venerdì, Ottobre 22

Una cura liberale per guarire la Francia 40

0

Emmanuel Macron Francia

Parigi – «La Francia ha tre malattie: la sfiducia, la complessità e il corporativismo». Con questa frase, “cinguettata” su Twitter il 15 ottobre scorso, il Ministro dell’Economia francese, Emmanuel Macron, ha annunciato il suo nuovo progetto di legge “per l’attività”, che sarà presentato al Consiglio dei Ministri verso metà dicembre e verrà discusso in Parlamento all’inizio del 2015. Una diagnosi severa quella del neo-ministro, che ha concentrato l’attenzione su tre punti giudicati da lui stesso come tre patologie tipicamente francesi bisognose di cure adeguate e urgenti. «Sarà un testo che agirà su tutte le leve per togliere i blocchi e per creare dell’attività» ha commentato, aggiungendo che questa riforma «aumenterà la competitività delle imprese e l’attrattività del territorio». Durante la conferenza stampa avvenuta poche ore dopo la pubblicazione del tweet, Macron ha esposto a grandi linee una cura radicale a base di rimedi social-liberali, volti a raddrizzare la situazione economica del paese. I provvedimenti, svelati solo in parte, hanno sollevato non poche critiche da parte degli economisti, che hanno giudicato insufficienti le misure annunciate.

Tra i vari punti esposti, il primo è stato quello che ha destato maggiori perplessità, visto che andrebbe a toccare uno dei principi fondamentali del codice del lavoro: il giorno di riposo domenicale. La riforma riguarda solo i commercianti presenti in «zone turistiche a forte potenziale economico» e permetterebbe di allargare la deroga già esistente, passando da 5 a 12 domeniche lavorative all’anno.

Anche il settore dei trasporti regionali in pullman è stato incluso nel progetto di legge, aprendo alla concorrenza un campo che fino a oggi era rimasto chiuso. Seguendo l’esempio della Germania, il governo dovrebbe liberalizzare questo ramo, sopprimendo il sistema di autorizzazione per la creazione di nuove linee. Tra i benefici che potranno arrivare da questa mossa, c’è la creazione di 10000 posti di lavoro entro la fine del 2015. Questa misura, però, potrebbe avere come effetto collaterale quello di dare il colpo di grazia ai collegamenti ferroviari regionali, già in forte crisi.

Per concludere, quella che è già stata ribattezzata come la nuova “legge Macron” ha previsto una serie di interventi in alcuni campi professionali regolamentati, come quelli dei notai, medici, giudici e farmacisti. Anche qui l’obiettivo è quello di aprire i settori snellendo le procedure necessarie per l’ottenimento di licenze, permettendo così l’ingresso di giovani professionisti.

Macron raccoglie il testimone del suo predecessore, Arnaud Monteburg, rimpiazzato dopo il rimpasto di governo avvenuto a inizio settembre. A differenza del suo collega, nettamente più incline a una politica di sinistra, il giovane intende procedere per tappe, senza accelerare troppo il passo. Nonostante sia ancora presto per poter dare dei giudizi definitivi, risulta chiaro fin da adesso il tipo di strategia che verrà intrapresa. Questi primi provvedimenti sono mirati a incentivare un processo di semplificazione di alcuni settori professionali, liberandoli dal giogo del corporativismo e dagli ingranaggi burocratici che ne rallentano lo sviluppo. Un processo di dinamizzazione economica, quindi, che però rischia di cadere nella facile trappola del sensazionalismo mediatico. La riforma è stata annunciata con un certo clamore da parte dei media nazionali, nonostante non sia stata ancora svelata nella sua totalità. Un semplice catalogo di provvedimenti mirati a campi ben precisi potrebbe non essere sufficiente per curare definitivamente il paese dai veri mali che in questo momento minano la sua fragile salute. Tra questi la forte disoccupazione, che riguarda 3 milioni e mezzo di francesi.

Le proposte presentate la scorsa settimana hanno fatto storcere il naso a tutta l’ala della sinistra ortodossa presente nella maggioranza. Il progetto ultraliberale del Ministro dell’economia ha ricordato a molti il rapporto Attali presentato dal governo di Sarkozy nel 2007 che, casualmente, fu redatto proprio dallo stesso Macron, all’epoca collaboratore della Commissione. Ritrovare alcuni di quei punti sette anni dopo in un governo socialista dovrebbe quantomeno far riflettere sull’orientamento intrapreso da Hollande, sempre più in rotta con la sua maggioranza. Per tutta risposta, il Ministro  si è limitato a parlare di «malessere ideologico della sinistra francese», dovuto al fatto che molti suoi colleghi «non hanno fatto gli aggiornamenti necessari, restando così attaccati a un’ideologia e a dogmi passati».

Porre un ex banchiere di Rotschild a capo del Ministero dell’Economia è stata una scelta azzardata sotto il punto di vista dell’immagine del partito tra i dirigenti e gli iscritti, anche se l’opinione pubblica francese sembra aver gradito la recente proposta. Secondo un sondaggio realizzato dalla società Odoxa per il quotidiano ‘Le Parisien’, il 58% dei francesi ha accolto di buon grado il progetto del Ministro.

Oltre a influire pesantemente su alcuni settori specifici del lavoro, questo nuovo progetto di legge rappresenta un importante segnale di distensione nei rapporti con Berlino. Recentemente rimproverata di non concretizzare le riforme previste dalla Comunità Europea, la Francia fatica nel trovare una via d’uscita dal problema del deficit pubblico, che secondo gli standard di Bruxelles non dovrebbe superare il 3%. Un obiettivo difficile da raggiungere, visto che attualmente il disavanzo statale di Parigi è arrivato a toccare il 4,3%, sforando ampiamente il tetto previsto. Recatosi a Berlino lo scorso 20 ottobre con Michel Sapin, Ministro delle Finanze, Emmanuel Macron ha incontrato i suoi omologhi tedeschi, Wolfgang Schäuble, e Sigmar Gabriel, per discutere su un programma di rilancio economico riguardante i due paesi. Ancora una volta, la parola d’ordine è stata “investimenti”. In un’intervista rilasciata al quotidiano ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’, Macron ha ipotizzato uno scambio economico tra i due Paesi: «50 miliardi di economia da parte nostra e 50 miliardi di investimenti da parte loro: questo sarebbe un buon equilibrio». Una semplice proposta, dai toni forse troppo ambiziosi, che ha concentrato in una frase il tentativo della Francia di riacquistare un ruolo preponderante nello scacchiere europeo. Per realizzare l’impresa, Parigi sta cercando di ricoprire il ruolo di partner esclusivo della Germania, affiancandosi così al paese leader del panorama economico della comunità. Un “New deal” franco-tedesco difficilmente realizzabile però, viste le differenti visioni dei due attori in gioco: da una parte l’Eliseo, che ha deciso di intraprendere una strada tipicamente liberale con investimenti nel privato; dall’altra la Cancelleria di Berlino, che consiglia di passare per un risanamento delle finanze pubbliche attuabile attraverso rigide riforme strutturali.  

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->