mercoledì, Settembre 22

Una Dama che più Bianca non si può field_506ffb1d3dbe2

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gagliardi 

 

Ho resistito per qualche giorno alla tentazione di attingere ad una notizia che sembrava fatta apposta per AMBRacadabra: l’arresto di Federica Gagliardi, dipendente pubblica -della Regione Lazio- ‘pizzicata’ a Fiumicino, in arrivo da Caracas, con un carico di cocaina di 24 kg, disinvoltamente accroccato nel suo bagaglio a mano  -congratulazioni alla signora per il gesto atletico, io anche un peso di due chili (non di cocaina, ça va sans dire, ma di quelle cavolate innocue con cui le donne imbottiscono la borsa) lo patisco- e prontamente arrestata.

Colta in flagrante, rischia 10 anni di galera, salvo leggi ad personam propiziate da qualcuno dei suoi alti protettori.

Perché evitavo l’articolo? Prima cosa perché sembra che, di diritto e di rovescio, negli ultimi tempi io parli solo di donne e un po’ sono stufa. E ciò avviene non solo qui, dove son diventata l’agit-prop della battaglia della democrazia paritaria – una delle mie solite cause con scarse, ma belle, speranze -, ma anche sul lavoro, tant’è che proprio oggi pomeriggio alle 18:00, all’Università ECampus a Roma (via del Tritone, 169, per chi volesse venirci) si svolgerà un panel di donne d’eccellenza che racconteranno rose e spine della loro crescita professionale, intitolato – e come, se no? – ‘Donne’.

Ogni tanto, però, dal mucchio dei successi e delle discriminazioni, pesco anche storie negative al femminile e mi sento piuttosto a disagio: conosco tante straordinarie condomine di genere e mi inchino al loro merito – pur se tocco con mano esempi di sovrastima con aiutino maschile -, ma la mia trincea sindacale al femminile non può cancellare le ‘cattive ragazze’, che, come dice la boutade, ‘non vanno in Paradiso, ma ovunque’. Sono quelle che ci rovinano l’immagine, rappresentando ‘la donna che morde il cane’, tanto per usare una famosa metafora giornalistica.

Questa storia della spallona della cocaina che s’incolla un carico non leggero di droga con una sicurezza ‘stupefacente’, come se trasportasse farina, mi ha dato molto da pensare. E’ tutta la vicenda che è emblematica di una convinzione di impunità che andrebbe approfonditamente indagata.

Da quello che ipotizzano i giornali –che, però, non sono le tavole della legge- questo viaggio non era l’esordio della Gagliardi nella carriera di trafficante internazionale di droga.

Un suo andirivieni dal Sudamerica è emerso anche dai primi riscontri. Non si riesce, però, a sapere se questa ‘fulgida carriera’ sia iniziata prima di quel fatidico 2010, anno in cui i Silvio’s watchers l’avvistarono – era di giugno – compagna di viaggio dell’allora premier in una missione ufficiale in Canada, nientemeno che per il G8; da lì, aveva seguito l’Innominato in Brasile e a Panama, dove c’era un’altra nostra vecchia conoscenza, Valter Lavitola.

La biondona fu contrabbandata  -verbo fatidico!-  come interprete, visto che, pare, parli quattro lingue; ma già allora si scatenarono molte chiacchiere, perché non ci si riusciva a spiegare come mai una segretaria di livello non alto, oltretutto di altra amministrazione, fosse stata aggregata ad una delegazione ufficiale dello Stato italiano, viaggiando anche nel nostro Air Force One a servizio dei premier e del suo staff.

Non regge, però, la tesi sostenuta dalla proprietaria del bagaglio -inzeppato di panetti di cocaina purissima, del valore di 5 milioni di euro, che sarebbe andata a ingrossare il circuito dei ‘consumatori’ laziali e campani-, che il trolley e lo zainetto che si trascinava dietro le fossero stato proditoriamente imbottiti di droga.

Fosse stato bagaglio da stiva, allora si poteva anche fare fantascienza e immaginarsi una manina estranea che, all’insaputa della proprietaria, utilizzava le sue valigie per trasportare il carico. Trattandosi di bagaglio a mano, chi, se non la titolare, poteva riempirlo di un peso così esorbitante? 24 chili in più e non te ne accorgi?

Mi sembra proprio pia illusione immaginare che qualcuno, a cominciare dagli investigatori, passando per i lettori dei giornali, ci caschi di fronte a un alibi così destituito da ogni fondamento.

Allora, colei che ai tempi del viaggio di Stato fu ribattezzata la ‘Dama bianca’, appellativo che fu presago, ha tentato un’altra carta, che trova sempre i suoi fan: il vittimismo. Ha sostenuto, infatti, che incastravano lei per colpire indirettamente l’ex Presidente del Consiglio.

Un’ipotesi suggestiva, ma assolutamente risibile… di quelle da spy story, dove l’agente nemico viene sgambettato inserendogli addosso 3 bustine di cocaina.

Appunto, tre bustine… non 24 chilogrammi che, a quanto pare, la sciuretta, se a Fiumicino fosse passata inosservata – si ipotizzano coperture poi saltate – avrebbe consegnato a Napoli, raggiunta a bordo di un comodo Frecciarossa. Magari trovandosi su un conto in banca criptato  -cercatelo!-  un bel po’ di quattrini: io, che sono romanziera, ipotizzo non meno di 500mila euro.

In quanto a lai e a piagnistei, quali diversivi distraenti per l’opinione pubblica, il suo Mentore ha già cominciato a dare fuoco alle polveri, in vista del 10 aprile, allorché dovrebbe cominciare a scontare la mitica pena a cui è stato condannato in terzo grado: ha infatti tuonato che, mandandolo ai servizi sociali o dandogli i domiciliari, ‘vogliono umiliarlo’.

Ma scusate, che pretende, che, in presenza di una sentenza della Cassazione, lui, perché è lui, non debba scontarla… perché è più uguale degli altri?

Una pretesa assolutamente fantascientifica per uno che è stato esumato dall’attuale premier, grazie al leggendario incontro di via del Nazareno (povero Gesù!), quando era nelle pesti ed ora, udite udite, vaneggia che vuole persino candidarsi alle Europee…

Come andrebbe a Bruxelles, al seguito della Polizia penitenziaria ed a bordo di un cellulare? E Schulz come lo accoglierebbe? Il teatrino italiano ha sempre sorprese. Ai confini della realtà.      

 

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