mercoledì, Agosto 4

Un villaggio sospeso tra degrado e speranza Pinetamare

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Provate a immaginare una pineta sul mare distante una manciata di chilometri da Caserta e Napoli. Dove le isole più belle del golfo, Ischia, Procida e Capri sono raggiungibili in barca in poco meno di mezz’ora. Dove passeggiando per la darsena si respira il profumo del pesce appena pescato. Dove le abitazioni sono per lo più villette e gli abitanti professionisti della media e piccola borghesia. Pinetamare fino a trenta anni fa era tutto questo e molto altro ancora. Era il villaggio dei sogni.

Adesso abbandonate quell’idillio e aprite la mente agli incubi peggiori.

La darsena da rifugio dei pescatori diviene un’immensa cloaca a cielo aperto. Le abitazioni da villette graziose  mutano in bunker squarciati dal degrado e popolati da sbandati di ogni risma.

La storia di Pinetamare è una storia di contrasti e di mille contraddizioni. Il villaggio, edificato a metà degli anni ’60, dalla famiglia Coppola su terreni di loro proprietà, era stato concepito come un centro turistico balneare polivalente. Otto torri, villette vista mare, il centro commerciale, le strade di accesso al villaggio; rete fognaria ed elettrica, l’unico depuratore all’epoca esistente sul Litorale Domiziano. Tutto era stato concepito per essere il meglio allora disponibile sul mercato.

I primi problemi arrivano però già agli inizi degli anni ’70 quando avvengono le prime contestazioni. Secondo il Comune di Castel Volturno parte dei terreni, circa il 5%, utilizzati dai Coppola per edificare il villaggio, apparterrebbero allo Stato. Seguono anni di contenziosi legali tra quest’ultimo e i Coppola che culminano nel ‘98, con la nomina di un Commissario Straordinario per la definizione di un accordo transattivo.

Ad aprile del 2001 avviene la costituzione del Consorzio Rinascita, subito seguita nel maggio dello stesso anno dalla firma del Protocollo di Intesa con Regione Campania, Provincia di Caserta, Comuni di Castel Volturno e Villa Literno, per la realizzazione di un Piano di Risanamento, riqualificazione ambientale e rilancio socio-economico del Litorale Domiziano.

In sostanza lo Stato, sebbene da un lato contesti ai Coppola di aver costruito parte dei manufatti in maniera abusiva, dall’altro gli affida il risanamento dell’area.  Ad oggi tuttavia mai del tutto avvenuto.

«La storia di questo territorio è indissolubilmente legata alle vicende dei Coppola e alle loro alterne fortune». Chi mi siede dinanzi è una distinta signora di mezza età, modi cordiali, entusiasmo da vendere ma soprattutto tanta determinazione. Anna De Vita è la portavoce di R.E.S., un’associazione che si batte per il recupero del territorio. «Uno dei maggiori interventi previsti dall’accordo – spiega – era la sistemazione della via Domiziana», la principale strada di accesso al Villaggio. «Lavori eseguiti, sì, ma mai collaudati». Il motivo, così come spiegato da De Vita, è che il Comune non ha mai ricevuto dai Coppola le necessarie fideiussioni per procedere con i collaudi a causa delle condizioni non floride in cui versavano le casse dell’imprenditore.

«Il grande problema di questa terra» continua «è che le persone, la maggior parte, che vivono e lavorano all’interno del villaggio, mostrano una consapevole indifferenza».

Attraversare oggi le strade, un tempo interamente chiuse agli estranei, quando il Villaggio Coppola era un enorme condominio privato con scuole, chiese e servizi vari, è come percorrere scenari di guerra. Palazzi sventrati, ville disabitate, strani figuri ovunque. Scarsa illuminazione.

«Qui la logica che prevale» dice Anna «è quella di continuare a credere che Pinetamare sia ancora una comunità di privati». Ecco allora che è facile scadere nello scarico delle responsabilità. «Se un lampione non funziona, il Comune non interviene perché il suolo è dei Coppola che a loro volta, sovente sostengono il contrario, addossando le responsabilità al Palazzo di Città».

Il perché di tutto questo è presto detto: «Sono troppi gli interessi che legano la gente ai Coppola e all’amministrazione comunale. Manca la reale volontà da parte delle persone di reagire».

Il ripristino della darsena e del porto. L’inizio dei lavori è atteso da un lustro.

«Sono cinque anni che attendiamo che partano i lavori che dovrebbero rilanciare l’economia della zona, ad oggi però non è partito nulla». La darsena, un tempo popolata di imbarcazioni di pescatori, bar, ristoranti e tutto l’indotto che può generare un località turistica balneare è attualmente un’enorme distesa d’acqua putrida.

«Si parla di un project financing di cui dovrebbero far parte i Coppola ed altri investitori stranieri. Ad oggi però non ho visto ancora nulla; a parte la faraonica presentazione dei lavori».

La darsena bonificata e il porto dovrebbero essere capaci di ospitare oltre mille posti barche, per non parlare delle infrastrutture idonee ad accogliere miliardari provenienti da ogni parte del mondo. 

Una scelta in ogni caso fallace.

«Personalmente – dice ricorrendo ad una metafora – se dovessi vendere la mia casa, prima di metterla sul mercato quanto meno le farei una tinteggiata. Lei si immagina un miliardario che approda al porto e che poi fa un giro in centro? Dubito che ritornerebbe una seconda volta».  Molto meglio partire dal basso allora, «rilanciando le piccole attività e valorizzando quel poco che è rimasto; indipendentemente dai Coppola».

Diverso l’approccio al problema da parte di Giuseppe Ammaliato, presidente dell’associazione “I love Pinetamare” anch’essa impegnata nel recupero del territorio. Ammaliato sottolinea come la strada del risanamento passi anche per piccole e grandi iniziative ad opera dei privati.

«La storia di Pinetamare è una vicenda complessa dove il pubblico spesso si mescola al privato, noi però preferiamo muoverci con azioni concrete». Ecco allora che grazie alla raccolta fondi tra i soci dell’associazione «abbiamo ripristinato dei lampioni, istituito un servizio di vigilanza nel periodo estivo, organizzato feste ed eventi per far riscoprire il vero Villaggio Coppola».

Tra i personaggi più illustri che fanno parte di I love Pinetamare c’è anche il centrocampista del Napoli Marek Hamsik che già da diversi anni ormai ha deciso di vivere stabilmente qui. «Marek è un amico, ha capito lo scopo della nostra associazione e non ci ha pensato su più di una volta prima di aderire».

Nulla da rimproverare all’attuale amministrazione.

«I problemi sono tanti, si sono insediati da pochissimo, negli ultimi tempi il Comune è stato commissariato, aspettiamo almeno un anno e vediamo cosa succede, in ogni caso restiamo fiduciosi».

Nessun dubbio invece sulla strategia da seguire nel rilanciare il territorio. La costruzione del porto e della darsena coinciderà con un rilancio generale dell’intera area.

«Il progetto prevede il rifacimento di tutto il lungomare con il conseguente stimolo rivolto a tutti i commercianti e proprietari degli immobili della zona affinchè si attivino per investire nel rinnovamento».

Sarà; ma l’ultima immagine che ci lasciamo alle spalle prima di andar via è un bambino che, solo, gioca sulla terrazza da cui si domina l’intera darsena. Poco più in là, un cartello annuncia l’inizio dei lavori del porto mai partiti. Come dire, la Pinetamare del futuro e quella di oggi, realtà così vicine eppure così irrimediabilmente lontane. 

 

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