mercoledì, Luglio 28

Un tavolino per il Conte/Trump, in attesa dell’era Draghi Trump faceva ricorsi in tutti i tribunali possibili, Conte lancia gli stellini a fare discussioni chilometriche e inutili poi parla in mezzo alla piazza per assicurarsi un futuro; l’idiotismo persiste negli stellini; ma Draghi, l’ultima possibilità per l’Italia, avanza

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Ciò che lascia a dir poco interdetti in queste prime ore di incarico a Mario Draghi, sono i commenti tra l’imbarazzato e il diffidente di politici (meglio politicanti) e molti giornali. Non solo e non tanto per il fatto apparentemente solo formale per cui si tratta l’incarico a Draghi come se fosse ad uno qualsiasi, ma per la distanza abissale dalla realtà di certi commenti e prese di posizione.

Sorvolo sulla ‘addolorata’ intervista di Matteo Renzi, che si sente appiccicato addosso l’odio scatenato contro di lui. Evidentemente dimentica, distratto come è, tutto l’odio e la malvagità e l’egoismo che ha messo in campo lui contro gli altri, trasformando una legittima battaglia politica in una sorta di guerra dei mondi, con insulti e accuse senza precedenti, ma specialmente senza rispetto alcuno per le Istituzioni. Ma non importa: ora c’è solo da sperare che lo si riesca a tenere da parte.

Anche sulla chiusura in bunker a Palazzo Chigi di Giuseppe Conte, che mi ricorda Donald Trump e la sua ridicola difesa della ridotta della Casa Bianca. Conte, in questi giorni non parla (cosa del tutto inusuale in lui), ma lascia volare commenti e ostilità: citavo la frase ‘filtrata’ ieri ‘se non mi fossi dimesso …’. Non parla ma ha fatto due cose gravissime: ha tenuto a marcire una crisi che covava da almeno due mesi, e ora cerca di garantirsi una uscita soddisfacente, anche se, mi sembra, non ha affatto rinunciato alla speranza di restare in sella alla fine. Trump faceva ricorsi in tutti i tribunali possibili, Conte lancia gli stellini a fare discussioni chilometriche e inutili, nelle quali si parla delle loro origini, e della ostilità a Draghi espressione dell’establishment, dimenticando che da molti anni ormai, proprio loro ne fanno parte e ne hanno anche assunto modi e linguaggio. E come se non bastasse gli stellini e i loro portavoce (imbeccati o no da Conte, ma probabilmente sì) lanciano messaggi “rassicuranti”, tipo: se Draghi fallisce, ci sono altri nomi.
Poi, alla fine (davvero come Trump), si sveglia proprio nelle vesti diConte-pochette’, sempre al modo suo, piacione e rumoroso, spettacolare, ma almeno una volta tanto utile, e interviene da un tavolino in piazza per dire che va bene Draghi (bontà sua), ma ci vuole politica; come dire che fa la sua lezioncina a Draghi, che non lo capisce da solo. E, va bene, fin qui siamo al rito, e al prevedibile, un po’ inutile e spettacolare e malinconico. Ha difeso il suo progetto politico, dimenticando quanto sia stato oscillante. Ma ha aggiunto una cosa seria: e cioè che lui ritiene ci sia da puntare sulla continuazione dell’alleanza ‘strategica’ (questo lo ho aggiunto io) tra stellini, PD e LeU, ma ha taciuto su Forza Italia, che però non ha fatto una mossa da niente. Insomma, è la linea Zingaretti, ma si propone di restare in scena.
Non vi arrabbiate: è il copione di Trump senza il vichingo con le corna e, certo, senza morti! Solo che qui Conte si propone non solo comecapo’, magari non ufficiale, degli stellini (è sempre succube di Giggino), ma come capo di una sorta di governo ombra di maggioranza: una novità teatrale, ma molto ambigua. Non è una dichiarazione di guerra, ma è quanto di più vicino ad essa si possa immaginare e, forse, una sgraziata candidatura alla Presidenza della Repubblica.
Ma sorvoliamo anche su ciò e vediamo se possiamo fare un ragionamento un po’ più profondo di quelli che vedo in giro.

Draghi può avere tutti i difetti del mondo, compresi gli occhi storti e la gobba, ma una cosa è certa: non è nato ieri. Voglio dire che dipingere l’arrivo di Draghi come l’arrivo delmarzianoa Roma (va molto di moda in questi giorni questo paragone, mah!), che non sa nulla, non ha idea di quali siano le procedure, non conosce la gente, era tranquillo a riposare in campagna e lo hanno chiamato di corsa, tanto che è arrivato con l’auto da campagna, la station wagon (parola di Mentana, Boh!!!) ecc., è ridicolo.
Ma vogliamo scherzare? Draghi ha condotto una carriera incredibile (che, sia chiaro, non gli invidio perché io sono uno ‘stanziale’) è stato, tra l’altro, Governatore della Banca d’Italia, dirigente della Goldman Sachs, e Presidente della Banca Centrale Europea, dove ha fatto faville, non solo mettendo in riga ‘avversari’ come Weidmann (il boss della Banca centrale tedesca!), ma perfino la … signora Angela Merkel! Perché avere inventato e messo in pratica il cosiddettoquantitative easing ha salvato non solo e non tanto (altro che, le banalità da nazionalista di Paese di Paragone, dalla Merlino, che fa discorsi ottocenteschi!) l’Italia, e noi dovremmo ringraziarlo tutte le mattine nella nostre preghiere o quel che sia, ma l’Europa. E non solo questo, ma ha posto le basi delcolpoinatteso (apparentemente inatteso) del cosiddettopiano di rinascita’, che ha sgomberato il campo da un tabù atavico in Europa (o almeno in alcuni Paesi europei), ovvero la possibilità di fare debito europeo, cioè di trasformare l’istituzione Europa in uno Stato, che si impegna sui mercati per conto dell’intera Europa e quindi dei singoli Stati, ai quali gira la gran parte di quei denari. Ricordiamo bene le cose: da un lato quei fondi sono gestiti dalla Commissione e dal Parlamento Europeo, cioè non, o almeno non direttamente, dagli Stati, e dall’altro, a conferma del cambiamento di atteggiamento, il Parlamento Europeo ha preteso di aumentare una parte di quei fondi da gestire per gli interessi e i progetti tipicamente europei, come l’Erasmus. È stato un cambiamento di politica e di consapevolezza veramente radicale e rivoluzionario, del quale molto poco ci si rende conto.
Così come molto poco ci si rende conto del fatto che quel cambiamento, e in particolare il ‘fondo di rinascita’ è stato anch’esso in gran parte opera di Draghi. Quell’articolo su ‘Financial Times (famoso, direi) è stata solo la ciliegia su una torta preparata con cura anche, se non solo, da Draghi.
Ora, leggere sul foglio ufficiale degli stellini, che Draghi non va bene e che vi sono altre alternative è veramente allucinante. Ma anche qui vediamo bene.

Di fronte ad una situazione italiana al limite dello sfascio, grazie all’intervento del ‘demolition man’, che fa saltare il Governo, che del resto era del tutto al di sotto del suo compito e ormai preda del protagonismo di Conte e della superficialità sbarazzina di Giggino, si è cercato, da parte del Capo dello Stato, di trovare una soluzione all’interno della maggioranza, il cui senso era di trovare una mediazione che superasse le mediocrità e le prevenzioni di certe scelte sbagliate. Non ci si è riusciti, certamente per l’idiotismo stellino, ma principalmente per la frenesia di grandezza (ma anche per l’odio personale) di Renzi: e allora Mattarella le ha provate tutte. Ha sentito tutti i partiti e più volte, e poi li ha fatti sentire da Fico, tra l’altro stellino, che è tornato da Mattarella a dire che non se ne veniva a capo. Che doveva fare di più? incaricare il vice di Fico di fare un altro giro e così via?

Ha fatto il suo mestiere e il suo dovere: la Costituzione dice che il Capo dello Stato sceglie il Presidente del Consiglio, e lui, visto che non cavava un ragno dal buco, lo ha fatto. Sento Peter Gomez, giornalista che sitim(av)o, dire che Mattarella ha sbagliato perché doveva prima chiedere ai partiti se erano d’accordo su Draghi! Ma si può dire una cosa così?
Ma ha fatto di più e sembra che pochi, a cominciare dai politicanti più o meno anti-establishment, lo abbiano capito: due discorsi brevissimi e durissimi, in cui ha detto anche che le elezioni oggi sono inammissibili, sia per la epidemia, sia -e questo è più importante- perchè entro un mese dobbiamo mandare a Bruxelles il piano e senza Governo non mandiamo niente e non abbiamo un centesimo. Dopo di che ha praticamente detto, potrei perdere tempo o giocare carte basse, ma il Paese ha fretta, e io gioco la carta più alta. Come dire, se siete così folli da gettare anche quella, meritate solo la fine che avrete. Implicitamente ha detto che dopo Draghi non c’è nulla. Immaginate cosa succederà se domani Draghi rinuncia? A parte lo spread a tre cifre, ci troveremmo tagliati fuori non solo dall’Europa, dal mondo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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