parti sono passati da uno stato di belligeranza ad uno stato di separazione fra i due Governi;
3) Il ‘principio di una sola Cina viene interpretato in modo troppo limitato ed è diventato sinonimo di Repubblica Popolare Cinese, non riflettendo la realtà dello status quo. Per questo motivo, i 23 milioni di taiwanesi nella Repubblica di Cina fanno sempre più fatica ad accettarlo. Solo attraverso la proposta di una ‘grande sola Cina’ si potrà rispettare lo status quo reale e procedere sulla strada della risoluzione delle dispute fra le due parti;
4) Sulla base della proposta di una ‘grande sola Cina’, la Repubblica di Cina e la Repubblica Popolare Cinese potranno costituire una personalità giuridica internazionale limitata. Attraverso questo consenso esse potranno risolvere le dispute fra le due parti e  sviluppare un piano di transizione per regolare i rapporti fra i due lati dello Stretto;
5) Il progetto di una ‘sola grande Cina’ permetterà alle due parti di terminare le ostilità e collaborare per promuovere la pace e la sicurezza della regione. Le due parti si impegneranno a rinunciare all’uso della forza nei rapporti bilaterali e a non concludere accordi militari con altri paesi a svantaggio l’una dell’altra. Entrame le parti godranno del diritto di far parte delle Nazioni Unite e di stabilire rapporti diplomatici con altri Paesi.

Il fatto che la proposta di una ‘sola grande Cina’ provenga da Shi Mingde è significativo. Infatti, egli era stato arrestato nel 1962, durante la dittatura monopartitica del Guomindang e l’era della legge marziale,  per aver creato la ‘Lega per l’indipendenza di Taiwan.’ Shi Mingde trascorse più di 25 anni in prigione. Nonostante ciò, egli ha deciso di lavorare insieme a membri di quello stesso Guomindang che lo aveva privato della libertà in modo da risolvere la spinosa questione dei rapporti con la Cina.

La ‘questione di Taiwan è una delle dispute internazionali potenzialmente più esplosive. Essa ebbe inizio nel 1949 quando, dopo aver perso la guerra civile contro i comunisti guidati da Mao Zedong, il Governo della Repubblica di Cina si ritirò a Taiwan, l’ultima Provincia che i comunisti non avevano ancora invaso. In quel periodo, la Repubblica di Cina era una dittatura dominata dal Guomindang. Chiang Kai-shek, il leader del partito, era stato il capo supremo dell’intera Cina dal 1927 fino alla vittoria di Mao Zedong. Dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese a Pechino nell’ottobre del 1949, la Cina comunista e quella nazionalista di Taiwan di fatto hanno continuato ad esistere come entità indipendenti. Entrambe, però, sostengono di essere l’unico Governo di tutta la Cina. Questo è il cosiddetto ‘principio della sola Cina’, su cui le autorità nei due lati dello Stretto basano la loro politica estera.

Quando, negli anni ’70, gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare iniziarono le negoziazioni per stabilire relazioni diplomatiche, il Governo di Pechino insistette affinché Washington accettasse il principio di una sola Cina. Perciò, gli Stati Uniti dovettero trasferire il loro riconoscimento ufficiale dalla Repubblica di Cina alla Repubblica Popolare Cinese come solo e unico Governo cinese, e aderire esplicitamente al principio di una sola Cina.

Nel gennaio del 1979, Pechino diffuse un ‘Messaggio ai Compatrioti di Taiwan, dichiarando che «la riunificazione della patria è la sacra missione che la Storia ha consegnato alla nostra generazione». Inoltre, Deng Xiaoping formulò il concetto di un Paese, due sistemi‘. Secondo questo modello, Taiwan sarebbe dovuta diventare parte della Repubblica Popolare in qualità di Regione Amministrativa Speciale. Avrebbe mantenuto il proprio sistema capitalistico e la propria struttura politica, avrebbe inoltre potuto mantenere le proprie forze armate. Ma sarebbe stata subordinata al Governo centrale in vari ambiti, fra cui, in particolare, la politica estera. Questo modello venne poi applicato, con diverse e importanti variazioni, alle ex colonie occidentali di Hong Kong e Macao. Le autorità di Taiwan, invece, non accettarono mai questa proposta, e di recente Ma Ying-jeou, il Presidente taiwanese, ha ripetuto che il principio di ‘un paese, due sistemi’ è irrilevante nel caso di Taiwan.

Alla fine degli anni ’80, i rapporti fra Taiwan e la Cina migliorarono. Vi fu un aumento degli scambi commerciali e il Governo di Taipei permise ai suoi cittadini di recarsi in Cina. Nonostante i due Governi non avessero relazioni diplomatiche, essi stabilirono delle organizzazioni semi-ufficiali. Nel 1992 una di esse, il Consiglio Nazionale per l’Unificazione, creato dal governo di Taipei, pubblicò un documento che definiva i rapporti fra la Cina e Taiwan. Esso fu accettato da Pechino e divenne noto come il ‘Consenso del 1992‘. Il testo specifica che «I due lati dello Stretto di Taiwan aderiscono al principio di una sola Cina. Essi, però, hanno opinioni differenti sul significato del termine ‘una sola Cina’. Per Pechino esso indica laRepubblica Popolare Cinese‘ (RPC) di cui Taiwan dovrebbe far parte come ‘Regione Amministrativa Speciale’ dopo l’unificazione. Taipei, invece, considera la Repubblica di Cina (RDC), fondata nel 1911 e la cui sovranità si estende su tutta la Cina, come la sola Cina‘. La giurisdizione della Repubblica di Cina, però, è al momento limitata a Taiwan, Penghu, Jinmen e Mazu. Taiwan è parte della Cina, e anche la Cina continentale è parte della Cina».

Nonostante le due parti rimangano divise su chi sia il legittimo Governo della Cina, per Pechino il principio di una sola Cina è sufficiente per mantenere dei rapporti pacifici con Taiwan. Ma mentre la posizione del Governo comunista sulla questione della riunificazione è rimasta rigida, la democratizzazione di Taiwan ha portato ad un profondo cambiamento di rotta. Il Guomindang, che mantiene il nazionalismo cinese come uno dei suoi principi fondamentali, ha rifiutato l’idea di riconquistare la Cina continentale con la forza. I partiti di opposizione, da parte loro, hanno abbracciato il principio dell’indipendenza taiwanese, e di Taiwan come Stato sovrano del tutto separato dalla Cina. Nella società taiwanese, ormai divisa dalla Cina dal 1949 e opposta alla dittatura comunista, l’identità cinese è in declino da decenni, sostituita da quella taiwanese. La maggioranza dei taiwanesi è opposta all’unificazione con la Cina.

Pechino ha reagito con grande nervosismo e veemenza alla crescita dell’identità nazionale taiwanese che sfida il sacro dogma dell’unificazione. Nel 2000 Zhu Rongji, l’ex vice Premier della Repubblica Popolare, fece un furioso discorso contro l’independenza di Taiwan. Rispondendo ad una dichiarazione di Bill Clinton sulla necessità di passare dalle minacce al diaologo nei rapporti fra i due lati dello Stretto, il politico cinese disse che «Coloro che hanno fanno dei calcoli sbagliati non conoscono la storia della Cina e non sanno che il popolo cinese sacrificherà la propria vita e il proprio sangue per difendere la sovranità e la dignità della Cina». Il discorso era anche pensato come avvertimento nei confronti di Chen Shuibian, sostenitore dell’indipendenza di Taiwan e candidato alla Presidenza nel 2000. Questi vinse le elezioni e rimase Presidente fino al 2008.

L’elezione di un politico opposto al principio di una sola Cina fece infuriare Pechino, che nel 2005 promulgò la famosa Legge anti-secessione, legalizzando l’uso della forza nel caso in cui Taiwan dovesse formalmente dichiarare la propria indipendenza, cioè ufficialmente ripudiare il principio di una sola Cina.

L’idea di una sola Cina, però, viene sempre di più visto come un eufemismo dell’annessione di Taiwan da parte della Cina comunista. Il concetto di una ‘grande sola Cina’ ha come scopo quello di salvaguardare l’indipendenza di fatto di Taiwan, facendo però delle concessioni che evitino lo scatenarsi di una guerra fra la piccola isola di 23 milioni di abitanti e il gigante cinese. Per Taiwan sarebbe molto difficile, se non impossibile, difendersi da un’invasione dell’Esercito della Repubblica Popolare.

Fino ad ora, però, Pechino non sembra avere intenzione di modificare la propria posizione riguardo alle condizioni per il dialogo fra i due lati dello Stretto. Il principio di una sola Cina rimane il dogma ufficiale delle autorità cinesi. Data l’opposizione della maggioranza dei taiwanesi all’unificazione, e considerando l’esempio fallimentare dell’integrazione di Hong Kong nella Repubblica Popolare, le tensioni fra la Cina e Taiwan resteranno uno dei pericoli maggiori per la stabilità dell’intera regione. Se Pechino non dimostrerà maggiore flessibilità, il pericolo di una guerra continuerà ad avvelenare i rapporti fra le due parti e a dare l’impressione che l’ascesa della Cina come potenza mondiale sia destinata a provocare conflitti armati.

 

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