domenica, Ottobre 17

Un primo sguardo a Brexit Fabian Zuleeg ci aiuta a capirne le conseguenze per l’Unione Europea e per il Regno Unito

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immigrazione cameron

Londra – Con il referendum sull’indipendenza della Scozia alle porte, in realtà è un altro il voto che preoccupa l’Europa. La stampa inglese lo ha rinominato Brexit ed è il fantasma dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, promesso dal Primo Ministro David Cameron.  Un referendum promesso ai cittadini entro il 2017 in caso di vittoria del Partito Conservatore alle prossime elezioni.  Le dichiarazioni dell’attuale sindaco di Londra, Boris Johnson, esponente del Partito Conservatore, che proprio nei giorni scorsi ha annunciato di candidarsi nuovamente al Parlamento per le elezioni del 2015, lo hanno rimesso al centro delle cronache. In conferenza stampa ieri, Johnson ha infatti dichiarato che il Regno Unito «non ha nulla da temere» da un’eventuale uscita dall’Unione Europea e che avrà comunque un «grande e glorioso futuro». Brexit sembra essere già uno dei temi caldi della campagna elettorale. Ma la domanda che in molti si chiedono è ‘potrebbe succedere davvero? E come cambierebbe il volto dell’Unione?’ Abbiamo posto queste ed altre domande a Fabian Zuleeg, economista e Direttore del Centro Politico Europeo (EPC), un think tank con sede a Bruxelles che si occupa di integrazione europea.

 

Quali sono le possibilità che il Regno Unito lasci effettivamente l’Unione Europea?

Ci sono due questioni separate da affrontare. La prima è la probabilità che ci sia un referendum e la seconda è il risultato del referendum. Per quanto riguarda la presenza del referendum io penso che sia molto probabile che ci sarà nei prossimi anni. I Conservatori si sono già impegnati a presentarlo nel caso vincessero le prossime elezioni, ma anche il partito Laburista ha dichiarato che nel caso di un ulteriore significativo trasferimento di potere all’Unione Europea ci sarà la necessita di una chiamata alle urne. Quindi, non credo ci sia molto da chiedersi se ci sarà o meno un referendum nel futuro, ma la vera domanda è se sarà presentato al popolo sotto forma di un pacchetto di riforme o se i cittadini saranno chiamati a decidere se rimanere nell’Unione come è adesso. Nel caso si decida di presentare delle riforme, penso che il risultato del voto popolare sarà quello di rimanere nell’Unione, ma nel caso non ci siano significativi cambiamenti, il Regno Unito potrebbe invece decidere di lasciare l’Unione.

Se il Regno Unito dovesse uscire dall’Unione, quale sarebbe la maggiore conseguenza per l’Unione Europea? O in altre parole, quale è il maggiore contributo del Regno Unito all’Unione?

Penso che per prima cosa si debba precisare che molte cose non sono certe. Non abbiamo mai avuto un paese che sia uscito dall’Unione; il caso della Groenlandia era molto diverso. Questo significa che non sappiamo esattamente come potrebbe funzionare e quali conseguenze potrebbe avere. Ci saranno negoziazioni tra l’UE e il Regno Unito sul tipo di uscita che potrebbe applicarsi, riferendosi al tempo, al bilancio di spesa, e a quella che credo possa essere la questione d’interesse principale per il Regno Unito, ovvero cosa succederebbe in termini di mercato unico. Il Regno Unito è un paese molto potente, in particolare per quanto riguarda la politica estera e di sicurezza; si avvertirebbe una grande lacuna, ma anche dal punto di vista dell’enfasi che il Regno Unito ha sempre messo nelle negoziazioni pratiche per quanto riguarda l’integrazione economica, con attenzione sul commercio. Queste sono le questioni sulle quali il Regno Unito ha avuto un ruolo di guida in passato. Quindi se ne andrebbe quel tipo di forza motrice in certi ambiti, ma bisogna anche considerare che il Regno Unito fuori dall’Unione significherebbe anche che un certo tipo di accordi sarebbero più facili da raggiungere. Il paese ha infatti impedito un avanzamento negli ultimi anni, quindi potremmo effettivamente vedere dei movimenti in avanti in determinati ambiti.

In riferimento a ciò che ha appena detto, è corretto pensare che un EU senza il Regno Unito possa perseguire quella “even closer union” che è spesso indicata come l’obbiettivo future dell’Unione Europea?

Penso che un EU senza il Regno Unito possa avere un maggiore dibattito su questa questione. Penso che al momento sia facile per alcuni stati membri semplicemente dire ‘non possiamo muoverci in quella direzione poiché il Regno Unito ci fermerebbe in ogni caso’. In realtà non c’è un accordo comune su un’unione più integrata, o su un’Europa federale. Alcuni stati sono preoccupati all’idea, ma senza il Regno Unito almeno ci potrebbero essere delle negoziazioni. Al momento è chiaro che la posizione del Regno Unito è ‘se vi muovete in quella direzione, noi avremo un referendum che porterà all’uscita del Regno Unito’.

La prima volta che uno stato membro potrebbe lasciare l’Unione. Se dovesse succedere, pensa che altri stati potrebbero seguirne l’esempio? Mi riferisco in particolare ai paesi della Scandinavia.

Non è da escludere, ma penso che sia improbabile. Guardando agli interessi economici e politici di questi paesi, è difficile vedere come potrebbero trarre dei vantaggi dall’essere fuori dall’Unione. In realtà, penso, che sia difficile vedere anche come il Regno Unito possa beneficiarne e che questo risulterà ovvio ai diversi paesi che potrebbero prendere in considerazione un passo del genere. Per esempio, non assisteremo ad un facile accesso al mercato unico, o alla partecipazione del Regno Unito a grandi accordi commerciali che l’Unione Europea sta portando avanti. Tutte queste cose sono importanti per i paesi membri e non riesco ad immaginare che alla fine possano decidere di lasciare , abbiamo già visto che, quando si riduce a questo, il Regno Unito è isolato nel quadro dell’Unione Europea.

Una mancanza di leadership che comunque si potrebbe far sentire nelle dinamiche europee. La Germania inevitabilmente potrebbe ricoprire quel ruolo. Ne potrebbe beneficiare, o in un certo senso si troverebbe senza un alleato per determinate questioni?

La Germania è già il paese dominante dell’Unione Europea, a prescindere dal fatto che il Regno Unito sia all’interno o fuori dall’Unione. È inevitabile nella situazione attuale, il problema principale per l’Unione Europea resta come affrontare l’unione economica e monetaria e decisioni a lungo termine dovranno essere prese in quell’ambito e, in questo tipo di domande, non ci può essere una soluzione senza la Germania. Penso che il problema principale sia nelle aree dove il Regno Unito ha avuto un ruolo di leadership, come mercato unico e commercio, e potremmo vedere meno attività perché non ci sono leader naturali nell’Unione Europea che potrebbero farsi portavoce di questioni.

Come cambierebbe invece la relazione UE – resto del mondo in uno scenario senza il Regno Unito nell’Unione?

C’è la questione principale, quando si parla di politica estera e di sicurezza comune, che in generale l’Unione Europea è debole. La maggior parte delle azioni sono ancora a livello nazionale, così come le competenze, quindi l’Unione Europea ha un ruolo relativamente minore in quest’area, in crescita ma ancora limitato.  Penso che con il Regno Unito fuori dall’Unione, sarebbe molto difficile avere un importante ruolo in politica estera e di sicurezza, visto che il Regno Unito è molto attivo in quell’ambito. Quindi, certamente, questo sarebbe un aspetto dell’Unione Europea che subirebbe dei cambiamenti.

E per quanto riguarda l’allargamento futuro dell’Unione?

Ci sono due aspetti contraddittori del Regno Unito in questo senso. Da un lato, in passato, il Regno Unito è stato un deciso sostenitore dell’allargamento, ha sempre suggerito di portare nuovi membri nell’Unione, forse è stato il paese determinante per l’allargamento ai Paesi dell’Europa centrale e dell’Est. Quindi da un lato è stato pro-allargamento, ma dall’altro, quello che abbiamo visto negli ultimi anni, è un certo malessere nel paese per quanto riguarda la libera circolazione delle persone e, in particolare la paura dell’arrivo di più persone da paesi come ad esempio la Turchia. Parlando realisticamente, non stiamo parlando di una situazione in cui allargamenti futuri sono probabili in ogni caso. Ci vorrà del tempo, forse qualche Paese più piccolo, come la Serbia, saranno pronti ad un certo punto, ma per quanto riguarda nuovi significativi allargamenti non c’è niente di nuovo. La Turchia è decisamente non vicina ad essere pronta, la relazione tra UE e Turchia si è deteriorata, e anche un paese come l’Ucraina è molto lontano dall’adesione.

Una possibile uscita dall’Unione influenzerebbe anche le dinamiche interne al Regno Unito. Potrebbe ad esempio mettere a rischio la stabilità politica del paese?

Nell’ipotesi che nel referendum sull’indipendenza della Scozia vincesse il ’no’,  la prima cosa che Brexit porterebbe è certamente la riapertura immediata della questione scozzese. È molto probabile che in caso di referendum (sull’uscita del Regno Unito dall’Unione  Europea, ndr) i cittadini scozzesi votino diversamente dal resto della popolazione del Regno Unito, con la Scozia più propensa a restare nell’Unione e il resto intenzionato ad uscire. A quel punto ci sarebbe un forte movimento a favore dell’indipendenza e in quelle circostanze un referendum per l’indipendenza in Scozia potrebbe essere vinto. L’altra questione, molto più difficile da prevedere, e che non è stata ancora analizzata da nessuno, è chiedersi quanta stabilità, quanto del quadro normativo, quanto della struttura democratica nel Regno Unito effettivamente derivi dall’Unione Europea. Se guardiamo ad esempio alla legislazione sui diritti umani, se guardiamo al modo in cui si è evoluto l’intero sistema negli ultimi anni, ci potrebbe essere una differenza nel modo in cui il Regno Unito funziona. In ultimo, è anche importante riconoscere, che se ci sarà un’uscita, cambieranno le dinamiche politiche interne del Regno Unito, ci saranno partiti che dovranno riposizionare le proprie priorità, per i Liberal Democratici per esempio, sarebbe ancora l’Unione Europea la grande questione o dovranno concentrarsi su altre tematiche. Cosa succederebbe al Partito Conservatore? Queste sono le nuove domande.

 La questione fondamentale, che secondo me non è mai discussa abbastanza, è che cosa significa effettivamente lasciare l’Unione. Si  presume che anche dall’esterno possa beneficiare dell’integrazione economica dell’Unione Europea e del mercato unico, libera circolazione etc. ma allo stesso tempo non potrà controllarlo. Questo è molto improbabile che succeda, quindi è necessario analizzare nel dettaglio cosa significherebbe nello specifico dal punto di vista del commercio ma anche per quanto riguarda investimenti a lungo termine.

 

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