giovedì, Aprile 22

Un summit globale sulla decrescita Nina Treu: “Vogliamo una società che viva nei limiti ecologici, con economie aperte e connesse”

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Si parla di decrescita da vari anni in contrasto a un paradigma economico basato sul consumo che lentamente ci ha portato a una crisi economica e sociale senza precedenti. La teoria di Serge Latouche invoca un cambio di paradigma basato su una selettiva e volontaria riduzione della produzione di merci e del consumo, con l’obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico tra l’uomo e la natura, nonché di equità tra gli esseri umani stessi. Una filosofia che non riguarda solo ed esclusivamente l’economia, ma che si estende in modo trasversale a molti altri ambiti. Lo dimostrano i documenti raccolti dalla commissione della Conferenza internazionale sulla decrescita, che si terrà il prossimo settembre. Sono, infatti, più di 360 i documenti scientifici arrivati da ambiti disciplinari come l’economia, la psicologia, la geografia e la pianificazione urbana. Oltre 260 le proposte per attività pratiche sottoposte da varie organizzazioni civili pubbliche e private. La maggior parte dei contributi è arrivata dai Paesi europei, ma molte altre proposte sono arrivare dal Giappone, l’India, il Messico, il Brasile e gli Stati Uniti.

La Conferenza internazionale sulla decrescita per la sostenibilità ecologica e l’equità sociale, giunta alla sua quarta edizione, si terrà dal 2 al 6 settembre presso l’Università di Lipsia, in Germania. Il focus della conferenza riguarda i passi concreti da fare per invertire il paradigma di una società basata sull’imperativo della crescita economica. La conferenza sarà la sede di dibattiti scientifici, scambi di opinione tra attivisti e pionieri economici ma anche di artisti che hanno abbracciato questa teoria. Saranno presentati e discussi nuovi punti di vista scientifici e progetti concreti arrivati da tutto il mondo. Secondo il professor Tim Jackson, autore di “Prosperità senza crescita” e membro della conferenza, «si tratta di un importante passo verso il superamento del paradigma della crescita. Spero che questa conferenza aiuterà a formare una positiva visione di una società post-crescita equa e sostenibile».

Alla conferenza sono previsti sette appuntamenti chiave e oltre 20 panel discussion. Circa 250 sono le attività che si terranno sulla base delle proposte arrivate, oltre a un programma artistico. I relatori finora confermati sono, tra gli altri, Naomi Klein, Sunita Narain, Alberto Acosta, Esperanza Martinez, Harlad Welzer, Joan Martinez-Alier e Angelika Zahrnt. Un appuntamento importante con i maggiori sostenitori del no global e della decrescita come paradigma per tornare all’equità e, quindi, uscire dalla crisi. Nina Treu, coordinatrice della Conferenza sulla decrescita 2014, racconta l’importanza di questo momento e del paradigma della decrescita in questo periodo storico.

Dottoressa Treu, come è nata l’idea della Conferenza sulla decrescita?

L’idea della Conferenza sulla decrescita sembra essere nata nel 2004, quando Francois Schneider, attivista, ricercatore e fondatore della R&D, intraprese un viaggio con un asino per più di un anno. Ma, onestamente, non siamo sicuri se questa storia sia un mito oppure no. La Conferenza sulla decrescita è parte di un ciclo internazionale di eventi: ci sono state conferenze sulla decrescita a Parigi nel 2008, a Barcellona nel 2010 e a Venezia e Montreal nel 2012.

Quanti contributi sono in programma per l’appuntamento di settembre?

Siamo molto felici di aver ricevuto più di 600 contributi. Siamo ancora nel processo di revisione, quindi il programma non è ancora pronto, ma ci saranno circa 300 eventi.

Che importanza ha questa Conferenza?

L’importanza della Conferenza sulla decrescita è molteplice. Innanzitutto è un momento per mostrare l’importanza dell’argomento e favorire la discussione pubblica, portando il dibattito sulla decrescita davanti al pubblico generico. In secondo luogo la Conferenza consente di costruire ponti tra i differenti stakeholders della decrescita e con altri discorsi e gruppi (popolo, solidarietà economica, agricoltura sociale), portando il dibattito sulla decrescita a una comunità più vasta. Ma la Conferenza serve anche a rafforzare il rapporto tra questi differenti gruppi e a scambiare know-how e conoscenze e imparare gli uni dagli altri.

Quanti Paesi hanno deciso di partecipare?

Abbiamo relatori da diversi Paesi, ma siccome siamo ancora nel processo di revisione, non abbiamo al momento una visione completa e precisa. Ci saranno molti relatori tedeschi ed europei, ma anche dal Nord America e dall’America Latina, Africa e Asia.

Pensate che alla Conferenza prenderanno parte anche capi istituzionali dei diversi Paesi?

Non sappiamo ancora chi verrà, la registrazione inizierà a maggio. Ci aspettiamo, in particolare, la partecipazione di attivisti e scienziati, ma saremo lieti di dialogare anche con i politici. Un format speciale della Conferenza è il Group Assembly Process (GAP), un processo di lavoro di tre giorni orientato al risultato tra i partecipanti della Conferenza sulla decrescita. È finalizzato a stabilire uno scambio tra scienziati, professionisti, artisti, decisori politici e attivisti. Lo scopo è da una parte di sviluppare proposte concrete per una società della decrescita in un processo comune di costruzione del consenso collettivo e democratico. Dall’altra parte vogliamo mappare le aree esistenti di dissenso e aprire domande per dibattiti e ricerche. In questo processo parteciperanno i decisori politici.  

Quale è l’idea alla base della decrescita e come è nata?

Con il termine decrescita, intendiamo una diminuzione della produzione e del consumo negli Stati industrializzati, che accresca il benessere umano e migliori le condizioni ecologiche e l’equità sul pianeta. Vogliamo una società in cui gli uomini possono vivere nei limiti ecologici, con economie aperte, connesse e localizzate. Una società in cui le risorse sono distribuite in modo equo attraverso nuove forme di istituzioni democratiche. La società di oggi non può reggere a lungo il ‘crescere o morire’. Le accumulazioni materiali non manterranno a lungo la prima posizione nell’immaginario culturale della popolazione. La supremazia dell’efficienza sarà sostituita da un focus sulla sufficienza. L’innovazione non potrà ancora a lungo focalizzarsi sulla tecnologia per la tecnologia, ma si concentrerà su nuovi accordi sociali e tecnici che rendano possibile un modo conviviale di vita. La decrescita non sfida solo la centralità della grande produzione come un obiettivo generale, ma propone modi di cambiamento radicale per il nostro sistema economico, per creare più spazio per la cooperazione umana ed ecosistemi elastici.

Cosa possiamo fare per realizzare questa idea?

La decrescita non è un masterplan che può essere messo in azione, ma un nuovo modo di strutturare le nostre economie globali. Ognuno di noi può prendere parte alla decrescita imparando di più su di essa, comprendendola e promuovendola; fondando un gruppo locale per fare lo stesso ed eventualmente essere ascoltati da altri; provando a vivere una vita improntata alla decrescita, per esempio usando trasporti sostenibili, vivendo in case ecologiche, condividendo e riutilizzando cose, mangiando locale ecc.

Alla Conferenza parteciperà anche l’Italia?

Siccome l’ultima conferenza è stata a Venezia, c’è un grosso legame con l’Italia. Ci saranno molti relatori dall’Italia e ci auguriamo anche molti partecipanti.

Quale è il Paese più attivo dal punto di vista della decrescita?

È difficile contare le azioni di decrescita in termini di Paesi. Il movimento della decrescita sta guadagnando importanza in Europa e i gruppi di decrescita sono molto interconnessi. Dal momento che la conferenza si è già svolta in Francia, Spagna e Italia, sappiamo che in questi Paesi ci sono molti gruppi di decrescita.

Chi dovrebbe coordinare la decrescita nel mondo? E come è possibile coordinare le azioni economiche di diversi Paesi?

La decrescita può essere perseguita da tutti e non dipende da un coordinamento centrale. Se si sviluppano più progetti e iniziative, è bello poterle coordinare, ma non è un primo step necessario. Dal momento che la decrescita si sta solo sviluppando in differenti Paesi e guadagnando impulsi, non c’è ancora un coordinamento centrale di queste azioni. Il network internazionale “Research & degrowth” coordina tra i diversi organizzatori di conferenze, ma non tra le azioni economiche nei diversi Paesi. Diverse azioni di decrescita potrebbero essere coordinate, ad esempio, se un Paese potesse spingere per ridurre il tempo di lavoro e poi gli altri Paesi fossero invitati a seguire questo esempio.

Quale è il miglior progetto che avere ricevuto finora, orientato alla decrescita?

Non si tratta di un singolo progetto, ma del crescente network della decrescita legato ai progetti che sono la base del movimento della decrescita. La decrescita implica che non ci sono progetti migliori, ma occorre solo lo scambio, la collaborazione e la cooperazione, da parte di molte persone e progetti con le loro forze e le loro debolezze.

Che tipo di conseguenze potrebbe avere la decrescita sull’economia globale?

La decrescita non sfida solo la centralità del Gdp (grande produzione) con una politica globale oggettiva, ma propone un contesto per la trasformazione di un più basso e sostenibile livello di produzione e consumo, una contrazione del sistema economico per lasciare più spazio alla cooperazione umana e ad ecosistemi più elastici. La conseguenza della decrescita per le economie globali sarebbe perciò, una società e un’economia più sociale, ecologica e democratica.

 

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