mercoledì, Maggio 12

Un semestre 'Porta a Porta' field_506ffb1d3dbe2

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Renzi a Strasbourgo per apertura semestre italiano

 

Credo che, almeno nella mia generazione, non sia stata rara, all’epoca dell’infanzia o della prima adolescenza, l’esperienza della tipica raccomandazione, per lo più materna, in occasione di uscite ufficiali: ‘E adesso non farmi fare brutte figure’.

Poiché la politica italiana sta da tempo attraversando un’involuzione verso atteggiamenti adolescenziali, contrabbandati come free e piacioni, nel cominciare il semestre di Presidenza del Consiglio europeo, ci sarebbe da ripetere lo stesso ammonimento a tutti coloro che, per un motivo o per un altro, si troveranno a vestire i panni di rappresentanti del Paese che presiede per questi sei mesi brevi (in realtà uno, agosto, è farlocco e non vale) il Consiglio europeo: ‘E adesso non fateci fare brutte figure’.

D’altronde, a causa del nostro scarso orgoglio patriottico, rispolverato, per lo più, solo in caso di competizioni calcistiche internazionali ed oggi molto abbacchiato per gli esiti brasileri, sono in pochi a ritenersi portatori della dignità nazionale, con il risultato che, in caso di soggiorni all’estero, si perdono, ancor più che in situazioni domestiche, i freni inibitori e si fa a gara a mostrare il peggio di sé.

Ne consegue che c’ingegniamo a meritarci tutti gli stereotipi di italiani impresentabili che una pubblicistica avversa ci ha da tempo appiccicato.

Fra Mario Monti e Enrico Letta un po’ sembravamo aver riguadagnato terreno, dopo l’eclisse procurataci da Mr B., che ci ha condannati per diversi lustri allo sprofondo della vergogna internazionale, ma ora mi sorge il dubbio che camminiamo su una china pericolosa.

Uno che fa il Premier dovrebbe avere almeno contezza di come ci si abbottoni una giacca o un trench, allorché si partecipa ad un incontro pubblico, tanto più sul palcoscenico internazionale, e non dovrebbe presentarsi appuntato di sghembo come un ragazzino che, per la prima volta, si veste da solo senza l’aiuto di mammà.

E fin qui, transeat. E’ capitato e c’è persino chi (non io) considera quest’episodio un’adorabile birichinata.

Le birichinate si fanno nel Paese dei balocchi, non in alti consessi internazionali, altrimenti si replicano  -e persino in maniera sbiadita e da minestra riscaldata- certi gesti apotropaici esibiti, da quel predecessore di cui sopra, in una foto ufficiale che tanto sconcerto creò nell’orbe terracqueo  -e non solo al Vertice europeo che ne fu cornice-  o si rimettono in scena alcuni atteggiamenti più consoni ad un villico nell’aia di casa che a un Premier a Buckingham Palace: ‘Mr OOOOBAAAMAAA!!!’.

Sono convinta che, prima che ci si inoltrasse in questo spinoso semestre  -e ormai è tardi-  i frontline italiani con la missione di rappresentare il Paese, (fatta eccezione il Presidente della Repubblica che, per esperienza di lungo corso, a meno che non gli scoppi un’Alzheimer fulminante e straniante, non abbisogna di tale ripasso) avrebbero dovuto andare a scuola di cerimoniale, galateo e saper vivere da qualche kapò dotato di frustino e di slides su cui erano esemplificati i comportamenti corretti in ogni occasione ufficiale, ufficiosa e persino privata -visto che ai reporter non gli par vero di cogliere in castagna i Premier e i Ministri ‘monelli’ -.

Ed invece, primo giorno di scuola e primo scivolone. Il nostro spensierato Lucignolo, dopo aver tenuto, nell’aula per nulla sorda e grigia del Parlamento di Strasburgo, ma, anzi, luminosa e accogliente, un discorso che, dicono i suoi apologeti, per la prima volta ha scritto tutto da solo, avrebbe dovuto intervenire, come tutti i Premier delle diverse nazionalità hanno fatto all’insediamento del semestre, a una conferenza stampa congiunta con il Presidente della Commissione José Manuel Barroso e quello del Parlamento, Martin Schulz.

La tradizione è stata rotta per un’esigenza superiore: no, San Marino non aveva dichiarato guerra all’Italia e neppure i venusiani erano sbarcati a Fiesole; non c’era stato nessun tsunami nelle isole Tremiti e Etna, Vesuvio, Stromboli e Vulcano se ne stavano come al solito tranquillini -mai fidarsi, però!-, mentre il misterioso vulcano Marsili era ben lungi dal riemergere; né il Papa aveva convocato d’urgenza il Premier per festeggiare con un asado la vittoria dell’Argentina sulla Svizzera (grazie a un vantaggio rocambolesco in zona Cesarini, tanto che è parso davvero che fosse sceso in campo anche lo Spirito Santo…).

Niente di tutto questo. C’era un’altra ipotesi che non ho fatto e che invece era quella giusta, sopravanzante tutte quelle che avevo arrischiato: nientepopòdimenoché vi è stata la riapertura straordinaria della cosiddetta Terza Camera italiana’, ad opera del suo Zeus, Bruno Vespa, proprio per celebrare il semestre europeo.

Un appuntamento che non si poteva bigiare e che surclassava qualsiasi altro potesse incombere sull’agenda del nostro Presidente del Consiglio, compresa una stupidissima conferenza stampa dinanzi a centinaia di giornalisti europei, rimasti con un palmo di naso e, presumo, piuttosto irritati.

La circostanza ha avuto uno straordinario effetto promozionale su ‘Porta a Porta’ tale che Schulz e Juncker  -appena eletto come successore di Barroso-  già stanno muovendo i primi passi per aprirne uno studio speciale a Bruxelles/Strasburgo e organizzando un apposito laboratorio per plastici.
I parlamentari europei di UKIP e M5S interverranno di spalle e coperti da un burka, sempre sperando che non si facciano influenzare da quella nuova moda per i selfie di sposa e damigelle con in bella mostra un nudissimo lato B.

Fibrillano a Strasburgo: il primo provvedimento ufficiale di questo consesso rinnovato sarà di decretare Porta a Porta il secondo Parlamento e Bruno Vespa vice Schulz honoris causa.

Con un effetto certamente vantaggioso per noi italiani: lo spostamento del programma a livello europeo lo farà trasmigrare dai palinsesti RAI a quelli della TV a circuito chiuso del Parlamento europeo, sparendo dalla nostra visione e attraendo nella sua orbita anche gl’indigesti politici italiani che venderebbero la nonna pur di andarci.

Ci sarà, poi, da sostituirlo dalla programmazione: si potrebbe tentare con un binomio fra repliche infinite di ‘Techetecheté‘ e un simil ‘Porta a Porta’ condotto da quel zuzzurellone di Paolo Ruffini. Che ne dite?

 

 

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