lunedì, Settembre 27

Un supermercato senza packaging field_506ffb1d3dbe2

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Berlino – Si chiama Original-Unverpackt, è stato inaugurato lo scorso sabato, si trova nel cuore del quartiere berlinese di Kreuzberg, tra un ristorante turco e un locale rock, ed è il primo supermercato berlinese in cui confezioni e packaging sono vietati, a meno che non siano riciclabili e riutilizzabili.

Il progetto nasce da un’idea di due ragazze tedesche, Sara Wolf, 31, e Milena Glimbovski, 24. Ex colleghe di scrivania, nel novembre 2012 decidono di dare voce a quell’idea che avevano sempre avuto ma per cui non riuscivano a trovare un finanziamento. Dopo la redazione di un dettagliato business plan e dopo aver raccolto i primi fondi tramite piccoli investitori privati, lo scorso maggio si sono presentate al grande pubblico del crowdfounding per racimolare i fondi necessari alla realizzazione del loro progetto.  

Partite con un obiettivo di 45.000€ Sara e Milena, in meno di quattro mesi, hanno raggiunto invece la cifra di 108.900€ grazie ai 4173 supporter da tutto il mondo che hanno creduto nel loro progetto di business: creare una catena di supermercati in cui i prodotti vengono venduti sfusi. Frutta e verdura arrivano da coltivazioni biologiche dell’area intorno la Capitale, il pane arriva dal quartiere limitrofo di NeuKölln mentre altri prodotti, come olio e liquori, vengono forniti da un’altra catena, VomFass, che utilizza lo stesso principio di abolizione del packaging superfluo. Per ora sono in vendita circa 350 prodotti, tra cui prodotti alimentari ma anche prodotti per l’igiene personale e della casa, anche se i piani per il futuro sono ben altri: allargare il negozio, aumentare i prodotti disponibili e l’apertura di una catena di franchising in tutta la Germania.

Entrare nel supermercato é come entrare in una vecchia bottega. Maioliche sul muro, una bilancia antica, grembiuli bianchi e il sorriso delle due ragazze, che da dietro il bancone, computer alla mano, coordinano i lavori e seguono con lo sguardo i tanti clienti curiosi che entrano nel negozio.

Il cibo, disposto in speciali dispenser appesi al muro, è sfuso. Nessuna confezione in giro, se non qualche barattolo di marmellata o passata di pomodoro rigorosamente bio. Milena si dimostra da subito disponibile per una breve intervista. Il viso è pulito, senza trucco, come quello di tante ragazze berlinesi. Un tatuaggio sul braccio sinistro e uno sguardo determinato e soddisfatto, come quello di una persona consapevole che in realtá il lavoro è appena iniziato.

Come è nato il progetto Original Unverpackt?

Abbiamo da sempre pensato a questo progetto. Solo che non avevamo i fondi per realizzarlo. Una sera d’inverno, sorseggiando un bicchiere di vino abbiamo deciso di provare a realizzarlo. L’intento é quello di riuscire a dare cibo senza creare spazzatura. Ma non si tratta solo di eliminare il packaging, c’è tanto lavoro anche sulla supply chain. Cerchiamo di commercializzare prodotti a chilometro zero ove possibile. Le verdure, la frutta arrivano da coltivazioni vicino Berlino. Altri prodotti purtroppo non sono reperibili in Germania, ma cerchiamo comunque di appoggiarci a coltivatori biologici, per esempio.

Quale è la principale difficoltà che state riscontrando?

L’organizzazione dei turni nel negozio! È la prima volta che io e Sara ricopriamo una posizione manageriale e per esempio adesso stiamo studiando il flusso dei clienti in modo tale da poter organizzare meglio il team. La sera il negozio si riempie notevolmente e abbiamo bisogno di buona parte del team. Ormai siamo dieci persone e ci dobbiamo suddividere tra le varie mansioni. Dopo l’apertura del negozio inoltre stiamo ricevendo anche tantissime mail in cui ci richiedono informazioni per l’apertura di un negozio in franchising, senza considerare i tanti giornalisti che ci scrivono.

Come mai avete pensato al crowdfounding per reperire i fondi?

Ci sono stati dei piccoli investitori che ci hanno supportato nella fase iniziale ma il crowdfounding è ormai il metodo migliore per reperire fondi. Se hai una buona idea, utile anche per la comunità, le persone si sensibilizzano perché percepiscono che il cambiamento avrà dei riscontri positivi anche su di loro. È vero, non ci aspettavamo cosí tanto successo, ma non vendiamo solo prodotti sfusi, buoni e ad impatto zero sull’ambiente: noi vendiamo la possibilità di scegliere.

La chiacchierata con Milena potrebbe durare ore ma ci sono i clienti da seguire nonché i curiosi che entrano solo per dare un’occhiata e concludono il giro con un selfie davanti alla vetrata del supermercato. Milena sorride e torna dietro il bancone, non prima di farmi notare che fra poco andrà in Italia per visitare la Bottega Effecorta, negozio milanese di prodotti alla spina. Si sono scambiati i contatti e ad una gita nel Bel Paese non si rinuncia mai.

Dati alla mano, la Germania produce ogni anno più di 16 Milioni di tonnellate di spazzatura derivante dagli imballaggi. Tuttavia il paese teutonico si colloca anche tra le prime posizioni nelle classifiche dei paesi piú virtuosi in termini di riciclaggio e raccolta differenziata: nel solo 2013, sono stati riciclati 2.8 Milioni di tonnellate di packaging alimentare e commerciale.

La diminuzione degli sprechi è possibile grazie ad una collaborazione tra il sistema pubblico, l’industria e ogni singolo individuo. Henning Witts e Bettina Rademacher del Wuppertal Insitute for Climate sostengono che «per ridurre gli sprechi prima di tutto bisogna lavorare sull’ottimizzazione del design delle confezioni, progettando prodotti riutilizzabili, e sullo sviluppo di nuove strategie per la supply chain, puntando sull’efficienza dei trasporti».

Il tema del riciclaggio è all’ordine del giorno nella maggior parte delle città tedesche. Tante sono le iniziative che incoraggiano la raccolta differenziata, la riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e ogni azione mirata alla prevenzione dell’ambiente, come per esempio l’introduzione del vecchio concetto del “vuoto a rendere”(pfand). Produttori e distributori si sono organizzati in modo da rendere facile e divertente la restituzione delle bottiglie di plastica e di vetro usate, che, una volta riportate, assicurano la ricezione della piccola cauzione pagata al momento dell’acquisto. Si tratta di piccoli accorgimenti che però influenzano il comportamento di ogni singolo.

Ma la responsabilità degli sprechi travolge anche l’industria e l’economia, soprattutto perché la Germania si gioca con l’Italia il primo posto nella classifica dei paesi con il numero più alto di esportazioni di imballaggi. Paolo Gambuli, direttore generale di Ucima, afferma che «in termini di export i volumi tra Italia e Germania ormai sono equivalenti, il confronto è serrato in tutti i mercati e dunque ci si “misura” a vicenda: loro sono il nostro benchmark ma anche Berlino guarda con grande attenzione quello che facciamo noi. In media i tedeschi hanno aziende più grandi e strutturate, ma a parte questo direi che la partita ce la giochiamo».  

Esportazioni da capogiro o riduzione degli sprechi? A questo punto la partita più difficile sarà quella che la Germania dovrà giocare contro sé stessa.

 

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