mercoledì, Settembre 22

Un referendum contro le trivellazioni

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«Un autentico inganno. Gli emendamenti presentati dal Governo alla legge di stabilità 2016 ricalcano solo apparentemente i quesiti referendari. Le modifiche proposte dall’Esecutivo, tra abrogazioni e aggiunte normative, dissimulano in modo subdolo il rilancio delle attività petrolifere in terraferma e in mare e persino entro le 12 miglia marine, eludendo con ciò gran parte degli obiettivi del referendum No Triv».

Questo è quanto dichiarato dal Coordinamento nazionale No Triv. Ma chi sono? E che cosa vogliono? Nascono nel 2012 e la loro mission è «il contrasto al modello di sviluppo nazionale basato sullo sfruttamento delle fonti fossili e la promozione di un nuovo sistema energetico, economico e  sociale fondato sui più ampi principi della sostenibilità». Ne fanno parte Regioni come l’Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto, associazioni ambientaliste, costituzionalisti e chi cerca di cambiare le politiche univoche governative.

In effetti, questa linea d’azione, è in perfetta linea con ciò che è stato detto e sottolineato più volte alla Cop21 di Parigi. Energie alternative, nuove direzioni se vogliamo salvare il nostro pianeta. Ecco perché i ‘NoTriv’ lo scorso settembre hanno depositato sei quesiti referendari in tutto che mirano, da una parte, all’abrogazione totale dell’art. 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 151, “Norme in materia ambientale”, e poi contro lo Sblocca Italia (nello specifico l’art. 38 – 38-bis, 38 comma 5).

L’intento fondamentale è quello di evitare le trivellazioni entro le 12 miglia dalle coste. Qualche giorno fa il governo Renzi ha presentato alcuni emendamenti alla legge di Stabilità che segnano un sostanziale dietrofront rispetto all’articolo 38 dello Sblocca Italia. Di conseguenza dovrebbe essere riscritto (meglio usare il condizionale) un comma del testo unico dell’Ambiente che prevedeva una serie di limitazioni nei processi decisionali per i territori.

Il fatto è che le modifiche apportate dal Governo non piacciono proprio ai Comitati No Triv, e vengono definite inganni. «Le modifiche proposte dall’Esecutivo – hanno dichiarato – tra abrogazioni e aggiunte normative, dissimulano in modo subdolo il rilancio delle attività petrolifere in terraferma e in mare e persino entro le 12 miglia marine, eludendo con ciò gran parte degli obiettivi del referendum No Triv. Tradito ne è lo spirito complessivo. I passaggi normativi del disegno governativo sono riassunti nella abolizione del ‘piano delle aree’ (strumento di razionalizzazione delle attività Oil & Gas) e nella previsione per cui si fanno salvi tutti i procedimenti collegati a ‘titoli abilitativi già rilasciati’ all’entrata in vigore della legge di stabilità 2016 ‘per la durata di vita utile del giacimento’. Un mix esplosivo, che avrebbe effetti devastanti sul referendum e sul futuro dei mari italiani, atteso che l’obiettivo principale del Governo è mantenere in vita e a tempo indeterminato tutti i procedimenti attualmente in corso entro le 12 miglia marine. La soppressione del ‘piano delle aree’ costituisce, poi, il vero ‘cavallo di Troia’ del Governo: il Coordinamento Nazionale No Triv lo aveva già evidenziato domenica 13 dicembre, formulando per l’occasione alcuni sub-emendamenti volti a correggere le proposte dell’Esecutivo. Emendamenti che, tuttavia, sono stati bocciati alla Camera dei deputati in Commissione Bilancio».

Concludono accusando che «gli emendamenti proposti dal Governo costituiscono un autentico atto di sabotaggio e uno schiaffo alla democrazia nel nostro Paese. Per questo chiediamo ai delegati delle Regioni di rispettare il mandato ricevuto loro dai rispettivi Consigli e a alle cittadine e ai cittadini italiani che hanno a cuore la proposta del referendum di percorrere assieme a noi e fino in fondo la strada referendaria».

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