sabato, Maggio 15

Un Premier con le ali (e il rotore)

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La notizia ha fatto presto il giro dei media. L’elicottero di Stato, (uno di quegli Agusta che Finmeccanica voleva vendere al Presidente USA?), con a bordo il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, partito da Firenze alla volta di Roma, è stato costretto dal maltempo ad un atterraggio di emergenza vicino ad Arezzo, in un campo di calciotto in località Badia al Pino del Comune di Civitella Valdichiana. Nessuno ha riportato la minima scalfittura e il viaggio alla volta di Palazzo Chigi è avvenuto con le auto di scorta prontamente accorse.
Aggiungo un’altra nota dolente al mio album di dissensi nei confronti del Premier Renzi. Anzi due: la prima è per una contestazione causata dall’elementare reazione all’inutile spreco di denaro pubblico che emerge da questo ‘incidente’. Lo rivelo al Premier che forse non lo sa: esistono treni comodissimi, i Frecciarossa delle Fs Firenze Santa Maria Novella – Roma Termini oppure l’Italo, con la medesima percorrenza.
Entrambi hanno delle carrozze VIP assolutamente confortevoli, quasi lussuose; il primo parte alle ore 06:50, con arrivo alle ore 8:30 (alle 08:50 sei a Palazzo Chigi); il secondo parte alle 7:33 e arriva alle 8:56 (stesso ragionamento, al massimo alle 9:20 sei alla Presidenza). Naturalmente devi portarti la scorta… ma le Stazioni sono già presidiate e le carrozze superlusso possono diventare inaccessibili. Certamente, con tutto il personale che devi portarti appresso, non ti verrà a costare 3mila euro l’ora come per un elicottero né dovrai percorrere tutta la strada, spesso intasatissima, malgrado le auto a sirene spiegate, che divide Ciampino e la pista d’atterraggio del 14° Stormo da Piazza Colonna.
Certo, Barack Obama si sposta in elicottero senza che nessuno dica un fiato; ma lui non ha condotto una campagna di autocelebrazione in cui, con il fatidico slogan ‘Cambia verso’, si autocertificava come il ‘nuovo che avanza’ per l’utilizzo di mezzi pubblici.
La seconda è per me una vera mortificazione: dopo aver visto i rappresentanti di Fratelli d’Italia, sabato scorso a Piazza del Popolo, fare fronte unico con Casa Pound e la Lega ed averne constatato l’oscurantismo, mi causa un certo imbarazzato disagio trovarmi d’accordo col comunicato di un loro esponente, Giovanni Donzelli, che si butta come un falco sulla notizia.
Poi mi spiego tutto di questa presa di posizione, assolutamente strumentale: lui parla nella sua veste di candidato Governatore della Toscana e sbeffeggia Renzi per le sue manie di parvenu, che esercita il potere pavoneggiandosi con gli status symbol, tanto paga Pantalone, ovvero i poveri contribuenti italiani.
Sì, sono piuttosto irritata per la mia casuale identità di vedute con un estremista di destra; ma non c’è nulla da fare, il pragmatismo non ha colore politico.
E qui interviene a consolarmi il commento di Chiara Geloni, ex direttrice di Youdem.tv su Facebook: «Apprendemmo così che Renzi, eliminate le auto blu, il lunedì veniva a Roma in elicottero», per non sentirmi una cripto-destrorsa.
Non è la prima volta che ci dedichiamo a chiosare sui comportamenti di mobilità del Premier (mobilità in tutti i sensi: lui zigzaga da destra a sinistra, manco fosse la pattinatrice Carolina Kostner).
L’uso dell’aereo di Stato con a bordo ‘lui e i suoi cari’ per le vacanze sulla neve, qualche mese fa, aveva già montato una bella polemica, perché più che un cambiar verso sembrerebbe che sia una marcia indietro.
Un’amica di Chiara è stata particolarmente spiritosa, perché ha notato di aver capito come mai il Presidente Sergio Mattarella vada in treno, giacché ‘il’ Matteo n.1 gli consuma tutto il budget di carburante.
Qua stiamo a scherzare, perché  -come suggerisce il titolo di un divertentissimo film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, appena restaurato – ‘Non ci resta che piangere‘. La situazione è così paradossalmente contraddittoria che i cittadini, che hanno ben altre gatte da pelare per sopravvivere, possono pure cavarsela con un’alzata di spalle.
In realtà, anche se quello sputo di ripresa che ci stanno vendendo come chissacché, è solo un flebile segnale che qualcosa sta ripartendo  -probabilmente per forza d’inerzia rispetto alla più decisa ripartenza di altri partner della UE -, ma noi stiamo ancora in mezzo al guado e dobbiamo agire affinché esso non si trasformi in un bagno di guano.
Lo stesso Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ad esempio, ha pubblicamente ammesso che gli strombazzati 80 euro distribuiti con la munificenza delle regalìe da basso Impero hanno influito poco o niente sul tramontante treno di vita degli italiani.
La sua sincera ammissione mi pare anche un atto di coraggio, vista l’aggressività del direttore d’orchestra. Che continua imperterrito a fare cabaret per conquistarsi il titolo di Gran Simpatico.
L’avete visto ultimamente, no? Se no, ve lo racconto (o ve lo rammento): «”Il mio inglese è incredibile e bellissimo, ma non so se i termini del mio discorso riescono a rendere l’idea e il mio portavoce preferisce che io parli in italiano, così Matteo Renzi dopo aver appena accennato una frase in inglese, ha ironizzato sul suo inglese durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi con il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.
Ammettendo: “Il mio portavoce è terrorizzato dall’idea che io parli inglese e rivolgendosi direttamente a Filippo Sensi ha aggiunto: “Meglio che parli in Italiano, giusto».
Io che, col mio inglese in via di estinzione per disuso, mi danno perché, se d’improvviso mi capita di doverlo parlare, sono la perfetta imitazione di un pesce rosso in panne, lo invidio fino all’itterizia.
Per quanto la mia faccia di bronzo si classifichi ai primi posti di una hit parade dedicata alla sfacciataggine, mai mi sarebbe venuto in mente di districarmi dal pericolo di un outing di ignoranza crassa delle lingue con cotanta presenza di spirito.
Non si può dirgli altro che Chapeau (oltretutto, è francese, magari l’ha studiato a scuola!) e aspettarsi la prossima uscita da Giamburrasca (vi ricordate che Giannino Stoppani era toscano, no?).
Come dice un proverbio (anche questo toscano, voilà, giochiamo in casa…): «Tutte le volpi alla fine si riveggono in pellicceria».
Un aforisma che, coscientemente o no, recuperò Bettino Craxi a proposito di Giulio Andreotti. Craxi diceva del Divo Giulio, «E’ una vecchia volpe, ma tutte le volpi prima o poi finiscono in pellicceria».
Doveva essere un’enorme pellicceria, perché alla fin dei conti, non la scampò neanche lui di ritrovarvisi.

Piccolo corollario sulla mobilità. Se Matteo Renzi ha avuto quell’avventura mattutina, io mi son trovata invischiata in una duplicazione delle spese trasportistiche.
Arrivata l’altro ieri a Roma, ieri mattina ho preso al volo il bus e, dunque, ho rattoppato la mancanza di tempo per rinnovare l’abbonamento dell’ATAC con un biglietto. Mi sono poi ripromessa di passare in tabaccheria a pagare il mese di marzo nel pomeriggio. Di qui la scoperta: i rivenditori autorizzati (ne ho visitati tre) avevano tutti finito il plafond giornaliero di abbonamenti concessi loro di emettere. Risultato: ho dovuto comprare un altro biglietto, per tornare a casa, in tempo per evitare l’ondata di tifosi per Roma-Juventus che è esondata vicino a casa mia. Questo mese l’abbonamento mi è costato il 10% in più.
Ho capito, chiederò anch’io un elicottero a disposizione!

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