giovedì, Settembre 23

Una banca internazionale per l'uranio image

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Almaty – Il Kazakistan ha quasi conquistato l’oro. Ma non si tratta di Olimpiadi, già concluse. Grazie agli ultimi sviluppi, il Paese centroasiatico potrebbe essere vicino a un’accordo storico e cruciale per la sicurezza internazionale. Con una comunicazione ufficiale da parte del Ministero degli Affari Esteri, Astana ha comunicato la scorsa settimana di aver raggiunto la fase decisiva delle negoziazioni con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). L’organizzazione di Vienna sta per accettare la proposta kazaka di ospitare una banca internazionale per il ‘combustibile’ nucleare. A livello di prestigio internazionale, questa notizia darà sicuramente un’iniezione di fiducia al Kazakistan, che di recente ha sofferto dei piccoli inceppi nell’economia domestica. Se la banca dovesse essere stabilita in territorio kazako, questo renderebbe il Paese un leader nella promozione dell’uso pacifico dell’energia nucleare.

Fin dagli anni novanta, il Kazakistan ha obbedito in maniera diligente alla filosofia della non proliferazione. Il mondo guardava con preoccupazione quando il Paese decise, subito dopo l’indipendenza, di trasferire tutto l’arsenale militare nucleare sovietico in territorio russo, rendendo Mosca completamente responsabile per la successione, anche bellica, dall’URSS. Di diritto, la Russia ereditò i contratti, i trattati, buona parte dei debiti, ma non era certo che un nuovo, incerto Paese, neonato dalla caduta inaspettata dell’Unione Sovietica, avrebbe acconsentito a disfarsi di un arsenale atomico in piena regola. Il successo della transizione da laboratorio nucleare a Paese non-nucleare accrebbe il grado di affidabilità del presidente kazako Nursultan Nazarbayev. Anche grazie alla fiducia guadagnata nei suoi lunghi anni al potere, durante il primo Summit per la Sicurezza Nucleare a Washington nel 2010, Nazarbayev propose ufficialmente il proprio come Paese ospitante per la banca del ‘combustibile’ atomico.

Il Kazakistan è il più grande produttore al mondo di uranio (circa il 38% della produzione totale). I mercati interessati all’acquisto di uranio kazako sono principalmente la Cina, la Russia e la Francia. Lo stabilimento della “banca nucleare” in Kazakistan renderebbe più facile il monitoraggio dei movimenti dell’uranio, dalla fonte agli stabilimenti dove viene arricchito. Nel gergo ingegneristico si parla di ‘combustibile nucleare’ (‘nuclear fuel’), benché sia chiaro che nei reattori non si attivi nessun processo di combustione. Questo, in Kazakistan lo sanno bene: da diversi decenni infatti, gli ingegneri nucleari sovietici e post-sovietici hanno lavorato nei centri atomici dell’est del Paese, dal sito sperimentale di Semipalatinsk, alla capitale industriale Ust-Kamenogorsk, dove sorge anche una centrale di stoccaggio del ‘combustibile’ nucleare.

Una commissione interministeriale si sta occupando al momento delle ultime negoziazioni con la IAEA, per rifinire gli ultimi dettagli per la costituzione della banca internazionale per il ‘combustibile’ nucleare in Kazakistan. Il Ministero degli Esteri e quello dell’Innovazione e delle Nuove Tecnologie hanno proposto il sito di Ulba, non lontano da Ust-Kamenogorsk, quasi al confine con la Russia. Nello stabilimento di Ulba vengono già prodotti e conservati i pellet di uranio che servono da ‘combustibile’ e il sito si conforma agli standard necessari per il progetto. Secondo Vladimir Shkolnik, il capo dell’azienda statale per l’energia atomica, KazAtomProm, «l‘obiettivo della banca è calmierare la distribuzione di 60-70 tonnellate di combustibile all’anno. Il sito di Ulba ha una capacità massima di 1200 tonnellate, il che significa che bisognerà incrementarne la capacita solo del 5%. In più, l’esperienza del Kazakistan nella gestione di tali tipi di materiali ha rappresentato il punto di forza nella nostra posizione negoziale per lo stabilimento della banca».

Non sarà tutto in discesa, però. Secondo una recente dichiarazione del principale fautore dell’accordo, Timur Zhantikin, della Commissione per l’Energia Nucleare in Kazakistan, «il bilancio finanziario dell’operazione sarà negativo, ma il nostro Paese sta provando a innescare un trend positivo nel regime di non proliferazione nucleare a livello globale». In un momento così complicato dal punto di vista economico, dopo la svalutazione della moneta nazionale, la leadership kazaka troverà difficile giustificare un’ulteriore spesa che incrementi il prestigio del Paese, senza dare una mano a chi arranca. Già quattro anni fa, tuttavia, prima della drammatica protesta di Zhanaozen (17 morti, secondo le stime ufficiali) e prima delle proteste di questi giorni, l’apparato degli esteri kazako era impegnato a migliorare l’immagine del Paese a livello internazionale, soprattutto attraverso gli Stati Uniti. Proprio a Washington, nel 2010, diversi diplomatici e ministri si sono spesi per questo obiettivo, e in ultimo proprio il presidente. La coincidenza dell’affinità politica tra Astana e Washington e degli interessi economici nel settore petrolifero non possono che essere di aiuto alla causa kazaka.

Anche la Russia aveva inviato una proposta per ospitare la banca internazionale del combustibile nucleare. Il sito prescelto da Mosca era Angarsk, in una zona remota del Paese, dove già si trova il Centro Internazionale per l’arricchimento dell’uranio. Tuttavia, dopo gli ultimi sviluppi che hanno favorito la proposta kazaka, Mosca ha preso le parti di Astana, promettendo assistenza nell’amministrazione e nella gestione della futura banca.

Infine, il Kazakistan non ha nascosto le sue mire nucleari negli ultimi anni. Si parla costantemente della possibile costruzione di una centrale nucleare nel Paese. Da due anni a questa parte sembrava che la decisione potesse ricadere su Aktau, centro portuale dell’ovest, dove già si trovava una centrale di arricchimento in epoca sovietica. Nelle ultime settimane, tuttavia, il governo ha cassato questa proposta, dopo alcune consultazioni anche con l’amministrazione regionale. La preferenza ricade, ancora una volta, su una regione remota dell’est, dove si può trasportare l’uranio e portare avanti le reazioni senza troppi crucci. Nazarbayev ha intimato al governo che la decisione sull’ubicazione della prima centrale nucleare del Kazakistan indipendente deve essere raggiunta entro il primo trimestre del 2014. Un trimestre molto importante questo, perché dovrebbe portare a termine due diversi progetti atomici.

Diversi gruppi ambientalisti si sono mossi contro l’ubicazione dei reattori nucleari vicino al lago Balkhash, non troppo distante da Almaty, la città più popolosa. Più che rispondere alle loro richieste, il governo sembra voler ricreare dei centri mono-settoriali in località remote del Paese, in pieno stile da industrializzazione sovietica. Con la ‘banca’ che ne aumenterà il prestigio internazionale e la centrale nucleare che ne diminuirà la dipendenza da petrolio e gas, il Kazakistan sembra pronto a emanciparsi dagli altri ‘-stan’ che lo circondano. Difficile però credere che non vi possano essere problemi in un futuro non troppo distante, quando per necessità se non altro biologiche vi sarà una transizione al potere.

 

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