domenica, Agosto 1

Un tranquillo week end di paura image

0

paura

 

Dunque, il day after si è trasformato, nella miglior tradizione del rinviismo italico, in un day before. Si sa, il fine settimana è sacro e un paio di giorni per riaversi dagli choc e incasinare ulteriormente il panorama politico, frastornato dalla crisi che ha sconvolto un mondo da sempre abituato agli orizzonti temporali dilatati e magmatici del gattopardismo, sono il minimo sindacale.

Vedremo se i giorni aumenteranno, e se la pericolosa tendenza al suicidio collettivo che già monta tra le ingenue masse, mesmerizzate a dovere dalla inquietante coppia Grillo-Casaleggio e dai tremebondi capibastone, terrorizzati di perdere per sempre la cospicua rendita di posizione basata sulla truffa ideologica, raggiungerà il diapason necessario agli strenui oppositori del cambiamento per sbarrare l’ultima mulattiera verso una via d’uscita che si restringe ogni giorno di più.

Chi scrive non è un fanatico di Matteo Renzi, o un attivista del Partito Democratico. Solo un italiano come tanti, che cerca di mantenere un minimo di memoria storica e di legame con la realtà effettuale delle cose, per dirla con Niccolò Machiavelli.

Approfittiamo allora di questa pausa per ripercorrere con la maggior oggettività possibile, le vicende che ci hanno portato fin dove siamo. Può essere utile. Anche se, lo ammetto, lo scrivente ha le sue opinioni e inevitabilmente il riassunto ne risentirà.

Nel novembre del 2011 l’inadeguatezza di Silvio Berlusconi, Premier in carica democraticamente eletto, a fronteggiare l’emergenza economica italiana, che si manifesta con incessanti attacchi speculativi ai titoli di stato, e il differenziale tra il loro valore e l’equivalente tedesco (spread) è fuori controllo. Il Presidente Giorgio Napolitano, in mancanza di un voto parlamentare che sfiduci il governo Berlusconi, non può indire elezioni anticipate (comunque oltremodo inopportune visto il baratro incombente)  in quanto il Governo non è stato sfiduciato in Parlamento. Dunque convince obtorto collo il Premier a dimissioni, e conferisce al neo-senatore Mario Monti l’incarico per un nuovo Governo, appoggiato dalla maggior parte dei partiti. Che durerà un anno, nel corso del quale effettua alcune riforme e svolge una politica di grande, impopolare austerità economica, riportando però un po’ di sereno nei conti pubblici. A questo punto Berlusconi, passata la buriana, decide di ritirare l’appoggio di Forza Italia al Governo Monti, facendolo cadere. E’ il dicembre 2012, Monti rimane in carica formale fino alle elezioni dell’aprile 2013, che regalano all’Italia un risultato diviso in tre forze politiche quasi paritarie Pd, Forza Italia e il Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo. Napolitano conferisce un incarico esplorativo a Pier Luigi Bersani, Segretario del partito che ha ottenuto più voti, il Pd, il quale non riesce a mettere insieme una maggioranza numericamente idonea a formare un Governo.

Napolitano, rieletto Presidente dopo che i partiti non erano stati in grado di trovare un accordo su un nome condiviso, incarica allora Enrico Letta, esponente moderato del Partito Democratico, che batte l’unica strada possibile, vista l’indisponibilità assoluta del M5S a partecipare a qualsiasi coalizione. E cioè un Governo comprendente sia Forza Italia che il Pd, le famose ‘larghe intese’.

Ancora una volta Silvio Berlusconi, nel frattempo condannato in via definitiva nel processo a suo carico per corruzione, provoca la scissione di Forza Italia, la cui componente legata ad Angelino Alfano resta al Governo garantendone la continuazione.

Il Governo Letta fa piccolo cabotaggio per un annetto scarso. A questo punto Matteo Renzi, eletto Segretario del Pd in una plebiscitaria consultazione popolare, dopo aver concluso un accordo con Berlusconi per una nuova legge elettorale sostitutiva del cosiddetto ‘porcellum’, unanimemente considerato vergognoso ma inspiegabilmente inamovibile per più di un lustro, rompe gli indugi e toglie la fiducia al Governo Letta, proponendosi come nuovo Premier.

Questo è quanto.

Era possibile fare qualcosa di diverso? Non direi proprio. E’ opportuno, nella situazione attuale, continuare il gioco al massacro sulla pelle di tutti? Non direi proprio. E’ consigliabile abbandonarsi al cupio dissolvi augurandosi che l’ultima occasione italiana venga sprecata in nome del masochismo collettivo che subdolamente già serpeggia? Non direi proprio.

Ma è un’opinione personale, of course.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->