martedì, Ottobre 26

Una caramella per il piccolo Salvini Il buffonesco infante maleducato, continua a fare passi avanti in direzione e con modalità aggressive, e poi a farli immediatamente indietro quando gli si risponde come merita

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Se non fosse una cosa buffonesca, la dovrei definire insultante e al limite del vilipendio. Mi riferisco alla frase del solito Matteo Salvini, che continua a fare passi avanti in direzione e con modalità aggressive, e poi a farli immediatamente indietro quando gli si risponde come merita.
Ieri, come un bambino cui ripetutamente viene rifiutato il dolce, si è accontentato di una caramella … dopo aver chiesto a Mario Draghi di «mettere per iscritto» che non aumenterà le tasse.
Anche la stessa terminologia è ormai quasi infantile, di un infante maleducato, ma un infante. Siamo ai limiti del ‘mamma, Ciccio mi tocca’, e Salvini vuole che Draghi scriva, cosa, dove, come, quando, davanti ad un notaio, in segreto, in pubblico? Ilragionamentodi Salvini per di più è capzioso eingenuo‘ (vogliamo dire così?), quando dice che la rimodulazione dei valori catastali potrebbe significare un aumento, ma dimentica di dire che potrebbe anche significare una diminuzione per qualcuno. E Draghi lo ha già detto chiaro che nessun aumento di tasse ci sarà comunque. E mi sembra che basti.
Ma no, Salvini vuole che ciò sia messo per iscritto, e giustifica la pretesa con questa affermazione: «Noi vogliamo che nessun italiano paghi un euro in più. Si parla di rimodulazione delle aliquote Iva: ora, rimodulazione può essere in alto o in basso, lo precisiamo, la vogliamo in basso. Perché altrimenti domani, dopo Draghi, viene al governo chiunque e con quel documento in mano, vago, può fare qualunque cosa. Mettiamo per iscritto che non si aumenti il carico fiscale a carico degli italiani». Invero a parte Salvini, agli italiani non basta affatto: sono troppi quelli che pagano nulla e ancora di più quelli che pagano troppo: mantenere il valore complessivo va bene, ma richiede per forza di ridisegnare tutta la materia. Di ciò Salvini non sembra accorgersi: non vede la rabbia di chi paga troppo mentre un altro paga poco o addirittura nulla.
La cosa in sé, quindi, è anche ridicola oltre che infantile. Salvini non solo vuole che Draghi assuma un impegno di quel genere (assurdo), ma vuole che lo assuma anche per il futuro: una specie di patto successorio non per nulla vietato dalla legge. Come nelle successioni, se il testatore dice che ad esempio la casa viene lasciata al figlio, a condizione che lui a sua volta la lasci ad un altro, questa clausola è nulla.
Ma qui siamo al ridicolo. Salvini nella sua smania di prima pagina, pretende che Draghi impegni oltre sé stesso, anche i governi futuri. Ma la formula è, infantilmente, ridicola e capziosa. Se Draghi dicesse che nessun italiano pagherà un euro di più di tasse, direbbe un assurdo: sarebbe come dichiarare un condono universale e imperituro, ma specialmente sarebbe come dire che per il futuro non si potranno aumentare le tasse ai più ricchi e nemmeno a coloro che, nelle more, diventassero più ricchi.
Lo ripeto una frase infantilmente capziosa. È così evidente il trucchetto che fa solo ridere.

Ma il punto serio, invece, è che Salvini sta tirando la corda al massimo anche in vista dei ballottaggi, e vuole unavittoriaapparente da spendere nei seggi. Voglio dire che siamo di fronte ad un giochetto politico brutale e sciocco. Tra quindici giorni questa pretesa scomparirebbe, scomparirà, ma ora tuona per avere quella impossibile rassicurazione, impossibile specie in un Paese come il nostro, dove l’evasione fiscale è enorme. La proposta di Salvini è né più né meno che una difesa ad oltranza degli evasori.
Lo segnalavo l’altro giorno: la Lega di Salvini sta tornando ai vecchi amori, alla opposizione alle tasse allo sciopero del fisco, come nella Lega dei primordi di Bossi e compagni.
La risposta di Draghi, mi sembra chiarissima e ridicolizza Salvini, quando dice: «In ogni cosa che facciamo rispettiamo gli impegni» e poi aggiunge, provocatoriamente: «Il rispetto degli impegni con la UE è determinante per l’assegnazione delle risorse»: appunto, quelle con te non arrivano.
A parte ciò, sarebbe interessante che Salvini ci spiegasse dove Draghi debba mettere per iscritto la promessa impossibile. Perché chiacchierare è facile, fare in concreto lo è molto meno. E poi, non credo che Draghi sia un bambinello con il quale si può fare il gioco dello ‘scompagno a morte!’.
E quindi alla fine dell’incontro virile tra Salvini e Draghi, Salvini dichiara felice: «Un’ora di confronto con il presidente Draghi. Incontro molto utile: proposte e soluzioni condivise e impegno a confrontarci sul futuro dell’Italia ogni settimana. Un rapporto leale, franco e diretto risolve ogni problema e trova soluzioni»: insomma hanno bevuto un tè, data l’ora, le 16.30. Draghi, a sua volta, attraverso una nota di Palazzo Chigi dichiara: «È stato confermato l’impegno del Governo a evitare ogni aumento della pressione fiscale e si è deciso di proseguire nel percorso delle riaperture, tenendo conto del miglioramento della situazione epidemiologica», cioè quello che ha detto dal primo momento, anche se si è parlato anche delle chiusure sulle quali, naturalmente … decide Draghi. Però, pensate che bello, ogni settimana Salvini e Draghi si vedranno!
Vi pare?

Una volta di più, un tema di una serietà estrema e di una importanza fondamentale per la sopravvivenza stessa del nostro Paese, viene trasformata in una mezza buffonata, o meglio si cerca di farlo. Perché sarà poi da vedere quello che in concreto si farà sul fronte delle tasse. Si tratta di rovesciare completamente il metodo attuale di gestire la questione, perché il tasso di evasione fiscale è superiore ad ogni possibilità di gestione. Sia o meno la cifra di 120 miliardi l’anno corretta, ora si deve agire per abbassare le tasse al ceto medio, certo, ma farle pagare, possibilmente fino all’ultimo centesimo, ai moltissimi che non lo fanno -anche ai moltissimi del ceto medio che non lo fanno.
Come ho scritto più volte, sono convinto che l’unico modo per recuperare un po’ di evasione, sia bloccare la circolazione della moneta: finché ce ne sarà in giro la carta moneta si può conservare nei materassi o in cassette di sicurezza, ma se non ne circolerà più tutto sarà più difficile, specialmente il lavoro in nero, che è una piaga immensa e dimenticata della nostra economia.
Naturalmente alleggerendo e semplificando il modo per pagare senza problemi il lavoro ‘extra’, e non demonizzandolo: non sono certo i ‘secondi lavori in nero’ quelli che bloccano le assunzioni.
Intanto Draghi, felice di poter incontrare Salvini ogni settimana, vuole dare un bel colpo di acceleratore alle riforme necessarie e urgenti, non solo sul lavoro. D’ora in poi, se ben capisco, vi saranno due consigli dei ministri a settimana, e vedremo fino a quando reggerà la polemica leghista.
E allora, tornando all’inizio, si contenterebbe di una caramella il piccolo-Salvini, ma se poi gli si rifiutasse pure quella? Anzi, visto che gliela ha rifiutata Draghi, ora Salvini che fa, lo caccia?
Appunto, per concludere, è in questo quadro patetica la tesi di Giorgia Meloni, che vuole Draghi al Quirinale e elezioni subito. Meloni, insomma, cerca di ‘cacciare’ Draghi, per isolarlo e prendere il bastone del comando. Ma a parte il fatto che, detto così, occorrerebbe che Draghi fosse uno stupido per accettare il giochetto, è proprio tanto sicura la signora Meloni che le elezioni le vincerà la destra e in essa lei stessa?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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