sabato, Ottobre 16

Un torneo delle nazionali che non ci sono A pochi giorni dai mondiali di calcio di Russia, anche gli Stati non riconosciuti disputano un loro particolare torneo: è il ConIFA World Cup.

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Siamo ormai a un passo dall’inizio dei mondiali di Russia 2018, tristemente noti ai tifosi italiani che non potranno sostenere gli Azzurri al torneo per Nazionali più importante. La prestigiosa kermesse calcistica inizierà giovedì 14 giugno con la Russia padrona di casa che aprirà le danze contro l’Arabia Saudita e si concluderà il 15 luglio con la finale, nello scenario dello stadio Luzhniki di Mosca. Ma per alcuni, il mondiale è già iniziato: si tratta delle nazionali degli Stati non riconosciuti che il 31 maggio hanno inaugurato un vero e proprio ‘contro-mondiale’ che si concluderà il 9 giugno. A ospitare questo particolare torneo è la città di Londra, che è stata scelta dal (non) Stato di Barawa, Paese organizzatore, come sede della competizione.

Il torneo è gestito dalla ConIFA (Confederation of Independent Football Association), una federazione parallela alla FIFA che raccoglie al suo interno rappresentative provenienti da Stati non riconosciuti, minoranze etniche e piccoli Stati non affiliati alla federazione internazionale. Con sede a Luleå, in Svezia, la ConIFA nasce nel 2013 per dare ordine alla galassia di piccole organizzazioni di nazionali di calcio non appartenenti alla FIFA e che, in passato, avevano organizzato piccole competizioni calcistiche. Fra queste, ad esempio, c’era la New Federation Board (NF-Board), associazione precedente, aveva iniziato a organizzare dei piccoli tornei nei primi anni 2000, a cui partecipavano una manciata di squadre: era la VIVA World Cup, dominata, nelle sue cinque edizioni, dalla nazionale della Padania, vincitrice delle tre edizioni a cui prese parte, negli anni in cui vi era una certa vicinanza fra la squadra e il partito della Lega Nord (Renzo Bossi, figlio del Senatùr, ne era il team manager).

Al torneo che sta avendo luogo in questi giorni prendono parte ben 16 squadre, suddivise in quattro gironi da quattro squadre ciascuno. Oltre alla Padania, che gli esperti danno per favorita, e l’organizzatore Barawa (una città portuale somala), partecipano: Abkhazia, campione in carica; Cascadia, una regione a cavallo fra Stati Uniti e Canada; Ellan Vannin, meglio noto in Italia come Isola di Man, al largo delle coste britanniche; Kabylia, una popolazione abitante il nord dell’Algeria; Karpatalya, rappresentanza della minoranza ungherese in Rutenia, una regione dell’Ucraina; Matabeleland, squadra dell’area occidentale dello Zimbabwe, all’esordio in questa competizione (sconfitta per 6-1 dalla Padania); Cipro Nord, l’area dell’isola mediterranea occupata dalla Turchia e satellite dello Stato anatolico; Punjab, della nota regione indiana; Terra dei Siculi, squadra che non ha niente a che fare con la Sicilia, ma che rappresenta gli székely, popolazione di etnia ungherese che vive in Romania; Tamil Eelam, squadra che raccoglie i membri della diaspora dell’etnia tamil, che dallo Sri Lanka si sono diffusi specialmente in Canada, Stati Uniti e Svizzera; Tibet, probabilmente fra i pochi Stati non riconosciuti universalmente noti; Tuvalu, Stato riconosciuto ma non affiliato alla FIFA; Coreani Uniti in Giappone, il cui nome dovrebbe spiegare tutto; l’Armenia Occidentale, che riunisce tutti gli armeni che abitano nell’area dell’odierna Turchia appartenente alla nazione storica dell’Armenia.

Chi sono i giocatori? Sicuramente nelle rose delle squadre non troveremo i grandi calciatori dei principali campionati del mondo. Niente Ronaldo, niente Messi e niente Buffon, quindi. Infatti, a questo torneo partecipano giocatori semiprofessionisti, se non dilettanti, che raramente hanno assaggiato il terreno dei grandi palchi internazionali. Molti di questi calcano i campi dei campionati minori delle grandi federazioni nazionali europee, come l’Italia, l’Inghilterra o la Francia, oppure giocano nei campionati principali di piccole federazioni (alcune delle quali non riconosciute). La maggior parte non hanno nel calcio la propria primaria fonte di guadagno, alcuni (i più fortunati) sono ex giocatori dei grandi campionati, che si fanno una nuova giovinezza in questi tornei particolari. Prendiamo un esempio di questi giorni: Marius Stankevicius, terzino lituano un tempo in forza al Brescia, in Serie A, che milita al mondiale ConIFA con la maglia della Padania. Non occorre infatti essere cittadini del (non) Paese che si rappresenta, ma basta abitare quel luogo per qualche anno e ‘riconoscersi’ nei valori che la nazionale non riconosciuta rappresenta. La nazionale padana, infatti, fra le più forti di questo particolare panorama calcistico, ha contato spesso in passato dell’apporto di ex giocatori di Serie A, come Maurizio Ganz, ex attaccante di Inter e Milan, vincitore di un mondiale, quando questo torneo era organizzato dalla VIVA e affrontavano squadre del calibro del Kurdistan, Gozo e del Regno delle Due Sicilie, non associate all’odierna ConIFA. Come si può intuire, il panorama delle squadre non associate alla FIFA è molto complesso e i propri destini si basano sull’apporto di appassionati. La stessa Padania, per esempio, nel 2012 rischiò di scomparire a causa per problemi economici, dovuti, con ogni probabilità, anche alle difficoltà che in quegli anni aveva investito la Lega Nord. Solo con una parziale rifondazione, evidenziata anche dal cambio dei colori sociali, passando dalle righe orizzontali bianco verdi di celtica memoria (sul modello del Celtic Glasgow, squadra scozzese), si è passati alla croce rossa su campo bianco, che ricorda la Croce di San Giorgio, simbolo, fra le altre città, di Milano.

Fra le squadre non affiliate, spiccano la Catalogna e i Paesi Baschi, fra le aree del mondo in cui le spinte centrifughe sono più forti. Le due nazionali, la catalana e la basca, esistono e hanno alle loro spalle una storia centenaria, ma non sono associate alla ConIFA, limitandosi a essere espressione del calcio locale, convocando giocatori professionisti ed essendo così una vera e propria nazionale regionale che, pur non essendo riconosciuta dalla FIFA, disputa le proprie partite contro le vere nazionali, come la Francia, il Brasile o la Spagna.
Si potrebbe pensare che la ConIFA si faccia portatrice di istanze indipendentistiche e di rivendicazioni politiche secessionistiche, ma non è così. L’organizzazione, infatti, si limita, come da statuto, a organizzare la manifestazione, per dare voce e spazio a quelle popolazioni che, in altri contesti, non hanno spazio (fra le squadre affiliate c’è anche una rappresentanza Rohingya e una Rom) e per dar loro la possibilità di condividere momenti di gioia attraverso il gioco più popolare del mondo, il calcio.

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